Dalla ricerca dei bisogni insoddisfatti all’innovazione per il sistema salute. L’approccio di Galapagos

Michele Manto (Chief Commercial Officer) e Alberto Avaltroni (Vp Country Head della filiale italiana) spiegano l'evoluzione della società biotech belga da laboratorio di ricerca e sviluppo ad azienda con ambizioni multinazionali. *IN COLLABORAZIONE CON GALAPAGOS

Dalla ricerca e sviluppo a tutte le fasi della filiera farmaceutica. Oggi Galapagos, società biotech belga con un’anima radicata nell’innovazione e nella ricerca, aspira a competere con le multinazionali del settore pharma. Oltre 22 anni di attività, una piattaforma di ricerca proprietaria che lavora sulle cellule umane per individuare le proteine (“bersagli”) implicate nello sviluppo delle malattie, nove sedi internazionali e più di 1300 dipendenti. Galapagos detiene ormai un ruolo chiave nella lotta alle patologie infiammatorie: in portfolio ha il farmaco filgotinib indicato per pazienti adulti con artrite reumatoide in fase attiva, da moderata a severa, che hanno avuto una risposta inadeguata o che sono intolleranti a uno o più farmaci antireumatici modificanti la malattia (Dmard) e di recente, la Commissione europea ne ha autorizzato l’estensione anche ai pazienti con colite ulcerosa).

La crescita

“Sono arrivato circa quattro anni fa – racconta Michele Manto (nella foto) Chief Commercial Officer di Galapagos e membro del Comitato esecutivo – e da subito ho sposato il progetto di allargare gli orizzonti passando dalla ricerca e sviluppo alle fasi di registrazione e commercializzazione dell’innovazione. Dopo lo studio e la progettazione ha preso corpo la nostra ambizione di diventare a tutti gli effetti un’azienda biotech europea e internazionale. Abbiamo avviato le sedi nazionali attraverso le quali collaboriamo con i vari servizi sanitari e la comunità scientifica e clinica e soprattutto con i pazienti”.

La storia

“Galapagos nasce come azienda di biotecnologie e ricerca – continua Manto – ma dalla ricerca pura, quella che va dalla comprensione della biologia e del legame che c’è tra le malattie e l’espressione delle proteine del corpo, ci siamo evoluti fino ad arrivare allo sviluppo di farmaci, alla chimica che porta alla creazione delle molecole, agli studi in vitro sugli animali e quelli di fase I, II e III sull’uomo. Il cerchio è stato poi chiuso con la registrazione e la commercializzazione di filgotinib”.

Il processo di evoluzione

L’evoluzione è nel Dna di Galapagos. Come ha raccontato il manager, gli ultimi 22 anni sono stati caratterizzati da piccoli passi, da uno sviluppo organico, attraverso partnership, piccole acquisizioni che hanno consentito di ridurre il rischio d’impresa. “A essere pionieri si rischia molto – aggiunge Manto – ma abbiamo cercato di mantenere lo spirito della startup e, nello stesso tempo, di coltivare l’ambizione di diventare un’azienda internazionale”.

Gli obiettivi commerciali

Per il futuro gli obiettivi commerciali riguardano il raggiungimento del breakeven per il 2024. “Stiamo lavorando affinché il farmaco sviluppato da Galapagos – aggiunge Manto – e commercializzato attraverso la partnership con Gilead Sciences porti nuove risorse in azienda che potranno essere investite in ricerca e sviluppo. Ad oggi il 74% delle spese operative è investito in R&D. Dal lato della commercializzazione abbiamo l’accordo decennale con Gilead ma, in fase di business development e scouting di aziende siamo molto attivi e valutiamo eventuali opportunità che ci possano consentire di arricchire la nostra pipeline. Siamo in una fase di transizione con la nomina del nuovo amministratore delegato globale, atteso per il prossimo anno, con il quale rivedremo la valutazione strategica sia come sviluppo organico interno di ricerca, sia come opportunità di acquisire aziende o linee di ricerca o di prodotto dall’esterno”.

