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Dati in sanità, la sicurezza si trova su una “nuvola”

Le informazioni che vengono raccolte pesano. Secondo Paolo Colli Franzone dell’Osservatorio Netics servirà sempre più spazio per immagazzinare queste informazioni e gli archivi “fisici” che tutt’oggi si hanno a disposizione non basteranno più. Secondo una ricerca condotta proprio da Netics su 130 ospedali pubblici italiani è emerso che quasi un terzo delle strutture sanitarie ha difficoltà nell’assicurare la sicurezza informatica dei propri sistemi informativi. Mancano le risorse. In questi provider cloud i dati non sono aggregati, ciò significa che sono anonimi. Gli esami non sono immediatamente riconducibili al paziente, perché la chiave per decriptare queste informazioni rimane comunque in mano all’azienda ospedaliera.
Il sistema cloud, quindi, rispetterà le direttive che sono state stabilite dal nuovo Regolamento europeo sulla privacy che sarà comune a tutti gli Stati membri. Innanzi tutto questa nuova legislazione permetterà ai pazienti di avere un migliore accesso ai propri dati, comprese maggiori informazioni su come i dati vengono elaborati e la garanzia che questi siano chiari e comprensibili. Viene chiarito il diritto all’oblio del cittadino che non vuole più che i suoi dati vengano trattati.
Una novità per le aziende riguarda il concetto di “risk based”, cioè una serie di adempimenti modulabili a seconda del livello di rischio durante il trattamento, mettendo a repentaglio la sicurezza dei dati e le libertà degli individui.

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