Il farmaceutico regge la crisi e cerca talenti fuori settore

Pubblicato il: 20 Ottobre 2013|

Dal numero 112 di AboutPharma and Medical Devices di ottobre
 

Il momento attuale è difficile ma le opportunità ci sono, soprattutto per ruoli altamente specializzati e con approfondite competenze trasversali. Su profili di questo tipo il mercato sta tenendo”. È questa la rassicurazione di Stefano Scabbio, presidente e amministratore delegato Italia e Iberia di Manpower Group, una della maggiori multinazionali di recruitment a livello globale. Sotto la sua guida negli ultimi anni l’Italia è diventata uno dei maggiori mercati per profittabilità del gruppo, con un fatturato che è passato da 280-300 milioni di euro a 1 miliardo, e grazie a una forte spinta alla diversificazione dell’offerta (in cui la realtà italiana è stata pilota all’interno del contesto aziendale). Una carriera guidata da tre parole chiave: passione, ambizione e grande orientamento al risultato.

“Rispetto al passato – commenta Scabbio – le aziende prestano oggi molta più attenzione alla formazione scolastica anche per i ruoli di sales and marketing”. Per l’area scientifica sono sempre più ricercate figure dall’università, dagli istituti di ricerca e dai laboratori. “Inoltre le farmaceutiche guardano sempre più profi li che uniscano competenza scientifica e forte propensione al business”. “Figure nel market access, health economics & outcomes research, medical advisors, medical liaisons sono le professionalità più ricercate. Inoltre oggi la tendenza è di valutare anche candidati con esperienze al di fuori del settore healthcare, come i product manager e i brand manager che provengono dalla grande distribuzione organizzata”.

Serve la seconda lingua
Pressate dalla prolungata crisi economica, le aziende pharma sono state costrette negli ultimi anni a rivedere i propri modelli di business, puntando all’efficienza dei processi e al rapporto con le istituzioni e i pazienti rispetto alle sole vendite. Inoltre stanno esplorando nuovi settori e mercati, anche a livello geografico. “Profili con un curriculum solido e una spiccata internazionalizzazione hanno sicuramente un vantaggio competitivo. La capacità di confrontarsi con contesti multiculturali e la conoscenza delle lingue giocano un ruolo fondamentale.

Inglese in primis, associato ad almeno una seconda lingua che generalmente è lo spagnolo, guidato dagli alti tassi di crescita dei mercati sudamericani tra cui la Colombia, e il tedesco, molto richiesto in ambito europeo”. Il cinese e il giapponese rimangono invece lingue ancora marginali e ricercate in settori specifi ci come la moda e la meccanica di precisione. “In un mercato volatile, incerto, complesso e ambiguo come quello attuale – spiega Scabbio – i manager italiani sono favoriti a livello internazionale per la forte preparazione universitaria e per capacità di affrontare situazioni complesse con creatività e innovazione, la cosiddetta arte di arrangiarsi per cui siamo tanto famosi al di fuori dei confini nazionali”.

Inoltre gli italiani sono molto ricercati all’estero per profili legati alla direzione medico scientifica, alla ricerca e sviluppo e alle sperimentazioni. Per arginare la fuga dei cervelli, nell’area scientifica, le aziende farmaceutiche stanno puntando sempre più a creare percorsi di formazione dei giovani laureati “in casa” per costruirsi i propri talenti.
“A livello generale comunque il flusso dall’Italia all’estero è però ancora esiguo. Importiamo molti più profili di quanti ne esportiamo. Nonostante ciò, ci sono esempi, anche di alto livello, di manager italiani con carriere internazionali di successo.
Non sono tantissimi perché il nostro paese è basato sulla piccola-media impresa in cui queste competenze fanno fatica a costruirsi.
Mancando una forte presenza di grosse realtà industriali queste figure faticano ad emergere e viene anche meno l’interscambio di professionalità e competenze tra grandi e piccoli società che consente la crescita delle realtà di medie e piccole dimensioni. È un problema di sistema”.

Identikit di un manager vincente
Come sviluppare allora le proprie professionalità e riuscire a intraprendere una carriera internazionale vincente?
“È necessario avere esperienze in realtà grandi e di primo piano dove è possibile entrare in contatto con best practice – commenta l’ad di Manpower Italia – e allo stesso tempo è necessario incontrare dei mentori che facciano un coaching appropriato e aiutino a sviluppare le potenzialità.
Ci vuole anche un po’ di fortuna.
Sono entrato in Esselunga quando contava solo 25 punti vendita e quando ho lasciato l’azienda erano 550. Questa esperienza mi ha permesso di essere parte di un percorso unico di sviluppo del gruppo, con tutte le complessità manageriali, di processo e di mercato collegate.

Inoltre nel corso della mia carriera, sia in PwC che in Esselunga e poi in Manpower ho incontrato persone di grande esperienza con cui confrontarmi e condividere esperienze”. Proprio la capacità di ascolto rappresenta per Scabbio un elemento di primo piano per la crescita dei talenti: “bisogna ascoltare chi ha delle belle storie da raccontare. Quando realizzi un sogno, un risultato, hai creato una tua storia e allo stesso tempo fai parte di una più grande che è quella dell’azienda.
L’ambizione finale di una persona di talento, in tutti i settori, dovrebbe essere riuscire a raccontare una propria storia”.
Spostando lo sguardo alle competenze tecniche, un leader vincente, anche nel settore healthcare, “deve saper istituire un sistema premiale e di rendicontazione dei progetti del proprio team, creare una pressione sociale nella squadra e riuscire a stimolare e motivare i propri dipendenti, rendendo desiderabile attività che prima non lo erano”. Fondamentale inoltre riuscire a creare una forte collaborazione all’interno del gruppo. “Oggi non è più un singolo dirigente a creare il successo di un’azienda, ma è un team di persone” commenta il manager.

Employability è la parola d’ordine
Infine il manager di Manpower propone di intervenire sui servizi al lavoro e sullo sviluppo dei talenti per uscire dalla crisi e rendere il mercato occupazionale più efficace, trasparente e con maggiore opportunità. “Sia in Italia che in Spagna e Portogallo esiste un’importante discrepanza tra le figure professionali richieste dal mercato e quelle prodotte dal sistema educazionale. Registriamo una carenza di talenti per alcuni profi li molto ricercati e questo è un paradosso con i tassi di disoccupazione attuali”. Anche i recenti tentativi di riforma del settore di lavoro hanno prodotto scarsi risultati. “Rispetto ai paesi nordici, l’Italia non ha sviluppato in manier
a organica ed efficace una struttura di servizi intorno al lavoratore.

È necessario passare dal concetto di employment (trovare un lavoro al soggetto) a uno di employability (rendere occupabili le persone), con un sistema di servizi che prenda in carico il lavoratore quando perde l’impiego, ne riqualifi chi le competenze e lo reinserisca in maniera efficace nel mondo del lavoro”. Inoltre, riforme occupazionali a parte, per uscire dalla crisi del mercato del lavoro sono indispensabili strategie di crescita più ampie a livello industriale, farmaceutica compresa. “Il lavoro si crea anche mediante lo sviluppo – conclude Scabbio – con una politica attrattiva che premi chi investe e innova nel nostro paese. Purtroppo su questo fronte il Governo non sta facendo molto”.

 

Tag: AboutPharma / Carriere / Frezza / job in pharma / Manpower / Market Access /

CONDIVIDI

AP-DATE

L'INFORMAZIONE OGNI GIORNO

SCELTE DALLA REDAZIONE
RUBRICHE
FORMAZIONE