Enea Tech e Biomedical: non chiamatelo sportello finanziamenti

Pubblicato il: 20 Aprile 2022|

Il settore delle scienze della vita ha un grande potenziale economico e di sviluppo in Italia, soprattutto in questo momento storico post-pandemia, ma per attrarre investimenti occorre che sia coordinato con un approccio imprenditoriale. L’obiettivo del Governo è di avere una chiara progettualità in questo settore per gestire non soltanto i finanziamenti pubblici ma anche quelli privati e dirottarli in modo efficiente verso l’industria farmaceutica e biomedicale. L’ente scelto per svolgere questo compito è Enea Tech e Biomedical, la fondazione nata per favorire la capacità produttiva e gli investimenti del fondo per il trasferimento tecnologico. Il presidente è Giovanni Tria, già ministro dell’Economia e delle Finanze, oggi consigliere economico per le attività connesse alla politica vaccinale relativa all’emergenza sanitaria da Covid-19, presso il ministero dello Sviluppo economico. Il ruolo di direttore generale è stato affidato, lo scorso gennaio, a Marco Baccanti. Laureato in chimica industriale, ha ricoperto diversi ruoli dirigenziali in strutture sanitarie come il San Raffaele Biomedical Science Park, Dubai Science Park, ed è stato amministratore delegato di Confindustria Emilia Romagna e dell’Agenzia governativa per lo sviluppo economico, l’innovazione, la ricerca industriale e il supporto all’imprenditoria, l’attrazione di investimenti e le politiche di trasferimento tecnologico, specializzata nel settore delle scienze della vita del Governo australiano. Da ultimo, ha ricoperto il ruolo di direttore generale di Trentino Sviluppo, l’agenzia di sviluppo economico della Provincia autonoma di Trento.


Marco Baccanti

Dottor Baccanti, come nasce l’idea di una Fondazione dedicata allo sviluppo economico del settore tech e biomedicale?

C’è stata una crescente consapevolezza da parte del governo di avere un’organizzazione dedicata allo sviluppo economico del settore dell’industria biomedicale. Per cogliere le opportunità, specie quelli internazionali, si è capito che il coordinamento di un organismo simile deve essere fatto da un team che ha forti competenze sia di carattere economico sia di carattere industriale. È arrivata quindi la decisione del governo di passare all’azione e di creare questa organizzazione. Si è scelto di utilizzare un contenitore che era già presente, quello di Enea Tech, per operare in questa nuova veste, risparmiando il tempo che sarebbe stato necessario per crearne uno nuovo. Nello statuto di Enea Tech e Biomedical abbiamo espresso l’unicità di questa organizzazione.

Come mai avete aggiunto “Biomedical” nel nome? Si tratta di un cambio di indirizzo rispetto all’inizio?

Il biomedicale è evidentemente quello farmaceutico, ma anche quello delle biotecnologie, quello dei dispositivi biomedicali e in generale l’intera filiera allargata a tutto nell’ambito delle scienze della vita. Ci rivolgiamo anche alle società di servizi nella ricerca clinica e intelligenza artificiale applicata al settore della salute. Volevamo coprire l’intera filiera.

Cdp e Invitalia si occupano già di finanziamenti a iniziative di sviluppo in questo settore. Perché serviva un nuovo ente?

Diciamo che c’erano già degli organismi che si occupavano di finanziare progetti di life science a livello governativo, ma si è voluto raggruppare tutto il know how all’interno di questa di questa struttura. Non si tratta soltanto di finanziamenti ai progetti, in realtà mancava una specie di cabina di regia che facesse da interfaccia tra l’opportunità di mercato e la capacità di intervento. Le leve dello sviluppo economico non sono soltanto i finanziamenti, ma anche le politiche ad hoc, la legislazione, la creazione di reti e di poli di innovazione. Sono tante le modalità con le quali il governo può intervenire ed è giusto che tutte queste leve siano all’interno della stessa organizzazione, in modo da rendere possibile una capacità di intervento tempestiva.

La pandemia ha accelerato la volontà di avere quella che lei chiama la cabina di regia?

C’è stata sicuramente un’accelerazione, ma non solo per i vaccini. La pandemia ha riposizionato il settore delle scienze della vita molto più al centro di prima delle politiche di sviluppo economico e di governo. Ne ha messo anche in risalto i problemi e le lacune nella filiera produttiva e ha fatto comprendere che occorre avere una visione organica per assicurare competitività e tempestività allo Stato.

Tra le priorità c’è lo sviluppo di un vaccino anti-Covid italiano?

È sicuramente uno degli ambiti sui quali insisteremo ma non soltanto. Il tema è proprio l’intera complessità della filiera.

Ora che Enea Tech e Biomedical è operativa, con la sua nomina e quella del professor Tria, quali sono gli step per i prossimi mesi?

Stiamo lavorando su diversi filoni. Portiamo avanti, la messa a punto dei regolamenti interni e dei fondi. Ci sono ancora aspetti ministeriali da completare per consentire all’organizzazione di essere operativa. Abbiamo ereditato la struttura precedente che stiamo adattando ai nuovi obiettivi. Stiamo procedendo anche con l’analisi maieutica del settore, cioè incontriamo i vari stakeholder dell’industria biomedicale, della filiera, della ricerca e sviluppo tecnologico, i partner internazionali, i fornitori di servizi, il mondo della consulenza, del venture capital, della finanza d’impresa. Raccogliamo input su quelli che sono i fattori critici dello sviluppo economico percepiti da ciascuno di questi attori e le azioni che stanno mettendo in atto. Solo ascoltando gli attori del settore possiamo avere una fotografia completa e portare avanti iniziative utili.

Quanto tempo impiegherà l’attività di analisi e mappatura?

Stiamo procedendo con grande energia, penso che si concluderà nei prossimi due mesi.

La Fondazione nasce con una dote di 750 milioni, saranno coinvolti anche investitori privati?

Sì, per statuto siamo una fondazione di diritto privato che gestisce in questo momento denaro pubblico, ma che può ottenere anche fondi privati.

Le richieste di finanziamento arriveranno attraverso i bandi?

Sì, ma non necessariamente. Non sarà soltanto un’attività top down. Vogliamo essere pronti a saltar dentro alle opportunità che possono nascere anche in modo non prevedibile. Il nostro è un approccio moderno: conosciamo il settore, la filiera e possono essere evidenziati alcuni bisogni. Dobbiamo prepararci a trovare soluzioni, senza necessità che ci siano bandi.

Il tema del trasferimento tecnologico è tra le priorità della fondazione. In che modo sarà affrontato?

Prima era quasi l’unico obiettivo di Enea Tech, ora è prioritario lo sviluppo economico. Il trasferimento tecnologico è uno dei tanti metodi che un’organizzazione può utilizzare per raggiungere il suo obiettivo. Portare le idee sul mercato è un aspetto dello sviluppo economico, ma noi dobbiamo occuparci anche di tutti gli altri, come gli aspetti della catena del valore, le fasi di ricerca e del trasferimento dei suoi risultati, lo sviluppo delle tecnologie, inclusa la ricerca clinica, lo scale-up e gli aspetti manifatturieri ed industriali. Come organizzazione vigilata dal Ministero, potremo avvalerci di diversi fattori complementari, come le policy governative, il finanziamento delle varie fasi di sviluppo, la creazione di nuove iniziative imprenditoriali e l’attrazione di investimenti dall’estero.

Tag: Cdp / enea tech e biomedical / giovanni tria / Invitalia / marco baccanti / ministero dello sviluppo economico /

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