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Lavoro, l’evoluzione del technology transfer manager

evoluzione del technology transfer manager

Il processo di evoluzione del technology transfer manager ha riguardato competenze e formazione. Fino a qualche anno fa, era la persona che gestiva le procedure di industrializzazione delle molecole sviluppate in laboratorio o che si occupava di trasferire la produzione di un farmaco da uno stabilimento a un altro. Oggi, la figura del technology transfer manager (denominato, a seconda delle gerarchie e della fantasia terminologica delle aziende, product tech transfer, tech transfer specialist etc.) è molto di più. È un profilo tuttofare, con conoscenze trasversali. Cura i rapporti con altre compagnie coinvolte nel trasferimento, si orienta agevolmente in mezzo a quantità sterminate di dati e ha voce in capitolo per individuare innovazioni tecnologiche in grado di potenziare la produttività dell’azienda per cui lavora.

Che cos’è il tech transfer

Per capire in cosa consiste il ruolo e come si è evoluto di recente, può essere utile partire da una definizione di trasferimento tecnologico, che – lo ricordiamo – nell’ambito dell’industria farmaceutica ha un’accezione leggermente diversa rispetto a quella adottata in campo accademico, dove indica l’insieme dei processi necessari a realizzare a livello industriale un’invenzione sviluppata all’interno di un centro di ricerca. Il quality technical committee dell’associazione di produttori americani Phrma (Pharmaceutical research and manufactures of America) definisce il technology transfer come “il corpus di conoscenze disponibili per uno specifico prodotto o processo, compresi gli attributi di prodotto critici in termini di qualità, i parametri di processo, la ‘capability’ del processo, le tecnologie di manufacturing e di controllo di processo e le infrastrutture dei sistemi di qualità”.

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