Maculopatie, associazioni pazienti e oculisti chiedono di rivedere la Nota 98

L'Ema boccia il bevacizumab per uso intravitreale: Cittadinanzattiva, Comitato Macula e gli oculisti ambulatoriali riaprono la discussione sulla sovrapponibilità dei farmaci anti-VEGF affermata da Aifa

Cura delle maculopatie: no alla logica del prezzo più basso, sì a sicurezza, efficacia, appropriatezza, personalizzazione e continuità delle cure. La recente pronuncia dell’Ema che ha respinto la richiesta di commercializzazione del principio attivo bevacizumab per uso oftalmico nella terapia della degenerazione maculare (Amd) sta generando un effetto domino, rinfocolando antiche polemiche. Dopo le reazioni delle società Roche e Novartis, si fanno sentire anche le associazioni di pazienti Cittadinanzattiva e Comitato Macula insieme agli oculisti del gruppo Goal.

Critiche alla sovrapponibilità terapeutica

In un comunicato congiunto le tre organizzazioni chiedono al Ministero della Salute e all’Aifa di rivedere la nota 98 sui farmaci da impiegare nel trattamento delle maculopatie: già nei mesi scorsi ne avevano chiesto la modifica opponendosi al concetto di sovrapponibilità terapeutica tra farmaci anti-VEGF, limitando le responsabilità del medico che prescrive bevacizumab off-label e suggerendo nei fatti l’impiego di farmaci meno costosi.

L’alleanza tra medici e pazienti

“È quanto mai auspicabile una soluzione omogenea a livello europeo – c’è scritto nel comunicato – che anche per il trattamento delle maculopatie sia in linea con il programma UE per la salute-EU4 Health. In uno scenario di grande difficoltà per i pazienti maculopatici ad intraprendere un percorso di cura adeguato e personalizzato, aggravato ancora di più dalla pandemia, chiediamo che le nostre istanze siano accolte a partire dalla modifica della nota 98 dell’Aifa. Abbiamo creato un’alleanza tra noi con l’obiettivo di migliorare la qualità di vita dei pazienti maculopatici, affinché questi ultimi possano, su tutto il territorio nazionale, accedere alle terapie secondo i criteri dell’appropriatezza, della personalizzazione e della continuità delle cure e non secondo il criterio del prezzo più basso del farmaco”.