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Arriva il piano nazionale contro i super batteri mentre l’Oms lancia l’allarme sulla resistenza agli antiretrovirali

Finalmente dopo tanta attesa lo scorso settembre il Piano nazionale di contrasto all’antimicrobico-resistenza 2017-2020 (Pncar), predisposto dal ministero della Salute, è stato tra­smesso alla Presidenza del Consiglio e alla Conferenza delle Regioni. Settanta­nove pagine in cui il problema della re­sistenza agli antibiotici viene analizzato – per la prima volta in Italia – ponendo punti fissi a cui tutti gli attori coinvolti dovranno attenersi. Fine ultimo del piano – frutto di un gruppo di lavoro multidisciplinare – è “ridurre la frequenza delle infezioni da microrganismi resistenti agli antibiotici e delle infezioni associate all’assistenza sanitaria ospedaliera e comunitaria”. Tra i traguardi prefissati:1) la previsione che nel 2020 il 100% delle Regioni disporrà di una sorveglianza dell’an­timicrobico-resistenza: 2) la riduzio­ne – sempre entro il 2020 – del 5% del consumo di antibiotici in ospedale, del 10% sul territorio e del 30% in ambito veterinario (utilizzando come riferimento i dati del 2016); 3) la riduzione del 10% del consumo di fluorochinoloni sul territorio e in ambito ospedaliero; 4) la riduzione del 10% della prevalenza di Mrsa (Staphylococcus aureus resistente alla meticillina) e Cpe (enterobatteri re­sistenti ai carbapenemi).

Ma non è solo la resistenza ai farmaci antimicrobici a destare preoccupazione. La scorsa estate infatti l’Oms ha lanciato un allarme anche per quanto riguarda i farmaci antiretrovirali. Secondo i dati raccolti in un report redatto dalla stessa organizzazione  sulla resistenza ai medicinali contro il virus dell’immunodeficienza umana (Hiv drug resistance report), in sei degli undici paesi che hanno partecipato all’indagine, in Africa, Asia e America Latina, oltre il 10% delle persone in terapia è infetta da un ceppo del virus resistente agli antivirali usati in prima linea. Soglia, quella del 10%, oltre la quale l’Oms raccomanda di rivedere con urgenza il programma di trattamento. La faccenda insomma non è da sottovalutare perché se il trend in ascesa continua, potrebbe compromettere i progressi raggiunti finora nel­la cura e prevenzione dell’Hiv. Tra i motivi dell’insorgenza della resistenza  l’elevata capacità replicativa intrinseca del virus, la pre esposizione alla terapia e i sistemi di monitoraggio dei pazienti che rilevano il fallimento terapeutico troppo tardi.

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