Glicemia: il monitoraggio continuo è “salvavita”. Ma l’accesso a sensori e microinfusori è ancora diseguale

sensori diabete
Pubblicato il: 20 Gennaio 2026|

I sistemi di monitoraggio continuo della glicemia (Cgm) rappresentano una delle innovazioni più significative degli ultimi vent’anni, nella gestione del diabete di tipo 1. Offrono un flusso costante di dati, riducono le ipoglicemie e consentono interventi tempestivi: con benefici tangibili sia per i giovani pazienti sia per le loro famiglie.

In molte realtà – tra cui l’Italia – sono considerati indispensabili e ovunque a disposizione dei pazienti affetti dalla forma autoimmune della malattia. Anche in questo ambito, però, le disuguaglianze nell’accesso alle cure e ai dispositivi medici non mancano.

Secondo uno studio pubblicato ad agosto sulla rivista Jama network open, questa tecnologia non è ancora fruibile in modo uniforme a livello globale. Con inevitabili ricadute sugli esiti clinici.

I numeri del progetto Sweet

Condotta nell’ambito della rete pediatrica internazionale Sweet, la ricerca ha coinvolto 81 strutture di 56 Paesi: raccogliendo dati relativi a oltre 42mila bambini. Ai centri è stato chiesto di fornire informazioni sulla disponibilità e sul rimborso di Cgm, pompe insuliniche, glucometri e insulina. Le informazioni sono state poi messe in relazione con i valori medi di emoglobina glicata (HbA1c) registrati al 31 dicembre 2023, in modo da creare una mappa globale dell’accesso alle tecnologie per il diabete tipo 1 in età pediatrica.

Nei contesti in cui le tecnologie erano completamente rimborsate, l’HbA1c media dei pazienti risultava significativamente più bassa: con una differenza di circa 0,5–0,7 punti percentuali rispetto ai centri in cui il rimborso era parziale o assente. Nei Paesi a basso reddito, in cui la copertura era limitata, circa il 35-40 per cento dei bambini non aveva accesso regolare a Cgm.

Al contrario, in quelli ad alto reddito con rimborso completo, l’uso di Cgm è stato rilevato in oltre il 75 per cento dei pazienti: con valori di emoglobina glicata più di frequente vicini ai target raccomandati dalle linee guida internazionali.

Inconfutabili le relazioni emerse: nei contesti in cui le tecnologie moderne sono completamente rimborsate, l’HbA1c media risulta più bassa. Dove invece il rimborso è parziale o inesistente, i valori peggiorano.

I vantaggi del monitoraggio continuo della glicemia

Rispetto ai glucometri basati sulla misurazione del sangue capillare, che forniscono delle istantanee dei livelli di glucosio capillare, l’introduzione dei sensori per il monitoraggio in continuo ha consentito per la prima volta la raccolta di dati glicemici completi e predittivi in tempo reale. Con conseguenze inconfutabili: un più opportuno controllo della glicemia, minori complicanze e un incremento della qualità della vita dei soggetti diabetici.

Allo stesso tempo, anche i sistemi di infusione continua di insulina sottocutanea (Csii) hanno migliorato la regolazione dell’insulina rispetto alle iniezioni multiple: contribuendo a migliorare il controllo del glucosio e la qualità della vita delle persone con diabete. Inoltre, i più recenti sistemi di somministrazione di insulina automatizzati prevedono l’impiego di Cgm, Csii e software combinati per automatizzare (in parte o del tutto) la somministrazione di insulina utilizzando algoritmi complessi.

A ciò occorre aggiungere che, attraverso l’utilizzo di applicazioni installate su smartphone, lo sviluppo tecnologico ha anche un impatto positivo su altri aspetti importanti della gestione della patologia: dal supporto educativo all’uso della telemedicina, fino all’integrazione dei dati raccolti dalle app in piattaforme accessibili anche dai sanitari.

Un settore in pieno sviluppo, se nel prossimo futuro ci si aspetta di poter avere a disposizione anche dei dispositivi in grado di misurare altri parametri (a partire dalla chetonemia) per ottimizzare ulteriormente la convivenza con il diabete.

Una nuova prospettiva su un tema già noto

Della disparità nell’accesso ai Cgm si parla però da qualche anno. Diversi studi condotti negli Stati Uniti – l’ultimo dei quali pubblicato nel 2024 su Diabetes Care – avevano già documentato differenze marcate legate a fattori socioeconomici, etnici e assicurativi.

La diffusione crescente dei sensori – in estrema sintesi – non ha necessariamente omogeneizzato la gestione della malattia in pazienti appartenenti a diverse fasce della popolazione. In altri lavori – il più recente apparso lo scorso anno sulle pagine del Journal of the american board of family medicine – il tema è stato affrontato dal punto di vista delle barriere organizzative e delle resistenze all’adozione anche a fronte di una teorica disponibilità di questi dispositivi.

A tutto ciò, lo studio Sweet aggiunge la scala dell’analisi e la comparabilità dei dati. Si tratta di uno dei primi lavori ad aver osservato la correlazione tra accesso alle tecnologie del diabete e outcome glicemici su un numero così elevato di pazienti e Paesi di provenienza: caratterizzati da sistemi sanitari diversi per finanziamento, infrastrutture e politiche di rimborso.

Un approccio che – superando la prospettiva nazionale – rivela come le disparità siano legate più a limiti di governance e priorità sanitarie che di risorse economiche.

Il contesto italiano

In questo scenario, l’Italia emerge come esempio piuttosto avanzato. I Cgm sono ampiamente adottati – soprattutto in età pediatrica – e molte Regioni assicurano coperture estese.

Oggi i dispositivi sono garantiti dal Servizio sanitario nazionale anche a tutti coloro che sono affetti dal diabete di tipo 3: condizione di insufficienza endocrina che insorge a seguito di patologie del pancreas. Stante la regionalizzazione delle gare d’appalto, più variabile è invece l’accesso per i diabetici di tipo 2 (la quota più robusta di pazienti), per cui l’utilità comincia a emergere dalla letteratura scientifica.

Nel momento in cui scriviamo, a questi pazienti i sensori sono rimborsati in Lazio, Lombardia, Sicilia, Campania, Marche, Basilicata e Umbria: con differenze legate al tipo di terapia assunta (sempre garantiti in caso di terapia insulinica).

“Le tecnologie applicate ai dispositivi medici rappresentano una svolta epocale e permettono di restituire la possibilità di vivere con maggiore libertà, sicurezza e qualità a chi convive con il diabete – afferma Angelo Avogaro, già direttore del Dipartimento funzionale endocrino-metabolico e del rischio cardiovascolare dell’azienda Ospedale-università di Padova e a capo dell’European diabetes forum Italia (Eudf) –. Il nostro compito è contribuire a garantire accessibilità equa a queste soluzioni – sistemi ibridi avanzati, sensori continui sempre più precisi e insuline innovative – affinché il progresso tecnologico abbia un impatto reale sulla salute pubblica”.

Un obiettivo che richiede – oltre a un impegno politico chiaro – investimenti e standardizzazione dei percorsi. L’equità di accesso è parte integrante della cura.

Tag: accesso all’innovazione / diabete di tipo 1 / diabete di tipo 2 / glicemia / insulina / Sensori cellulari /

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