Apparecchiature ospedaliere, serve trasparenza nella metodologia di acquisto tramite i fondi del Pnrr

Il Piano nazionale di ripresa e resilienza prevede l’acquisto di 3.133 nuove grandi apparecchiature ad alto contenuto tecnologico per sostituire quelle più obsolete. Ma non mancano i dubbi sui criteri alla base delle scelte di acquisto. Se ne è parlato durante l'ultimo convegno dell'Associazione nazionale ingegneri clinici

apparecchiature ospedaliere

Investire in tecnologie digitali ospedaliere per ammodernare la strumentazione attualmente in uso negli ospedali italiani. È uno dei passaggi più delicati (e tra i più discussi) del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr), il quale prevede “l’acquisto di 3.133 nuove grandi apparecchiature ad alto contenuto tecnologico caratterizzate da una vetustà maggiore di cinque anni”.

Il convegno Aiic

Proprio su questi temi si è incentrato il dibattito nel corso del 21° Convegno nazionale dell’Associazione italiana ingegneri clinici (Aiic), che si è tenuto a Milano dal 11 al 13 novembre. A sollevare dubbi sui criteri di definizione delle quantità di apparecchiature da acquistare è stato l’esponente dell’Aiic Giovanni Guizzetti: “Non risulta chiaro a molti osservatori ed esperti come sia stata definita la numerica di 3133 nuove apparecchiature. Evidentemente quando si parla di Tac, risonanze magnetiche acceleratori lineari, sistemi radiologici fissi, gamma camera/Tac, mammografi ed ecotomografi si va a toccare argomenti di fortissimo impatto mediatico. Però a noi interessa soprattutto comprendere come siano state definite queste cifre, quali siano le effettive età-soglia per definire le obsolescenze operative, e quali sono poi le fasce tecnologiche e le prestazioni di riferimento. Nell’insieme ci sembra che questo investimento sia importante, ma conserva dei punti di poca chiarezza. È quindi un argomento da osservare con attenzione e da razionalizzare, con il contributo dei tanti operatori coinvolti nel comparto”.

La voce delle società scientifiche

Durante la sessione sono intervenuti anche esponenti di varie società scientifiche, tra cui Antonio Orlacchio (Sirm) che ha evidenziato come “l’ammodernamento deve essere mirato e razionalizzato” e posto in stretta “relazione con la presenza e la formazione del personale dedicato”. Vittorio Donato (Airo) e Laura Evangelista (Aimn) hanno “sposato con entusiasmo” gli investimenti previsti. “Per la radioterapia oncologica questi fondi sono una boccata di ossigeno”, ha detto Donato, “Dai censimenti realizzati da Airo sappiamo che l’Italia si trova in una situazione a volte drammatica, con macchine che hanno più di 10-12 anni. Occorre quindi mettere mano a un rinnovamento del parco macchine puntando alla sua realizzazione sulla base di valori condivisi di equità e trasparenza sul territorio”.

“Anche la medicina nucleare ha accolto la notizia di questo investimento con entusiasmo”, ha aggiunto Laura Evangelista, “Basandoci sui dati dell’Associazione Italiana di Medicina Nucleare sappiamo che nel nostro ambito abbiamo già 924 macchine da cambiare con urgenza. Ma siamo consapevoli che l’entusiasmo non è sufficiente e si deve trasformare in investimenti razionali ed effettivamente utili”.

Quale messaggio

“Il messaggio che intendiamo lanciare oggi è che le nostre società scientifiche sono pronte a dare il loro contributo per definire meglio i prossimi passi operativi”, ha detto Lorenzo Leogrande, presidente del Congresso AIIC, “Nel prossimo periodo dovranno essere messi a punto i passaggi di identificazione finale dei fabbisogni reali, le distribuzioni, e gli atti burocratici e formali per poter mettere mano a questa imponente opera di ammodernamento che entro il 2024 dovrà portare ad una spesa di circa 1,2miliardi di euro. I tempi in realtà sono stretti: riteniamo che siano proprio i professionisti coinvolti in prima fila la voce da ascoltare prontamente per quella razionalizzazione di cui sentiamo tutti il bisogno affinché questa misura del Pnrr generi effettiva qualità nei servizi ai pazienti”.