Frontiers Health 2022, l’Italia al centro della rivoluzione digitale (ma servono investimenti e terapie regolamentate)

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Pubblicato il: 26 Ottobre 2022|

L’Italia è al centro della rivoluzione digitale nel campo della salute. Il nostro Paese ha le carte in regola per produrre soluzioni di digital health che impattino positivamente sulla salute delle persone.  D’altra parte, il mercato della salute digitale, e in particolare quello delle terapie digitali (Dtx), è in costante crescita e, in questo quadro, il Piano nazionale di ripresa e resilienza, rappresenta l’opportunità per accelerare la digitalizzazione dell’ecosistema salute. Senza dimenticare che, sotto il profilo regolatorio, la pandemia ci ha insegnato che occorre velocizzare le procedure di approvazione di nuove terapie. A dirlo sono i protagonisti di Frontiers Health 2022, la conferenza globale che si è tenuta a Milano il 20-21 ottobre e che ha chiamato a raccolta esperti, investitori, istituzioni, imprenditori e addetti ai lavori da tutto il mondo nel campo della salute digitale. Dalle loro testimonianze è emerso come questo sia il momento per investire in un settore che garantirà accesso più equo alle cure e contenimento dei costi nei prossimi dieci anni. AboutPharma ha incontrato alcuni degli speaker che hanno partecipato alla conferenza.

Attrarre investimenti

Sul ruolo strategico dell’Italia, sia in termini geografici che di investimenti, ha posto l’attenzione Marcello Cattani, presidente di Farmindustria: “L’Italia rappresenta una delle principali opportunità di attrazione di investimento nell’ecosistema europeo della digital health. Negli ultimi due anni abbiamo fatto un salto di qualità importante: nella connected care i capitali raccolti sono aumentati e siamo quasi a due miliardi e mezzo di capitale investito in tecnologie e device. Tutto ciò serve per accompagnare anche la missione del Pnrr che ha uno scopo preciso: garantire la prossimità, ovvero tenere i cittadini a casa grazia all’utilizzo di app, wearable e anche, nel futuro prossimo, digital therapeutics. Oggi siamo un hub in costante crescita che attraverso la forza della filiera della salute garantisce una produzione scientifica e tecnologica che proietta le aziende italiane verso il manufacturing 4.0”.

Regolamentare le terapie digitali

Cattani sottolinea la necessità, soprattutto in Italia, di accelerare con la regolamentazione delle terapie digitali. “Si tratta di una grande opportunità per un Paese come il nostro che è centrale in Europa e nel Mediterraneo e che ha un valore assoluto di 35 miliardi per la produzione di cui 85% in export” La digitalizzazione porta con se anche un tema di competenze, su questo tema Cattani rivela: “Farmindustria ha stipulato un protocollo con Agenas, per dare un quadro di riferimento alla connected care, nel campo della telemedicina in particolare. Ma soprattutto, lo step successivo sarà quello di definire insieme una linea guida che possa lavorare proprio sulle competenze, per dare omogeneità e sistematicità a un’area relativamente nuova”.

Terapie digitali, verso una fase due

Sul tema delle terapie digitali si è soffermato anche Roberto Ascione, Ceo di Healthware Group e Chairman di Frontiers health: “Le terapie digitali sono entrate in quella che io chiamo la fase due. Questo perché le terapie digitali hanno dimostrato di essere sicure, hanno una validazione scientifica che permette loro di essere viste come interventi sanitari a tutti gli effetti e sono efficaci. Il next step è farle scalare, quindi uscire da sperimentazioni su cento o mille soggetti, e costruire degli interventi che possano toccare milioni di persone, magari in molti paesi, certamente con moltissimi medici coinvolti.

Un’ulteriore iniezione di fiducia sulle potenzialità delle Dtx arriva da Megan Coder, Chief policy officer della Digital therapeutics alliance, secondo cui negli ultimi anni c’è stata una netta crescita del dibattito su questo settore. “Negli ultimi anni ci sono stati notevoli passi in avanti, ma quando ho avviato la Digital Therapeutics Alliance nel 2017, in tanti ancora si chiedevano di cosa stessimo parlando. Oggi invece, per decisori, politici e payers il termine è diventato più familiare, il che è meraviglioso. Tuttavia, scendendo al livello clinico, al livello del paziente, le cose sono molto diverse è una storia diversa. È su questo fronte che dobbiamo ancora lavorare molto.

L’importanza delle startup

E chissà che la prima terapia digitale approvate in Europa, come successo negli Stati Uniti, non possa arrivare dall’ingegno di una startup. È quello che si augura Angelini Industries, che di recente ha lanciato un fondo di corporate venture capital da 300 milioni, che investirà in startup della digital health con focus, tra le altre cose, proprio sulle terapie digitali.  Come spiega Paolo Di Giorgio, Ceo e managing director di Angelini ventures: “Il nostro fondo nasce con un concetto di open innovation, tuttavia il nostro obiettivo è quello di diversificare gli investimenti. Abbiamo la convinzione che il mondo dell’healthcare cambierà nei prossimi dieci anni: accanto a soluzioni terapeutiche tradizionali ci saranno anche soluzioni digitali che impatteranno sul patient journey, sulla diagnostica e sul management delle malattie croniche. Quindi questa operazione di venture capital ci aiuterà a cercare questo tipo di innovazione, che per adesso vive ancora dei modelli incerti ma che noi crediamo che da qui a dieci anni possa rappresentare qualcosa di davvero importante nel sistema healthcare. Per noi è un modo di esplorare tale innovazione.

L’accelerazione di Vita

Secondo gli stessi criteri si muove l’acceleratore Vita, promosso da Cdp Venture capital e Healthware Group insieme ad Accelerace, ZCube (Zambon), Petrone Group e Sifi, che però mira a mettere in contatto le esigenze delle grandi aziende con quelle delle startup sotto il cappello dell’innovazione digitale. Paolo Borella, Managing Partner e Head of program di Vita accelerator, sottolinea: “Il nostro obiettivo è catturare le esigenze dei corporate partner. Partendo da qui, supportiamo le startup selezionate nell’allineare le aspettative dei due interlocutori e supportare la creazione di un progetto su cui abbia senso investire. Tuttavia in Italia, manca ancora un po’ di maturità imprenditoriale. In generale, non solo nella digital health, le startup italiane sono indietro di qualche anno rispetto agli altri Paesi europei. A seconda del parametro di valutazione la distanza può aumentare o diminuire. Il potenziale in Italia è evidente, ma ci sono alcune limitazioni, soprattutto a livello culturale. Dal mio punto di vista, L’attitudine ma anche la metodologia che da imprenditore utilizzi per fare una startup fa la differenza. Bisogna uscire dall’ottica dell’azienda familiare”.

Tag: angelini industries / angelini ventures / Cdp venture capital / digital therapeutics alliance / farmindustria / frontiers health / healthware group / marcello cattani / megan coder / paolo borella / paolo di giorgio / roberto ascione / vita accelerator /

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