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Ema, anche i diritti per le coppie di fatto contano nella scelta

Non sarà certo un plebiscito a decidere dove trasferire Ema. Se è vero che la decisione finale sarà presa a novembre dagli Stati membri dell’Ue, è altrettanto probabile che il parere dei dipendenti attualmente in forza all’Agenzia avrà un suo peso. Quale? Difficile dirlo, ma qualcosa vorrà dire il fatto che il 29 agosto scorso 250 membri dello staff hanno inviato una lettera al direttore generale Guido Rasi, al presidente del Consiglio europeo Donald Tusk, al presidente della Commissione europea Jean-Claude Junker e al presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani. Nel documento i dipendenti esprimo perplessità sul trasferimento dell’ente in Paesi che non garantiscono i diritti Lgbt. Gli Stati in questione non sono citati, ma non è difficile individuare nel target Bulgaria, Romania, Polonia e Slovacchia, quei Paesi che non prevedono matrimoni (o riconoscimenti simili) tra persone dello stesso sesso.

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