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La reputazione di Big Pharma non brilla

la reputazione di big pharma

La reputazione delle aziende pharma non brilla. Il settore si attesta al dodicesimo posto nel ranking italiano della reputazione industriale. A dirlo è l’ultima classifica del Reputa­tion Institute, pubblicata ad aprile. Nella graduatoria generale delle aziende, al primo posto si trova Ferrero, se­guita da Ferrari e Walt Disney. La farmaceutica è indietro. La media punti reputazionali che le aziende del settore si sono guadagnate è di 66,4 su 100. La prima azienda life science “pura” è An­gelini (66esima). Seguono Roche (71esi­ma), Johnson & Johnson (84esima), Bayer (88esima), Sanofi (102esima) e Novartis (121esima). Reputation Institute ha misurato il legame emotivo degli stakeholder nei confronti delle aziende, rilevando la loro percezio­ne rispetto a sette requisiti fondamentali: prodotti/servizi, innovazione, am­biente di lavoro, governance, responsabilità sociale e ambiente, leadership e performan­ce.

L’opinione dei pazienti

Un’altra indagine, pubblicata nello stesso periodo da Patient View, descrive la reputazione di 46 aziende pharma a livello globale, secondo la percezionedi oltre 1.300 associazioni di pazienti sparse in tutto il mondo. È un altro punto di vista. Sotto la lente 12 indicatori chiave, tra cui integrità, tra­sparenza e centralità del paziente. Il verdetto? L’immagine di Big Pharma migliora, ma non brilla. La reputazione delle aziende è in ripresa rispetto al 2016: “buona” o eccellente” per il 43% del campione. Sul podio Viiv Healthcare, Abbvie e Gilead. Ma c’è ancora molto da fare.

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