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Regulatory affairs specialist, il ruolo diventa ibrido

Il terreno in cui agisce è, per antonomasia, il più soggetto a norme e vincoli. Eppure, anche il ruolo dell’esperto di affari regolatori si è evoluto negli ultimi anni aprendosi sempre di più a nuovi approcci al lavoro e a contaminazioni con altre funzioni aziendali. Non a caso, anche se la maggior parte delle aziende attive nelle scienze della vita continua a cercare figure “classiche”, alcune compagnie iniziano a richiedere scientific officer & regulatory affairs (un ibrido che mette insieme l’attività tradizionale di esperto del regolatorio con quella di addetto alla comunicazione scientifica con gli stakeholder) o persone con maggiori competenze in farmacoeconomia che si occupino sia di regolatorio che di market access. Anche questi professionisti, quindi, si adeguano al maggiore trend di evoluzione che si osserva nel lavoro all’interno del life science: i profili devono essere multidisciplinari perché le aziende vogliono disfarsi dell’approccio “a silos” e hanno bisogno, ora più che in passato, di trasmettere il proprio valore agli stakeholder esterni, sia “vecchi” (medici, farmacisti, decisori pubblici etc.) che “nuovi” (associazioni di pazienti).

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