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Così il Codice degli appalti migliora i rapporti Stato-imprese

Il nuovo codice degli appalti è un formidabile strumento per modernizzare i rapporti tra imprese e pubblica amministrazione. Tutela della concorrenza, trasparenza e contrasto alla corruzione sono i tre pilastri su cui si regge l’impianto normativo. A oltre un anno dal varo del Codice e proseguendo il discorso iniziato su AboutPharma dal presidente dell’Anac Raffaele Cantone, dei benefici effetti è convinto Gianluca Maria Esposito, direttore della Scuola per l’anticorruzione e gli appalti della Pubblica amministrazione dell’Università di Salerno, già consulente della Presidenza del Consiglio. La forza del testo – a suo dire – risiede nel carattere interdisciplinare, nella razionalizzazione delle norme, nel risparmio economico indotto e nell’aver concepito strumenti quale il rating d’impresa. La sua debolezza? L’impreparazione della burocrazia statale che fa prevalere “vecchi” criteri di valutazione dei prodotti in gara (nervo scoperto, quest’ultimo, soprattutto in ambito sanità) rallentando l’ingresso dell’innovazione tecnologica. Deve crescere ed essere resa fruibile l’informazione sui dati delle sperimentazioni cliniche.

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