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Anche nell’healthcare prendono piede le B Corp

Nate negli Stati Uniti nel 2010, si sono presto diffuse anche nel Vecchio Continente: le Benefit Corporation, che stanno rapidamente aumentando anche nel settore dell’healthcare, particolarmente attinente per vocazione, sono l’ultima frontiera delle aziende il cui scopo non è solo quello di distribuire dividendi agli azionisti, ma anche di beneficiare le società in cui operano. Un’innovativa forma giuridica d’impresa, in base alla quale le società rendono esplicito nel proprio statuto l’obiettivo di creare un impatto positivo sulle persone, sulla società e sul territorio. Integrando nell’oggetto sociale gli obiettivi che ne arricchiscono le finalità, le società benefit si impegnano anche a verificare e comunicare l’effetto del proprio modello di gestione sulle persone, l’ambiente e il territorio. Un paradigma che, fuori dagli States, ha trovato terreno fertile anche in Italia, dove l’associazionismo e il Terzo settore sono una componente non secondaria della società civile.

Le B Corp in Italia e nel mondo

L’Italia è stato il primo Paese al mondo fuori dagli States a normare le Benefit Corporation, introducendo nel gennaio 2016 la figura giuridica delle società benefit (sb). A due anni di distanza dalla creazione dell’istituto legale che consente a tali aziende di distinguersi (i commi 376-384 dell’articolo 1 della legge di Stabilità 2016), le iniziative sono cresciute e moltiplicate: attualmente sono 65 quelle “certificate” da B Corporation (organizzazione no profit). E se nel settore dell’healthcare, secondo i dati di B Corporation, le società Benefit certificate (cioè con una sorta di “bollino” di qualità) sono cinquanta in tutto il mondo, ben quattro (cioè l’8% del totale) si trovano proprio in Italia, terza in classifica dopo Stati Uniti e Australia per numero di imprese attive in questo specifico ambito.

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