Con il Most favored nation risparmi fino a 25,5 miliardi per Medicare. Ma il 73% dei medicinali rischia il contraccolpo

La politica statunitense dei prezzi dei farmaci potrebbe avere ripercussioni ben oltre i confini degli Stati Uniti. A suggerirlo è uno studio di modellizzazione pubblicato su The Lancet, che ha analizzato i possibili effetti dei nuovi modelli di prezzo “Most favored nation” (Mfn) proposti dall’amministrazione Trump per Medicare. Il meccanismo lega infatti quanto il programma pubblico statunitense paga per determinati medicinali ai prezzi applicati negli altri Paesi ad alto reddito.
Secondo le stime dei ricercatori, la misura potrebbe generare risparmi significativi per Medicare, ma allo stesso tempo creare incentivi per le aziende farmaceutiche a modificare le proprie strategie commerciali a livello internazionale: dall’aumento dei prezzi nei Paesi utilizzati come riferimento fino al rinvio del lancio di alcuni medicinali.
Il meccanismo del Most favored nation
Lo studio prende in esame due modelli di pagamento, denominati Globe e Guard. Entrambi prevedono che i prezzi pagati da Medicare siano collegati a quelli praticati in un gruppo di 19 Paesi ad alto reddito, tenendo conto del potere d’acquisto. Globe riguarda i medicinali somministrati in ospedali e ambulatori, mentre Guard quelli acquistati direttamente in farmacia. Nella fase iniziale, i due modelli interesserebbero circa il 25% dei beneficiari di Medicare nell’arco di cinque anni.
I ricercatori hanno analizzato 195 medicinali brevettati che, complessivamente, rappresentano 87,9 miliardi di dollari di spesa annuale per Medicare: 32,7 miliardi attraverso Globe e 55,2 miliardi attraverso Guard. Poiché gli sconti e i rebate effettivamente riconosciuti dalle aziende sono in larga parte riservati, gli autori hanno stimato i prezzi netti pagati da Medicare e li hanno confrontati con quelli disponibili nei 19 Paesi di riferimento.
Risparmi potenziali fino a 11,6 miliardi di dollari
In assenza di esenzioni, il modello stima per la fase iniziale un risparmio di circa 5,2 miliardi di dollari, pari al 16% della spesa Medicare, per i medicinali coperti da Globe. Per Guard il risparmio arriverebbe invece a 6,4 miliardi, pari al 18%. Se la politica fosse estesa a tutti i beneficiari di Medicare, le stime salirebbero rispettivamente a 21 miliardi e 25,5 miliardi di dollari. Complessivamente, quindi, il risparmio potenziale nella fase iniziale sarebbe di circa 11,6 miliardi di dollari.
Il confronto internazionale mostra inoltre differenze rilevanti nei prezzi. Nel modello analizzato, il prezzo internazionale più basso utilizzato come benchmark risultava inferiore del 71% rispetto a quello pagato da Medicare. Corea del Sud, Norvegia e Australia erano i Paesi più frequentemente utilizzati come riferimento.
Il possibile effetto sui mercati internazionali
È però proprio il meccanismo di riferimento internazionale a sollevare interrogativi sugli effetti della politica al di fuori degli Stati Uniti. Per 138 dei medicinali analizzati erano disponibili dati sulle vendite nei Paesi utilizzati come riferimento. Per questi prodotti, la riduzione stimata della spesa Medicare sarebbe stata in media pari a circa 3,8 volte le vendite annuali complessive del medicinale nel Paese utilizzato per determinare il prezzo di riferimento.
In circa il 73% dei casi, ovvero per 101 medicinali su 138, il risparmio stimato per Medicare supererebbe addirittura le vendite annuali del prodotto nel Paese di riferimento. In altre parole, secondo il modello, mantenere prezzi bassi in quei mercati potrebbe costare alle aziende più ricavi di quanti ne generino le vendite locali, una volta considerato l’impatto sul prezzo riconosciuto da Medicare.
Da qui il possibile effetto indiretto sui mercati internazionali. Per evitare che un prezzo più basso in un altro Paese si traduca in una riduzione molto maggiore dei ricavi negli Stati Uniti, le aziende potrebbero avere un incentivo ad aumentare i prezzi nei Paesi di riferimento oppure a ritardare il lancio di alcuni medicinali. Tra le possibili strategie considerate dagli autori figurano anche la messa a punto di formulazioni differenti, la trasformazione di sconti oggi visibili in rebate riservati e il rinvio del lancio di un prodotto in determinati mercati.
L’incognita degli accordi con le aziende
Un ulteriore elemento di incertezza riguarda gli accordi riservati raggiunti dall’amministrazione statunitense con alcune aziende farmaceutiche. Secondo quanto riportato nello studio, un primo gruppo di 17 aziende aveva raggiunto accordi separati con l’amministrazione Trump che, secondo le informazioni disponibili ai ricercatori, prevederebbero esenzioni dalle regole Globe e Guard. Le 17 aziende rappresentano 131 dei 195 medicinali inclusi nell’analisi, pari al 67%.
Se quei medicinali fossero esclusi dalla politica, i risparmi stimati per Medicare si ridurrebbero del 71%, passando a circa 3,3 miliardi di dollari: 0,9 miliardi per Globe e 2,4 miliardi per Guard. Il quadro potrebbe essere ancora diverso alla luce degli accordi annunciati successivamente. Secondo gli autori, al 31 agosto il numero delle aziende coinvolte sarebbe salito a 26 e le esenzioni potrebbero portare la quota di risparmi persi a quasi l’80%. La natura riservata degli accordi, sottolineano i ricercatori, rende però difficile valutare pienamente l’impatto effettivo della politica.
Pressione sui Paesi di riferimento
L’introduzione di un sistema di questo tipo rischia quindi di trasformare i prezzi praticati negli altri Paesi in una variabile ancora più rilevante per il mercato statunitense. I Paesi utilizzati come riferimento potrebbero trovarsi sotto pressione per aumentare la spesa destinata ai medicinali, così da evitare che prezzi più bassi nei loro mercati si traducano automaticamente in una riduzione dei prezzi riconosciuti da Medicare. Una dinamica particolarmente delicata per i sistemi sanitari europei, che operano all’interno di vincoli di bilancio differenti rispetto agli Stati Uniti.
Gli autori sottolineano inoltre il possibile impatto sull’accesso alle terapie. Se le aziende decidessero di rinviare il lancio di alcuni prodotti nei Paesi utilizzati come benchmark, l’effetto della politica americana potrebbe tradursi in un ritardo nella disponibilità dei medicinali anche al di fuori degli Stati Uniti.
Un modello, non una previsione
Gli stessi ricercatori invitano tuttavia a interpretare con cautela le stime. L’analisi utilizza prezzi netti Medicare modellizzati e prezzi internazionali ricavati da database pubblici, che non necessariamente tengono conto degli sconti riservati applicati negli altri Paesi.
Inoltre, l’elenco dei medicinali deriva da dati storici di Medicare e potrebbe non rappresentare i farmaci approvati più recentemente né eventuali cambiamenti futuri della politica. Soprattutto, il modello non può stabilire come le aziende, gli assicuratori o gli altri attori del mercato reagiranno concretamente alle nuove regole.
Lo studio delinea quindi uno scenario possibile più che una previsione certa: la politica Mfn potrebbe consentire agli Stati Uniti di ridurre la spesa per alcuni medicinali, ma una parte del costo di questa strategia potrebbe essere trasferita sui mercati internazionali attraverso prezzi più elevati o attraverso un accesso ritardato alle nuove terapie.


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