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Farmaceutica in Europa, numeri incoraggianti: produzione, export, r&s e occupazione in crescita

L’industria farmaceutica in Europa è in salute. La produzione e le esportazioni aumentano. La spesa in ricerca e sviluppo di nuovi medicinali sale. L’occupazione cresce. Certo, ci sono anche ombre, come il problema del mercato parallelo di farmaci e la fuga di una parte delle attività di r&s verso Paesi emergenti come Cina, India e Brasile. Ma nel complesso, il quadro è positivo. Questo almeno è emerso all’Efpia Annual Conference 2017, il congresso della federazione europea delle aziende e delle associazioni industriali farmaceutiche che si è svolto lo scorso 14 giugno a Bruxelles.

Secondo le stime Efpia, nel 2016 la produzione complessiva in Europa è stata di 250 miliardi nel 2016, quasi dodici in più rispetto all’anno precedente (238,4 miliardi) e circa il 25 per cento in più rispetto al 2010 (199,4). Sempre nel 2016, si stima che l’export, includendo anche i dati di Paesi extra Ue come la Svizzera e le esportazioni intraeuropee, abbia raggiunto quota 375 miliardi. Nella ricerca e sviluppo, si osservano trend contrastanti. L’anno scorso, il valore stimato degli investimenti in questo campo è stato di 35 miliardi, in crescita rispetto agli anni passati e addirittura il doppio rispetto a quanto si spendeva nel 2000: 17,8 miliardi. Tuttavia, il ritmo di crescita della spesa in innovazione sta sì aumentando rispetto al passato ma è inferiore rispetto a quello di altri competitor come gli Stati Uniti.

Si registrano numeri positivi anche per l’occupazione, dal momento che l’industria dei farmaci in Europa dà lavoro diretto a 745 mila persone e crea un indotto tre-quattro volte superiore. L’incremento è evidente: nel 2010, per esempio, i lavoratori impiegati presso le aziende farmaceutiche erano 670 mila.

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