La digital health perde fascino, ma l’Europa ci crede sempre

Pubblicato il: 15 Settembre 2022|

La digital health rallenta il passo. Dopo aver collezionato due anni da record per i finanziamenti ora è in fase calante in quasi tutto il mondo. Soltanto in Europa la salute digitale risulta ancora attraente per gli investitori e registra una raccolta totale di un miliardo di dollari nel secondo trimestre di quest’anno, con un incremento del 6% rispetto ai tre mesi precedenti. CbInsights, nel monitoraggio dello stato dell’arte degli investimenti che convergono nel settore della salute digitale “State of digital health Q2 2022”, evidenzia come il settore abbia perso il fascino di qualche mese fa agli occhi degli investitori. Occorre ricordare che il 2021 è stato un anno eccezionale, nel quale si è segnato il massimo storico di investimenti di 16,8 miliardi di dollari (nel secondo trimestre), sull’onda dell’entusiasmo per le applicazioni di software e soluzioni digitali al settore della salute indotto dalla pandemia. Un boom senza precedenti che si è sgonfiato nei primi mesi del 2022, quando gli investitori hanno dovuto fare i conti con le maggiori incertezze economiche. Tuttavia gli investimenti sono superiori agli anni pre– Covid, segno che la digital health ha comunque più sostenitori oggi rispetto al passato.

Più incertezze, più cautela

In totale, nel secondo trimestre di quest’anno ci sono stati 7,1 miliardi di dollari di finanziamenti a livello mondiale in digital health, con una contrazione del 32% rispetto ai primi mesi (10,5 miliardi di dollari) e del 58% rispetto allo stesso periodo del 2021 (16,8 miliardi di dollari). La maggiore cautela degli investitori è legata all’aumento ai fattori di incertezza globali che rendono sempre più difficile la ripresa economica e hanno portato un calo generale delle operazioni finanziarie in tutti i settori. Quello appena concluso è stato anche il trimestre più basso mai registrato per le Ipo di società che si occupano di salute digitale: una sola quotazione negli Stati Uniti (Heart Test Laboratories) contro le 23 del quarto trimestre del 2021. Nessuna Spac (in inglese Special purpose acquisition companies, società veicolo che entrano nel capitale di aziende promettenti) ha avuto accesso al mercato regolamentato, a fronte di sei del trimestre precedente. La decisione di rimandare le quotazioni si deve soprattutto ai risultati deludenti delle Ipo dello scorso anno (si veda articolo precedente).

Europa contro trend

L’Europa è stata l’unica grande regione a vedere un aumento trimestre su trimestre dei finanziamenti per la salute digitale, raggiungendo un miliardo di dollari grazie al round da 193 milioni di dollari di serie E della società francese Alan. In termini di operazioni, invece, anche in Europa c’è stata una contrazione dalle 180 del secondo quadrimestre 2021 alle 105 dello stesso periodo 2022. Oltre ad Alan, che rappresenta il 18,9% dei finanziamenti europei, ci sono state anche l’inglese Proximie (80 milioni di dollari), la francese Diabeloop (75 milioni di dollari) e l’islandese Sidekick Health (55 milioni di dollari). Negli Stati Uniti, i finanziamenti sono scesi del 34% su base trimestrale a 4,8 miliardi di dollari, il livello più basso in due anni. Anche la Silicon Valley non è riuscita ad attrarre molti capitali negli ultimi mesi e i finanziamenti si sono ridotti del 60% rispetto al periodo gennaio– marzo 2022. Un livello che non era mai stato raggiunto nella patria delle startup made in Usa. A risollevare la media c’è stato uno dei migliori accordi di quest’anno: il round di serie D da 150 milioni di dollari di Clarify Health. In Asia i finanziamenti si sono ridotti meno, del 21% rispetto al trimestre precedente, ma la raccolta ha superato di poco un miliardo di dollari.