Il mercato italiano

Galapagos è arrivata in Italia nel 2020, in piena pandemia. Ciò ha consentito di bruciare molte tappe ma, inevitabilmente, ha creato non pochi ostacoli. “Far nascere una filiale mentre tutto il mondo era in lockdown è stato difficile – racconta Alberto Avaltroni, Vp Country Head Galápagos Italia – ma abbiamo esplorato nuovi modi di lavorare e siamo cresciuti molto. Oggi nella sede italiana, che presto avrà una location definitiva a Milano, ci sono oltre cinquanta professionisti che ricoprono tutte le funzioni. Abbiamo privilegiato un mix di competenze e professionalità ma continuiamo a cercare talenti in linea con la mission dell’azienda”.

Lo stress test della pandemia

Durante l’emergenza Covid sono state messe in atto modalità di lavoro temporanee che poi, con il passare del tempo, si sono tradotte in opportunità di crescita. “Ci siamo organizzati per adeguare le professionalità alle mutate condizioni – dice Avaltroni – per prepararle all’uso delle tecnologie digitali. Abbiamo fatto formazione su come lavorare in remoto, interagire con i clinici o altri stakeholder. Anche lo stress test del Covid, quindi, ha consentito a Galapagos Italia di superare le dimensioni della startup”.

Le malattie infiammatorie

Il nostro Paese ha offerto un terreno fertile per la cura delle patologie croniche. “Lo scenario è stimolante – sottolinea Avalttoni – perché qui ci sono alcune delle migliori eccellenze in ambito clinico a livello europeo. È fondamentale essere presenti sul nostro territorio. Nel campo dell’artrite reumatoide si contano circa 350 mila pazienti, prevalentemente donne, e una buona percentuale aspetta un miglioramento della qualità di vita. Da questo punto di vista l’offerta di filogotinib aggiunge un mattoncino ai bisogni inespressi dei pazienti, consentendo loro di assumere un farmaco per via orale”. Il prossimo passo è la cura della colite ulcerosa, per la quale c’è già il via libera della Commissione europea all’uso di filgotinib. “Anche in quest’area – dice Avaltroni – abbiamo 130 mila pazienti, dei quali 96 mila diagnosticati e soltanto 54 mila sottoposti a trattamento. Qui l’unmet need è ancora maggiore. Abbiamo un problema di diagnosi e di accesso dei pazienti alle terapie innovative cui cerchiamo di rispondere”.

Beyond the pill

La pandemia ha insegnato, tra le tante cose, anche a concepire il sistema sanitario in modo diverso. Grazie anche all’accelerazione impressa alla digital transformation, oggi è possibile sviluppare una rete efficiente tra pazienti, professionisti e strutture, con l’obiettivo di liberare spazi fisici negli istituti sanitari e diminuire i tempi di attesa. “Il focus è stato spostato – commenta Avaltroni – dalla centralità dell’ospedale al territorio, quindi dalla patologia alla cura. Galapagos sostiene le progettualità che stanno nascendo a livello locale per creare servizi di supporto al paziente cronico, massimizzando il contributo che il digitale può dare. Il nostro approccio si basa sul concetto “beyond the pill”: intendiamo essere non soltanto un erogatore di farmaci, ma contribuire anche allo sviluppo di un sistema di distribuzione di servizi a beneficio dei pazienti. Dobbiamo lavorare sul potenziamento di tutte le fasi, dalla prescrizione al follow up, con chiari obiettivi di outcome che nelle cronicità non sono ben definiti. A livello locale incentiviamo i sistemi di home delivery, per ridurre l’accesso dei pazienti in ospedale diminuendo il carico di queste strutture.

Le partnership

In futuro si punterà a rafforzare la presenza nelle varie sedi europee, compresa quella italiana. “La partnership con Gilead – ha spiegato Avaltroni – ci ha consentito di accelerare lo sviluppo nelle varie countries creando un modello di partnership che in futuro potrà essere replicato”. L’accordo è stato siglato nel 2019 con uno stanziamento di cinque miliardi di dollari da parte di Gilead nell’azienda biotech belga per assicurarsi i diritti sui farmaci e ampliare la pipeline. Previsto lo sfruttamento della piattaforma di ricerca in possesso di Galápagos e l’esclusività di licenza sui prodotti per i Paesi extraeuropei sia in fase di produzione che di commercializzazione a fronte del riconoscimento di royalty sulle vendite nette dei prodotti.

Cristalfarma In collaborazione con Galapagos