Lavorare come scienziati nel pharma: le aziende lamentano un ‘talent gap’

Pubblicato il: 7 Febbraio 2013|

Le aziende farmaceutiche stanno affrontando un “talent gap, una carenza di cervelli brillanti, nel campo della ricerca; tanto che per il recruiting dei propri staff di R&D si stanno rivolgendo “all’esterno”, ossia a settori scientifici differenti da quelli strettamente legati alla farmaceutica. Lo illustra un report dell’Health Research Institute di PricewaterhouseCoopers.

Le abilità più richieste ai ricercatori nei prossimi tre anni saranno la capacità di sviluppare e gestire partnership con enti di ricerca esterni alle farmaceutiche, nonché le competenze nel campo regolatorio e normativo in genere. Anche conoscenze approfondite di bioinformatica ed economia sanitaria risulteranno particolarmente apprezzate da parte delle numerose aziende che si stanno battendo per dimostrare le virtù di sicurezza e sostenibilità dei propri prodotti.

I nuovi modelli organizzativi di Ricerca & Sviluppo, basati su partnership, alleanze e crowdsourcing, stanno modificando la domanda di talenti delle aziende e potrebbero stravolgere il ruolo delle risorse umane all’interno del meccanismo di R&D. PwC sottolinea che l’industria farmaceutica ad alto coefficiente di know how scientifico ha fatto registrare il “talent gap” più vistoso proprio in fase di recruiting da parte delle 19 Big Pharma presenti nella Global Ceo Survey 2012: gli amministratori delegati di questi 19 colossi hanno individuato nella scarsità di talenti scientifici una delle più gravi minacce per le prospettive di crescita dell’industria farmaceutica. Lo studio dell’Helath Research Institute di PwC si fonda sulle dichiarazioni rese dai responsabili delle risorse umane per l’R&D delle aziende farmaceutiche statunitensi: il 51% dei manager riferisce che le nuove assunzioni sono diventate sempre più difficoltose e solo il 28% di loro ritiene di poter scegliere effettivamente fra i migliori talenti in campo scientifico. Una sfiducia che per di più stride con i piani strategici delle aziende: il 72% dei responsabili di HR garantisce che la propria società punta a incrementare le proprie capacità di Ricerca & Sviluppo nel 2013, mentre il 60% afferma che nei prossimi tre anni incrementerà gli investimenti in risorse umane per ottenere una forza lavoro sempre più qualificata.

“La comunità scientifica produce ‘le uova d’oro’ del farmaceutico – ha affermato Michael Mantesana, capo della consulenza per il Life Sciences e il Pharma di PwC negli Stati Uniti –: le aziende devono rivedere radicalmente i propri ‘motori’ di R&S, soprattutto dando vita a un ambiente scientifico nel quale le vere fonti di innovazione abbiano l’opportunità di crescere e progredire. Gli scienziati – ha aggiunto Mantesana – sono in genere motivati dalla sfida di affrontare problemi complessi, uno stimolo che non funziona, tuttavia, quando sono costretti a lavorare in una ‘pentola a pressione’. Nelle società che abbiamo monitorato capita spesso che gli incentivi ai lavoratori dell’R&D non siano allineati con gli obiettivi aziendali e con la gratificazione personale dei ricercatori. La trasformazione della Ricerca & Sviluppo nel pharma non sarà completa fino a quando le aziende non rilanceranno la ricerca in sé, il gusto per la scienza. Ciò potrà avvenire solo quando R&D, HR e management torneranno a lavorare insieme, a fare squadra fin dalle prime fasi della crescita dei nuovi scienziati”. 

Tag: HR / job in pharma / lavoratori / PricewaterhouseCoopers / R&D / recruiting / report / Ricerca & Sviluppo / ricercatori / risorse umane / scienziati /

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