Rincari delle materie prime: l’industria dei dispositivi medici costretta a ritardare la produzione

rincari materie prime
Pubblicato il: 14 Giugno 2022|

I costi delle materie prime crescono e l’industria dei dispositivi medici è costretta a ritardare o ridurre la produzione. L’allarme arriva dall’ultima indagine del Centro studi di Confindustria Dispositivi Medici. “Le imprese – spiega una nota – hanno sostenuto costi per acquisto di materie prime, in media, maggiori del 50% circa rispetto all’anno precedente. Il 17% circa di queste imprese, inoltre, afferma di aver visto questa voce di costo più che raddoppiare dal 2021 al 2020. Un effetto di entità simile viene evidenziato anche in termini di costi per acquisto di servizi di finitura che, in media, sono risultati maggiori quasi del 65% rispetto all’anno precedente”. Le conseguenze di questo scenario? Il 79% delle aziende di dispositivi medici ha ritardato la produzione e il 21% ha dovuto ridurla.

Il mercato dell’energia

A preoccupare parecchio il settore è soprattutto l’andamento del mercato dell’energia. “La media del tasso di variazione dei costi per acquisto di energia elettrica da parte delle aziende di dispositivi medici supera il 100%, determinando un effetto di portata simile, di riflesso, sui costi per acquisto di servizi di trasporto. Il 19% dei rispondenti, quasi uno su 5, dichiara inoltre di aver sostenuto, nel 2021, costi per acquisto di energia elettrica per un valore di tre volte superiore rispetto a quello relativo all’anno 2020”, spiega la nota.

Materie prime, semilavorati e componenti

Le materie prime e i semilavorati, necessari per la realizzazione dei dispositivi medici, segnalati come maggiormente rilevanti in termini di variazione dei costi di acquisto sono: alcuni metalli (es. acciaio, alluminio) e le principali fonti di energia (es. gas naturale, petrolio). In aggiunta, componenti elettrici ed elettronici, materie chimiche e plastiche, tessuti e imballaggi.

La guerra aggrava la situazione

L’impatto della guerra ha ulteriormente aggravato la situazione: il 66% delle aziende ha avuto ulteriori probelmi per l’operatività (aumento costi e difficoltà approvvigionamento) e il 15% ha evidenziato ricadute dirette, operando nei paesi coinvolti.

Tra le principali preoccupazioni espresse dalle aziende risiedono la possibile perdita di un mercato di esportazione, la fragilità della catena di produzione che coinvolge materie prime esportate da Russia e Ucraina e il rischio che la guerra si protragga nel tempo.

Boggetti: “Comparto in sofferenza”

“Pandemia, guerra e crisi delle materie prime stanno lasciando il nostro comparto in forte sofferenza”, commenta Massimiliano Boggetti, presidente di Confindustria Dispositivi Medici. “Le aziende dei dispositivi medici si rivolgono prevalentemente al pubblico e il mercato si realizza attraverso l’aggiudicazione di gare per lotti spesso molto grandi e pluriennali. Trattandosi di beni di prima necessità per il funzionamento di ospedali, ambulatori, non è possibile interrompere le forniture per non configurare un’interruzione di pubblico servizio. Da ciò si capisce – sottolinea Boggetti – come le peculiarità che caratterizzano il nostro settore producono effetti molto diversi rispetto ad altri comparti industriali, al di là dei numeri evidenziati dall’indagine. Senza considerare che un numero ampio di studi clinici, sia multicentrici che specifici, che venivano fatti in Ucraina, in Bielorussia e nella Federazione Russa sono stati bloccati, perché non si riesce più a collaborare con gli ospedali in quelle aree, rallentando di fatto l’immissione dell’innovazione sul mercato”. Ma non finisce qui: “A queste criticità – conclude Boggetti – vanno purtroppo aggiunti sistemi di tassazione specifici per il settore, come il payback e la tassa dello 0.75% sul fatturato, che andrebbero sospesi e superati, anche alla luce delle difficoltà che il settore sta vivendo a causa della congiuntura macroeconomica globale”.

Tag: Confindustria dispositivi medici / Massimiliano Boggetti /

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