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Biologia sintetica e anticorpi monoclonali, così il vaccino diventa “smart”

“Il sistema attuale per far fronte alle malattie infettive emergenti è obsoleto e comporta uno spreco di risorse umane ed economiche” a dichiararlo è Rino Rappuoli chief scientist della GlaxoSmithKline Vaccines, uno dei più autorevoli esperti in materia che ad AboutPharma ha raccontato quali sono le falle dell’approccio attuale e quali le possibili soluzioni. A iniziare da vaccini smart creati grazie alla biologia sintetica e anticorpi monoclonali. Il caso più recente del virus Zika, ma anche l’Ebola, la Sars, l’H1N1, l’H5N1, hanno fatto riflettere scienziati, produttori e organizzazioni internazionali, anche e soprattutto perché numerosi indizi fanno pensare che in futuro saranno sempre di più malattie infettive che emergeranno o rimmergeranno improvvisamente creando non poca allerta. “Oggi quando si scopre un nuovo focolaio potenzialmente pericoloso, la notizia arriva sui media che la diffondono. A quel punto viene stanziato un budget per lo sviluppo di nuovi vaccini e scienziati e grandi biotech iniziano una lotta contro il tempo per trovare un prodotto efficace e sicuro. Con le migliori risorse che vengono spostate su questo progetto lasciando in standby gli altri. Spesso però l’emergenza si esaurisce prima che si ottenga il risultato voluto. A questo punto della storia, siccome l’allarme è cessato, i giornali non ne parlano più e i soldi si esauriscono. A nessuno interessa più se si troverà o meno un vaccino e chi è stato coinvolto andrà incontro a una tripla frustrazione”. Per fortuna almeno la tecnologia sembra darci una mano e benché le nuove piattaforme tecnologiche che sfruttano la biologia sintetica siano ancora in parte una soluzione di frontiera, sono avanzate tantissimo in questi anni, tanto che potrebbero portare allo sviluppo di vaccini in tempi nettamente più brevi rispetto ai sistemi tradizionali, con investimenti inferiori per i produttori e un processo normativo più snello. Un sistema ancora più rapido però potrebbe essere l’utilizzo di anticorpi monoclonali umani contro i principali 20-30 potenziali patogeni.

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