Turni di notte e carichi di lavoro, l’allarme dei medici ospedalieri

Pubblicato il: 21 Aprile 2016|

In Italia un medico over 50 svolge fino a cinque turni notturni al mese se lavora al Sud, tre in media se invece è in servizio nelle regioni settentrionali. Per ogni turno gestisce 50 pazienti, ma il dato raggiunge anche picchi che superano i duecento. E molto spesso un solo medico si trova a dover fronteggiare contemporaneamente almeno due urgenze. Questi alcuni dati diffusi oggi dall’Anaao Assomed, il sindacato dei medici ospedalieri, frutto di un’indagine appena conclusa su un campione di oltre mille camici bianchi. Dati che, sottolinea l’organizzazione in una nota, “descrivono un quadro allarmante, di rischio e di fatica, in cui il medico vive ogni giorno e ogni notte nell’esercizio della professione. Non hanno nulla di virtuale, infatti, le conseguenze di anni di definanziamento della sanità, di blocco del turn-over, di taglio dei posti letto. E quello che più preoccupa è toccare con mano il livello di insicurezza che deriva dai provvedimenti scellerati: dall’indagine è infatti emersa prepotente la scarsa considerazione delle strutture aziendali per la gestione del rischio clinico”.
“Avere in affidamento oltre 100 pazienti per turno di guardia, con punte superiori ai 200 – sottolinea il sindacato – non può che diminuire la sicurezza delle cure, un rischio sia per il medico che per il paziente mettendo a repentaglio anche la qualità dell’assistenza”. L’indagine ha messo in evidenza che “nonostante l’attuazione della norma sul rispetto dell’orario di lavoro, il 44,7% degli intervistati supera il limite settimanale delle ore lavorative previsto dalla legge, e più della metà lavora extra orario senza alcuna remunerazione. L’entrata in vigore della Legge 161/2014 non è stata preceduta né accompagnata da necessari processi di riorganizzazione e di adeguamento della dotazione organica”.
Alla domanda se “l’aumento di mortalità denunciato dall’Istat nei mesi scorsi sia percepito da chi opera in ambito ospedaliero”, il 49% ha risposto negativamente, il 37% non ha saputo rispondere e solo il 14% si è espresso in maniera affermativa. Fra questi ultimi, i medici che hanno avuto maggiormente questa percezione operano nei presidi di medie-piccole dimensioni, sono sottoposti a uno sfavorevole rapporto numerico medico/pazienti e a un maggior carico di lavoro.
Numeri “preoccupanti”, per il sindacato, anche quelli che si riferiscono ai posti letto: i tassi di occupazione sono elevatissimi (92% delle risposte) e l’appoggio del paziente in setting non appropriati è ormai un dato strutturale (73% delle risposte). Inoltre, le dimissioni dei pazienti sono spesso affrettate (59%) e con scarso coordinamento ospedale-territorio.
Filtrando i dati per specialità, si osserva come “solo nei reparti oncologici si evidenzi un elevato feedback (70%) da parte dei familiari o dell’assistenza territoriale, rispetto per esempio ai reparti di Geriatria (19% circa) e di Medicina interna (12%), nonostante anche qui vi siano frequentemente dimissioni di malati terminali”. “Sono numeri che dovrebbero far riflettere chi governa e che ha il compito di intervenire per cambiare verso – commenta il segretario nazionale dell’Anaao, Costantino Troise – a una sanità pubblica avviata, anche attraverso il peggioramento delle condizioni di lavoro dei suoi medici, lungo un piano inclinato che la porterà a curare i poveri destinando gli abbienti al sistema privato ed assicurativo”.

Tag: Anaao / medici / ospedale /

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