Antibiotici in veterinaria: consumi ridotti del 43% in dieci anni

L’Agenzia europea dei medicinali pubblica un nuovo rapporto. Le molecole ritenute di “importanza critica” per l'uomo rappresentano solo il 6% del totale. Poliximine (colistina) in calo del 76,5%

antibiotici in veterinaria

I consumi di antibiotici per gli animali sono calati del 43% negli ultimi dieci anni. È quanto emerge dal nuovo rapporto sulla sorveglianza europea del consumo di antimicrobici veterinari (Esvac) pubblicato dall’Agenzia europea dei medicinali (Ema). La riduzione si riferisce al decennio 2011-2020, analizzando i dati di 25 Paesi (su 31) che hanno fornito informazioni per tutto il periodo.

Gli antibiotici di importanza critica

Tra il 2011 e il 2020 sono diminuite in particolare le vendite di antibiotici considerati di importanza critica nella medicina umana, che nel 2020 hanno rappresentato solo il 6% delle vendite totali. In particolare, le vendite di cefalosporine di terza e quarta generazione sono diminuite del 33%, le polimixine (es. colistina) del 76%, fluorochinoloni del 13% e le vendite di altri chinoloni sono diminuite dell’85%. “Queste classi – ricorda l’Ema in una  nota – includono gli antimicrobici usati per trattare le infezioni gravi nell’uomo causate da batteri resistenti alla maggior parte degli altri trattamenti antimicrobici. Negli animali, dovrebbero essere utilizzati con restrizioni al fine di preservare la loro efficacia e mitigare il rischio per la salute pubblica, come indicato nella categorizzazione del gruppo di esperti ad hoc di consulenza antimicrobica (Ameg)”.

Il monitoraggio

Il progetto Esvac è stato lanciato dall’Ema nel settembre 2009 su richiesta della Commissione europea. Da allora, l’agenzia ha coordinato e supportato i Paesi europei nella creazione di rapporti standardizzati e armonizzati sul volume delle vendite di medicinali antimicrobici veterinari. Con il nuovo regolamento europeo sui farmaci veterinari (UE) 2019/6 la comunicazione dei dati sulle vendite e sull’uso degli antimicrobici negli animali diventerà un obbligo giuridico per gli Stati membri dell’Ua e l’agenzia. I nuovi requisiti si applicheranno ai dati dal 2023 in poi.

“La diminuzione delle vendite di antimicrobici per l’uso negli animali negli ultimi dieci anni mostra che le iniziative politiche dell’Ue combinate con linee guida e campagne nazionali che promuovono un uso prudente degli antimicrobici negli animali stanno avendo un effetto positivo”, commenta Ivo Claassen, capo della divisione medicinali veterinari dell’Ema. Unica nota stonata l’incremento del 6% tra il 2020 e il 2019, dato che l’Ema si riserva di approfondire.