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La grande scommessa dei neurofilamenti

neurofilamenti

I neurofilamenti liberi del sangue sono la nuova grande promessa per le malattie neurodegenerative. Queste proteine derivanti dal degrado dei neuroni potrebbero infatti essere associate alla degenerazione tipica di alcune malattie ormai note e diffuse. Dall’Alzheimer e la sclerosi laterale amiotrofica (Sla), fino alla malattia di Parkinson e alla sclerosi multipla. Con la novità di poterli rintracciare anche nel sangue e non solo nel liquido cerebrospinale grazie a nuove tecnologie. La speranza è di reperire – forse e finalmente – uno strumento che dia informazioni sullo stato, l’avanzamento della patologia e, perché no, sulle sue fasi iniziali. Un mezzo grazie al quale testare l’efficacia dei farmaci vecchi, nuovi e nuovissimi. Una sorta di “termometro della neurodegenerazione”, come lo definisce Roberto Furlan, capo dell’unità di Neuroimunologia Clinica dell’Ospedale San Raffaele di Milano, ovvero una spia che si alza con l’avanzamento della patologia e si abbassa se la terapia funziona. Oggi la comunità scientifica internazionale è a caccia di risultati validati che attestino l’attendibilità del biomarcatore nel sangue, rispetto a diagnosi e progressione delle malattie neurodegenerative. Furlan fa il punto sugli studi in corso, resi possibili dalla moderna tecnologia.

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