In tempi di smart working anche la leadership va ripensata

Pubblicato il: 8 Febbraio 2021|

Con il proseguire della pandemia, i modelli di lavoro da remoto – iniziati in fretta a causa del lockdown nella primavera dello scorso anno – stanno obbligando le imprese a rivedere organizzazione e norme. Dopo le inevitabili disorganizzazioni iniziali, il processo di cambiamento delle modalità di lavoro non si è fermato. Bisogna anche ripensare la leadership, il modo di fare management e cresce l’importanza del prendersi cura dei dipendenti: occorre guidarli nella trasformazione con una maturità nuova e diversa che preservi dal rischio di isolamento e dai suoi annessi (mancanza di occasioni che incoraggino la condivisione delle idee, difficoltà di promuovere a distanza lo spirito di squadra etc.). Il ruolo dell’ufficio, secondo gli esperti, rimarrà centrale. Cambieranno le attività che vi si svolgeranno. Operare in ufficio sta diventando una delle possibilità. La sede diventerà un luogo dove costruire legami sociali, fare networking, socializzare. Un luogo dove condividere i valori aziendali.

I cambiamenti

Dei cambiamenti in atto parla Isabella Covili Faggioli, presidentessa nazionale dell’Associazione italiana per la Direzione del personale (Aidp). “Innanzitutto occorre precisare che su vasta scala è stato utilizzato più home working anche se tutti l’hanno chiamato smart working. Da questa, che sembra essere solo una questione semantica, deriva la necessità di una chiarezza non banale nella organizzazione del lavoro e delle aziende”. In che modo? “Il lavoro, come lo conosciamo oggi – prosegue Covili Faggioli – ha due secoli di vita, più o meno. Da oggi in avanti, invece, sarà un rapporto sinallagmatico (rapporto di convenzione dove due parti si impegnano reciprocamente tra loro, ndr), tra chi porta i risultati e chi indica quali risultati è disposto a pagare. Occorrono per tutti competenze diverse da aggiungere alla cassetta degli attrezzi che sono sempre stati presenti nelle varie professionalità”.

Home working

Con l’home working non cambia molto, si retribuisce il tempo della persona a prescindere dal luogo di lavoro. Occorre quindi avere una lucida consapevolezza di come gestire il business e con quali capacità e quali forze. Quindi come farlo e quali strumenti servono per raggiungere gli obiettivi. “La pandemia ci ha messo di fronte al fatto che anche l’impossibile ‘si può fare’. Le nostre rilevazioni – aggiunge la presidentessa di Aidp – dimostrano non solo che si è potuto lavorare senza essere sul luogo di sempre, ma che questo continuerà anche dopo la necessità, perché i vantaggi sono più degli svantaggi. E che su questo sono concordi tutte le parti sociali”.

Nuovi leader

Ma la leadership è destinata a cambiare nel prossimo futuro. Prosegue Covili Faggioli: “Se parliamo di nuova organizzazione, occorre pensare che gli Hr si trovano di fronte a un vero e proprio processo di change management: un elemento chiave di questo processo è il rinnovamento dello stile di leadership. La fiducia sarà la parola chiave per poter governare processi nuovi. Questo passa necessariamente per una definizione di obiettivi chiari e misurabili sui quali valutare l’operato delle persone. Da parte della struttura Hr occorre far crescere e abituare i manager a un cambiamento strutturale delle modalità di gestione che passi per la definizione o esplicitazione chiara di fasi e processi, scadenze e Kpi”. L’Hr manager, dovrà poi portare questi aspetti negli accordi individuali e sindacali per necessità di chiarezza e condivisione di obiettivi. “A questo si aggiunge una attenzione e un focus differenti sul tema della formazione e dello sviluppo delle persone. Mai come oggi la formazione deve fornire gli strumenti per affrontare ciò che non si conosce, che ancora non esiste, supportare i processi di innovazione e creazione”.

Abbattere le barriere

Inclusione, equità, nuovi modelli organizzativi, empatia, consapevolezza… sono alcune parole chiave che illustrano le nuove tendenze nei rapporti con i dipendenti. “Sì sono molto usate, molto sentite e molto belle. Occorre però che non siano solo slogan per l’immagine aziendale: occorrerà realmente abbattere le barriere che non consentono il benessere delle persone sul luogo di lavoro”. Magari a distanza, ma qui si confronteranno sempre più anche più di tre generazioni, diverse etnie, diversi orientamenti sessuali, diverse religioni, diversi punti di vista. Non sarà una scelta, ma un dovere non sprecare le opportunità che le diversità possono dare. “L’inclusione sarà fonte di business. Il primo benessere delle persone è la capacità e possibilità di espressione, sapere di far parte di un processo ed essere importante per questo, sapere di contare. La sfida culturale che gli Hr saranno chiamati a fare è proprio questa. La leadership espressa fino a ieri non è più sufficiente per stare nel dopo. Sarà più difficile perché la credibilità si conquisterà con le azioni e non più con le dichiarazioni. Questo significa agire su temi come gender, migrazioni, accettazione, perdono, pace. La pace non è assenza di guerra, è molto di più”.

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