Non c’è sicurezza delle cure senza qualità e innovazione

Per tutelare il paziente servono Linee guida, buone pratiche cliniche, ma anche formazione continua e tecnologie adeguate. Intervista ad Antonino Giarratano, presidente della Società italiana di anestesia, analgesia, rianimazione e terapia intensiva (Siaarti). *IN COLLABORAZIONE CON BECTON DICKINSON

sicurezza delle cure

Per garantire qualità e sicurezza delle cure servono linee guida, buone pratiche, formazione continua, ma anche organizzazione e tecnologie adeguate. Ne è convinto Antonino Giarratano, presidente della Società italiana di anestesia, analgesia, rianimazione e terapia intensiva (Siaarti). Ordinario di Anestesiologia all’Università di Palermo nonché direttore della Scuola di specializzazione in Anestesia dello stesso ateneo, Giarratano è alla guida della società scientifica da ottobre, cioè da quando si è celebrato a Roma (14-16 ottobre) il 75esimo Congresso nazionale Siaarti-ICARE 2021. Uno dei primi impegni è stato incontrare il ministro della Salute, Roberto Speranza.

Professor Giarratano, al ministro avete consegnato un documento con una serie di proposte di collaborazione istituzionale. Priorità?

La priorità è che le riforme in cantiere seguano una logica di buona pratica clinica. Come società scientifica accreditata, che rappresenta circa diecimila iscritti presenti in oltre 700 strutture, vogliamo dare un contributo. Abbiamo infatti assicurato la nostra disponibilità per contribuire ai percorsi di riforma che riguardano il rinnovamento del DM 70/2015 sugli standard ospedalieri e l’integrazione ospedale-territorio. Possiamo aiutare il Servizio sanitario nazionale ad esempio con la nostra attività di elaborazione di Linee guida e Buone pratiche cliniche, che può indirizzare al meglio i percorsi diagnostico-terapeutici assistenziali. Già il prossimo 10 dicembre presenteremo un documento per la gestione dolore, in collaborazione con altre società scientifiche e associazioni civiche come Cittadinanzattiva.

Qual è la differenza tra Linee guida e Buone pratiche cliniche?

La Siaarti ha già emanato 11 Linee guida e prodotto 25 Buone pratiche cliniche. Le Linee guida si basano sulla verifica di tutta la letteratura scientifica presente e le affermazioni che riportano sono validate da un numero elevato di studi ben strutturati, quindi studi randomizzati controllati. Due esempi sono le Linee guida su sepsi o shock settico. Per ogni domanda che il clinico si pone su diagnosi, trattamento e terapia, le Linee guida offrono una risposta basata su una letteratura scientifica forte e validata.

Si ricorre alle Buone pratiche quando ci sono procedure che devono essere regolate e rese uniformi su tutto il territorio nazionale. C’è meno letteratura disponibile, ma il valore è comunque alto perché le indicazioni derivano dal consenso dei migliori esperti. Se una società scientifica riunisce intorno a un tavolo i punti di riferimento europei e mondiali su una determinata materia, non c’è dubbio che da quel confronto si possono ricavare indicazioni autorevoli per standardizzare procedure e percorsi. A vantaggio della salute e della sicurezza dei pazienti.

Ma la sicurezza delle cure non si garantisce solo con le linee guida e buone pratiche, è vero?

Le indicazioni vanno poi applicate, i professionisti formati continuamente e le tecnologie più sicure rese disponibili.

Partiamo dalle tecnologie…

Se in terapia intensiva uso un ventilatore inadeguato, e lo abbiamo visto con l’emergenza Covid, non si può fare sicurezza. E gli esempi sarebbero infiniti, dai bisturi ai farmaci.

Ne facciamo alcuni?

Se una buona pratica clinica prescrive che in sala operatoria, per garantire maggiore sicurezza al paziente e un recupero più veloce post-anestesia, serve il monitoraggio del blocco neuromuscolare, è fondamentale che poi, nella pratica, le strutture siano dotate di queste tecnologie. Se devo fare un’emocoltura, avere a disposizione sistemi chiusi, che prevengono le infezioni e garantiscono la certezza del risultato, è importante. Lo stesso vale per un catetere venoso centrale, che se non risponde a criteri di qualità e sicurezza diventa la porta d’accesso per germi e microrganismi. Oppure per i dispositivi dedicati al monitoraggio delle funzionai vitali: scelte di qualità sono fondamentali. Altrimenti torniamo a molti decenni fa, quando gli unici strumenti erano il fonendoscopio e le nostre orecchie.

Quanto conta, invece, la formazione? E la collaborazione con le aziende del settore su questo fronte?

La formazione continua è sinonimo di sicurezza e diventa fondamentale per mantenere la compliance nel tempo. Le società scientifiche hanno un ruolo fondamentale in questo ambito. Per il prossimo anno Siaarti ha in programma oltre 460 corsi di formazione e cinque congressi nazionali dedicati alle varie aree. Un impegno che si somma a quello quotidiano per la formazione degli specializzandi. Per quanto riguarda la collaborazione tra società scientifiche e industria per la formazione, questa avviene in piena trasparenza e nel rispetto delle regole, ed è fondamentale considerata anche l’assenza di adeguati fondi pubblici.

Il tema della sicurezza è trasversale alle diverse aree della medicina. Dialogate con le altre società scientifiche?

Assolutamente sì. All’incontro con il ministro Speranza, ad esempio, c’erano anche le società scientifiche di chirurghi, urologi e oncologi, con l’obiettivo di portare avanti una collaborazione su procedure e percorsi in grado di delineare, nell’ambito delle riforme sanitarie, un modello di ospedale sicuro. È chiaro che la sicurezza è fondamentale in tutte le discipline, ma nel nostro campo è ancora più evidente e richiede procedure e tecnologie adeguate.

Nel Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) si fa riferimento all’ammodernamento tecnologico del Ssn e ne avete anche parlato con il ministro. Darete una mano?

Se si pensa a come riorganizzare gli ospedali e di quali tecnologie dotarli, Siaarti può, per le sfere di competenze, essere di fondamentale aiuto. Le società scientifiche possono supportare le scelte per garantire qualità e sicurezza dei prodotti, che si traduce in sicurezza per il cittadino e tutto il sistema. Non possiamo perdere l’occasione del Pnrr per acquisire le tecnologie più adeguate. Sarebbe una penalizzazione per il sistema sanitario, per la sicurezza delle cure e anche per quelle aziende che fanno della qualità e della sicurezza il loro standard.

Astellas In collaborazione con Becton Dickinson