Innovazione nel life science, Osservatorio PoliMi: sempre più investimenti in Real world data e terapie digitali

Pubblicato il: 12 Luglio 2022|

L’innovazione digitale è la chiave di volta del settore life science. L’industria farmaceutica, il biotech e i dispositivi medici stanno attraversando una fase di rinnovamento, accelerata dalla pandemia Covid-19, nella quale i protagonisti sono le terapie avanzate, le terapie digitali, le sperimentazioni cliniche decentralizzate. Nuovi prodotti e servizi si stanno sviluppando a grande velocità e le startup del life science fanno il pieno di finanziamenti (in media 36,4 milioni). L’edizione 2022 della ricerca dell’Osservatorio Life science innovation della School of management del Politecnico di Milano evidenzia come i maggiori investimenti siano dirottati sulle soluzioni per sfruttare i Real world data e le terapie digitali, anche se queste ultime in Italia sono ancora al palo a causa della mancata rimborsabilità e l’assenza di riferimenti chiari e condivisi per la validazione clinica.

I numeri della ricerca

Un medico specialista su quattro ha già partecipato a studi clinici decentralizzati e un cittadino italiano su due è propenso a utilizzare sensori impiantabili o ingeribili. Sei pazienti su dieci a utilizzare terapie avanzate. I numeri dell’Osservatorio Life science innovation descrivono un settore in rapida trasformazione: il 25% delle aziende pharma che operano in Italia afferma di aver già incluso nella propria offerta terapie avanzate, mentre il 46% di aver sviluppato altri farmaci innovativi. Alcune innovazioni si devono ancora affermare nel nostro Paese, come le terapie digitali, dispositivi medici basati su app e videogiochi prescritte dal medico in combinazione a un farmaco o standalone, che nel contesto italiano sono ancora in attesa di rimborsabilità e maggiore chiarezza sul percorso di validazione clinica necessario. Il 36% delle aziende del settore, le considera però tra le priorità per il futuro.

Le sperimentazioni cliniche decentralizzate

L’innovazione riguarda anche le modalità con cui sono condotte le sperimentazioni cliniche. L’emergenza sanitaria ha costretto molti centri di ricerca a svolgere alcune fasi da remoto, andando nella direzione dei decentralized clinical trial. Come emerso dalla rilevazione, svolta in collaborazione con Ame, Anmco, Fadoi, Pke e Simfer, il 25% dei medici specialisti ha già partecipato a sperimentazioni cliniche con almeno una fase decentralizzata e il 50% di chi non l’ha ancora fatto sarebbe interessato a farlo in futuro. I pazienti hanno subito colto il beneficio delle terapie avanzate e sei su dieci sono disposti ad utilizzarle. Tre su quattro, invece, sarebbero interessati a prendere parte a una sperimentazione clinica che coinvolga l’utilizzo di tecnologie digitali come i dispositivi indossabili e la tele-visita. Il 50% del campione è anche disposto ad usare sensori impiantabili o ingeribili per raccogliere dati su parametri clinici e per monitorare una patologia, se consigliato dal medico curante, mentre per i pazienti coinvolti nella ricerca la propensione è ancora più elevata (62% per i sensori ingeribili).

Le barriere da superare

“In Italia, nonostante i numerosi benefici che i decentralized clinical trial potrebbero apportare alla ricerca clinica, diverse barriere ne limitano ancora l’adozione – ha sottolineato Chiara Sgarbossa, direttore dell’Osservatorio Life science innovation -. Le più rilevanti riguardano la cultura e le competenze digitali degli attori coinvolti, dai professionisti agli stessi pazienti, l’incertezza legata al quadro normativo e alcune complessità legate alla gestione della privacy e sicurezza dei dati del paziente. È quindi prioritario sviluppare un contesto culturale, organizzativo e normativo che consenta di abbattere queste barriere”.

Investimenti in startup

A livello mondiale, le startup del life science hanno raccolto mediamente finanziamenti per 36,4 milioni di euro. Il 62% si occupa di realizzare prodotti innovativi, come dispositivi medici o farmaci, mentre la restante parte si focalizza sullo sviluppo di soluzioni per migliorare il processo di ricerca clinica. Analizzando questa seconda categoria, il 44% propone innovazioni alla fase di trial post-market, il 31% alla fase di discovery e ricerca preclinica, il 25% si occupa di innovare la fase di trial clinico. Le startup che hanno ottenuto finanziamenti più significativi si occupano di soluzioni in grado di raccogliere e sfruttare i Real world data (77 milioni di dollari di finanziamento medio) e di terapie digitali (67 milioni), segno della grande fiducia che gli investitori stanno riponendo in queste soluzioni digitali, con particolare attenzione ai dati che consentiranno di raccogliere.

Tag: chiara sgarbossa / osservatorio life science innovation / real world data / School of Management del Politecnico di Milano / terapie digitali /

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