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La fronda anti vax si estende agli animali

In Italia il 34% della popolazione adulta possiede un animale domestico, ma soltanto il 46% lo vaccina regolarmente e ben il 17% non sottopone il proprio animale da compagnia ad alcun tipo di profilassi. Nonostante cane o gatto vivano esattamente come un componente della famiglia. È quanto emerge da una recente indagine condotta da GfK Eurisko per conto di Msd Animal Health. “Anche in veterinaria insomma risentiamo dello stesso problema che riguarda la salute umana: il fronte antivax”, come spiega Paola Dall’Ara, docente di Immunologia veterinaria presso l’Università degli Studi di Milano. “Se una persona è contraria ai vaccini lo è per sé, per i propri figli e anche per gli animali. Purtroppo la percentuale di cani e gatti vaccinati oggi è ancora troppo bassa per garantire l’immunità di gregge. C’è la tendenza a vaccinare sempre meno per la paura di chissà quali effetti collaterali. Questa è la situazione che mi raccontano i veterinari in tutta Italia”. Non è questo l’unico motivo per cui la salute animale sta suscitando l’interesse della ricerca e lo sviluppo di nuovi farmaci. Un campo vasto e ancora in parte inesplorato, soprattutto per ciò che riguarda il settore dei vaccini, in forte espansione. Secondo il rapporto Global Animal Vaccines Market il mercato globale dei vaccini veterinari, tra il 2016 e il 2022, è destinato a crescere con un Cagr del 5,2% arrivando a toccare gli oltre 9 miliardi di dollari entro l’anno di previsione. Complici l’incremento delle adozioni di animali da compagnia e la maggior attenzione alla loro salute, ma anche il trend in salita nel consumo di carne e latticini. Altro fattore determinante sarà l’aumento della comparsa di zoonosi e la lotta all’antibiotico resistenza che passa anche attraverso la prevenzione e i vaccini. E l’Ema spinge per l’immunoterapia.

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