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Cure “da battaglia” e “armi” terapeutiche: guerra e salute si parlano a vicenda

Fda approva la pillola digitale

“La medicina trae più vantaggi dalla guerra che da qualsiasi altra cosa”, diceva Mary Merritt Crawford, unica donna medico all’American Hospital durante la prima guerra mondiale. Il rapporto tra medicina e guerra risale all’alba dei tempi. Le due sfere si toccano e si contaminano e vicendevolmente si arricchiscono. La medicina ha subito enormi cambiamenti grazie alle innovazioni di ambito militare e viceversa. Si pensi ai primi esoscheletri che oggi vengono sperimentati per la riabilitazione e alla loro origine in ambito bellico. Allo stesso modo furono ufficiali dell’esercito, soprattutto americano, a fare sperimenti scientifici su nuovi farmaci e a utilizzare massicciamente anestetici e antisettici nella prima guerra mondiale. L’innovazione, quella vera, avviene soprattutto in ambito bellico. Basti pensare ai finanziamenti che i Governi di mezzo mondo impegnano per gli apparati militari o di polizia. Tecnologie straordinarie non solo per l’offesa, ma anche per la difesa e la preservazione del soldato. E qui interviene la medicina e l’intuizione di chi ha saputo ibridare le due anime. La prime barelle, i servizi di pronto soccorso e ambulatori mobili sono nati sui campi di battaglia.

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