Grande afflusso di capitali nell’It applicato alla sanità

La diminuzione dei finanziamenti da parte di investitori privati e delle operazioni finanziarie ha interessato quasi tutte le aree della salute digitale, dalle terapie digitali alle soluzioni tech per la salute mentale e le sperimentazioni cliniche, fino alla telemedicina. In controtendenza il settore dell’It applicato alla sanità che ha registrato 152 accordi finanziari, contro i 102 del trimestre precedente e i 100 dello stesso periodo dello scorso anno, per un totale di 2,8 miliardi di dollari di raccolta e un incremento del 27% su base trimestrale. Per il settore si tratta del terzo trimestre più ricco di sempre per la portata di investimenti. A beneficiarne sono state soprattutto le startup con sede negli Stati Uniti che hanno ottenuto l’82% della raccolta totale.

Calano i megaround di finanziamento

Oltre ad essere diminuito il numero di operazioni, è calata anche la portata degli investimenti: i cosiddetti megaround di finanziamento, ovvero quelli da almeno cento milioni di dollari, sono ormai molto rari. Nel secondo trimestre 2022 ci sono stati tredici grandi accordi, per un totale di 1,9 miliardi di dollari (contro i 4,4 miliardi di dollari dei primi mesi dell’anno). Cifre ben lontane dai record del 2021, quando è stata raggiunta una raccolta di 9,2 miliardi di dollari nel secondo e quarto trimestre dell’anno. La contrazione dei megaround ha impattato negativamente sulle stime generali, incidendo per il 27% sul totale dei finanziamenti nelle società di digital health. Tre società si sono distinte: Biofourmis (Stati Uniti) che ha ricevuto un round di finanziamenti da 300 milioni di dollari, Reify Health (Stati Uniti) da 220 milioni di dollari e Alan (Francia) da 193 milioni di dollari.

Meno unicorni nella digital health

I fattori di incertezza, come la ripresa post–pandemica, l’aumento dell’inflazione, il rialzo dei tassi di interesse da parte delle Banche centrato hanno congelato non soltanto le operazioni di private equity e di Ipo ma anche le fusioni e le acquisizioni, diminuite per il quarto trimestre consecutivo. Da aprile a giugno di quest’anno ci sono state 83 m&a, rispetto alle 144 del primo trimestre (-42%). L’operazione più importante nel campo della digital health è stata l’acquisizione da parte della società californiana produttrice di apparecchiature mediche, ResMed, della tedesca Medifox Dan per ampliare il proprio business SaaS, del valore di un miliardo di dollari. Spuntano anche meno unicorni della salute digitale (le startup che raggiungono una valutazione di almeno un miliardo di dollari) che si fermano a otto nel secondo trimestre 2022 (per un valore complessivo di 10,6 miliardi di dollari), con una diminuzione del 53% rispetto al picco del 2021 (17). La maggior parte sono concentrati negli Stati Uniti e soltanto uno (Oura in Finlandia) è in Europa, mentre zero in Asia. Nella top ten si collocano, oltre a Oura, Clarify Health (1,4 miliardi di dollari di valutazione) e Biofourmis (1,3 miliardi), Viz.ai (1,2 miliardi) che si occupano di generare valore dai dati e di interconnettere i vari servizi sanitari. Anche la dimensione degli accordi si è ristretta del 32%, con una media di 17 milioni di dollari. In particolare, le società in fase avanzata stanno chiudendo operazioni più piccole a valutazioni inferiori: il finanziamento medio per le operazioni in fase avanzata da inizio anno è sceso del 28%, a 53 milioni di dollari. Gaingels e Insight Partners sono stati gli investitori in salute digitale più attivi per numero di società, sostenendo rispettivamente nove startup nel secondo trimestre 2022. General Catalyst ha seguito i primi due con investimenti realizzati in sette aziende. Il settore della digital health, quindi, non è immobile ma frenato dalla situazione economica globale. Si attendono tempi migliori.

Tag: alan / biofourmis / cbinsights / clarify health / diabeloop / gaingels / general catalyst / insight partners / medifox dan / oura / proximie / reify health / resmed / sidekick health / viz.ai /

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