E sul mercato del lavoro il farmaceutico fa valere l’expertise nel regolatorio

Pubblicato il: 10 Dicembre 2020|

Sul digitale il pharma ha molto da imparare e solo da poco tempo ha iniziato a mettere in piedi strategie di recruiting e formazione delle figure più capaci in ambito informatico. Eppure, anche qui, società che operano nel farmaceutico possono insegnare qualcosa ad altri settori industriali. “In generale fino a qualche tempo fa, c’è stata poca contaminazione di competenze nel farmaceutico che è storicamente un settore molto autoreferenziale che ha attinto poco da altre industry e allo stesso tempo esportato poco (se non soprattutto competenze Regolatorie e affari istituzionali). Oggi la situazione sta cambiando e l’industry sembra più aperta a cross fertilization con altri settori, riconoscendo che su alcune capability (es. Digital) sono probabilmente più avanzate del pharma”, spiega Valerio Di Filippo, partner di Bain & Company. Per inciso, la società sta collaborando con Farmindustria proprio nella rilevazione delle competenze più funzionali, ma il progetto è avvolto da assoluto riserbo.

Questione di maturità

Il discorso che Di Filippo porta all’attenzione dei lettori riguarda soprattutto un fatto. Il farmaceutico è ancora molto acerbo dal punto di vista digitale ma ha una fortissima esperienza in ambito regolatorio e nelle modalità di approccio con le istituzioni. Per fare un paragone, l’healthcare è più un comparto importatore che esportatore e tale peculiarità si è accentuata con la pandemia da Covid-19. “È un’industria che fino a questo momento ha dovuto fronteggiare un livello di digital disruption inferiore rispetto ad altri settori”, continua Di Filippo che poi precisa: “Ma la situazione sta cambiando. Nelle strutture organizzative delle aziende ora è raro non trovare un Chief Digital Officer e, per quanto questo ruolo abbia ancora oggi interpretazioni molto variabili, è un dato di fatto che ci sia stata un’accelerazione. Negli ultimi 3-5 anni tutte le aziende farmaceutiche (anche mid size) si sono infatti dotate di questa professionalità e struttura”.

I problemi della R&D

Le responsabilità del Cdo, però, sembrano attecchire più nella governance aziendale che non nei comparti di ricerca. “Ciò nonostante, sulla base di quanto emerso da un nostro recente studio sulla Digital Transformation nel Pharma, c’è ancora molto da lavorare sulla costruzione di una regia digitale complessiva all’interno delle aziende farmaceutiche. Esistono funzioni aziendali che mantengono ancora una forte autonomia e indipendenza, come ad esempio la Ricerca e Sviluppo. Spesso infatti si è costruita la struttura, ma rimangono ancora da definire bene contenuti e Governance delle iniziative Digitali”.

Modelli di business 

È difficile quindi anche creare modelli di business innovativi e che coinvolgano l’azienda a 360 gradi. Quasi tutte le aziende farmaceutiche stanno andando verso il cosiddetto “beyond the pill”, ossia quei pacchetti di prestazioni e servizi che non prevedono solo la somministrazione del farmaco, bensì, per esempio gestione del paziente a domicilio con programmi digitali. Il problema è che per modelli di business di questo tipo, che dovranno, per l’appunto, sfruttare (anche) i canali digitali, le carenze e le mancanze di competenze rischiano di rallentare l’evoluzione delle società, costrette, quasi sicuramente, a rincorrere l’evoluzione tecnologica che corre sempre più frenetica.

Il digitale nella fase produttiva

Dove invece l’healthcare funziona bene ed è estremamente digitalizzato è il segmento produttivo e ciò che attiene alla gestione della Supply chain. “È sempre stata un’area dove le società hanno pesantemente investito. Possiamo dire che il digitale nell’operation Pharma è una realtà. Il grosso delle attività è già in place o in corso di acquisizione. La maturità digitale in queste operazioni è alta se pensiamo alla gestione del magazzino, all’Iot, all’automazione delle linee di produzione con advanced robotics, manutenzione predittiva, automated demand planning, Quality control… Secondo un nostro recente studio le soluzioni Industry 4.0 nel pharma possono ridurre i costi di trasformazione fino al 20% aumentando flessibilità e garantendo stessi standard qualitativi”, spiega sempre Di Filippo.

Professionisti da riformare

Se il data scientist o il Chief digital officer sono professioni abbastanza nuove nel panorama farmaceutico, è altresì vero che non si possono dimenticare i medici e gli informatori scientifici. Covid-19 ha accelerato l’esigenza di piattaforme informatiche, ma bisogna riflettere sul fatto che buona parte dei professionisti di oggi non sempre sono muniti o competenti in questo ambito. Gli informatori hanno da sempre fatto dell’incontro dal vivo la propria forza, mentre ora devo rivedere i propri approcci ai medici e ai farmacisti attraverso l’interfaccia grafica di uno smartphone o di un tablet. Stessa cosa per i medici che devono gestire contenuti scientifici adeguati e sapersi adeguare a un rapporto a distanza con il paziente. Nelle farmaceutiche si sta riflettendo in questi mesi sulla necessità di trovare un giusto equilibrio tra attività commerciale fisica e digitale. Un’ibridazione immancabile da cui dipenderà inevitabilmente la sorte di un intero comparto economico. “Il digitale non sostituirà il Face2Face – dichiara ancora Di Filippo – ma ha delle regole del gioco molto precise e richiede un ripensamento complessivo della Go-to-market delle aziende lungo tutte le funzioni coinvolte. Il digital fornisce infatti una grande opportunità alle aziende farmaceutiche di migliorare la ‘customer experience’ ma richiede una conoscenza molto più approfondita dei propri interlocutori ed una personalizzazione del modello di servizio, elementi che rappresentano una grande novità in un’industria che ha in passato gestito una comunicazione fortemente monodirezionale e indifferenziata”.

Tag: Digital / professioni healthcare /

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