Milano vuole essere la capitale europea della digital health

Pubblicato il: 3 Giugno 2021|

Tutte le strade (della digital health) portano a Milano. Il capoluogo lombardo si candida a capitale europea dell’innovazione digitale nel campo della sanità. Le caratteristiche non mancano: a Milano e dintorni c’è la maggiore concentrazione di aziende farmaceutiche e dei dispositivi medici, è il cuore della finanza e degli investimenti, la culla ideale per le startup in cerca di capitali. Proliferano incubatori e acceleratori di aziende innovative a perdita d’occhio e il rapporto tra pubblico e privato (università-industria) funziona. A tutto ciò si aggiunge la grande scommessa: il Mind, un ecosistema dell’innovazione che punta rilanciare la crescita socio-economica di tutto il Paese.

I dati di Assolombarda

Certo, il primo ostacolo da superare è la ripresa post Covid. Ma, in questo senso, i numeri pubblicati a maggio nel booklet di economia da Assolombarda fanno ben sperare. Secondo l’analisi, nel primo trimestre 2021 la produzione delle imprese manifatturiere di Milano è rimbalzata del 6,8% rispetto a un anno prima (meno del 8,7% della media lombarda), anche se prendendo come riferimento il primo trimestre 2019 l’attività è ancora sotto al pre-Covid del -1,2% e soprattutto con un recupero più lento nella seconda metà del 2020 rispetto alla Lombardia.

Con riferimento al mercato del lavoro dei giovani, nel 2020 il tasso di occupazione dei 15-24enni milanesi diminuisce al 18,9% (dal 21,4 del 2019 e, in parallelo, il tasso di disoccupazione sale al 22% (dal 18,1% in generale, quindi, per i giovani la perdita di un lavoro si traduce nella ricerca di uno nuovo, senza quell’effetto scoraggiamento che si osserva nel complesso della popolazione dove a fronte del calo di occupati prevale la crescita degli inattivi).

Nel quadro più recente, a marzo 2021 le ore di Cig salgono a 35,6 milioni, registrando la richiesta più elevata da maggio 2020 ma nel complesso dei primi tre mesi del 2021 le ore sono in calo del 23,6% rispetto all’ultimo trimestre 2020 (rimanendo comunque su livelli storicamente elevati). Secondo gli analisti, è possibile che la crescita del mese di marzo sia connessa a una contabilizzazione ritardata di parte delle richieste di gennaio e febbraio e che sia indotta dalla proroga di 12 settimane della cassa Covid gratuita disposta dalla legge di Bilancio 2021, nell’attesa dell’ulteriore allungamento da parte del Governo.

Il distretto dei dispositivi medici

Un ruolo determinante nella spinta alla ripartenza del manifatturiero milanese, può darlo il distretto dei dispositivi medici. Parliamo di un tessuto fatto da 378 aziende. Secondo i numeri forniti da Confindustria dispositivi medici, solo a Milano il parco produttivo rappresenta il 53,1% del totale di tutta la Lombardia (712), con una forza lavoro che impiega 10.443 dipendenti (dato stimato), quasi il 28% di tutta la Regione (37.688). Nella maggior parte dei casi si tratta di micro (179) e piccole (102) imprese, rappresentative rispettivamente del 47,4% e del 27% sul totale. Meno affollato il parco delle medie (59) e grandi (38) imprese, la cui percentuale si attesta rispettivamente intorno al 15,6% e al 10,1%.

Il comparto più rappresentato è il biomedicale con 84 aziende (22,2% sul totale), seguito dai dispositivi a base di sostanze (21,4%, con 81 aziende) e dal biomedicale strumentale (11,4%, con 43 realtà produttive). Questi tre ambiti, insieme ai settori “attrezzature tecniche”, “diagnostica in vitro” ed “elettromedicali e servizi integrati”, rappresentano l’82,5% del potenziale produttivo di tutta la Regione. “Milano vede la più grande concentrazione di aziende pharma e medical device”, spiega Michele Perrino, presidente e amministratore delegato di Medtronic Italia, “nonché la più alta concentrazione di aziende di tutta Europa di aziende. Ha un sistema universitario di eccellenza sia pubblico che privato. Ha una mole di società startup e di incubatori già consolidato rispetto al resto d’Italia. E in più c’è questa grande ambizione del Mind, che al momento è solo un auspicio, ma può diventare un grande punto di contatto tra industria e ricerca”.

Il Mind

Il Milano innovation district (Mind) è un distretto dell’innovazione. Sorge nella vecchia area Expo ed è frutto della partnership pubblico-privata tra Arexpo, proprietaria del sito e titolare e coordinatrice del relativo piano di sviluppo, e Lendlease, responsabile della progettazione ed edificazione delle aree a uso privato. Ha l’obiettivo di riunire mondo accademico, istituti di formazione e ricerca, imprese, startup, incubatori e acceleratori scambieranno che insieme condivideranno risorse, conoscenza e tecnologie. Al momento, al progetto, aderiscono poco più di una cinquantina di aziende, ma il numero è destinato a crescere anche perché le iniziative per valorizzare il distretto si susseguono. L’ultima in ordine di tempo, in ambito digital health, riguarda la nascita della Federated innovation.

Federated innovation

Lanciato lo scorso febbraio, si tratta di un aggregatore di aziende private che, beneficiando dell’ecosistema di Mind, svilupperanno progetti di innovazione nel campo delle life sciences e city of the future. Più in dettaglio, la Federated innovation, riunisce già oggi le prime 32 aziende eccellenti che collaboreranno per accelerare la traduzione di idee in nuovi prodotti, processi e servizi che contribuiscano al rilancio economico del Paese. Il modello, nel rispetto delle normative antitrust, intende andare oltre l’open innovation e l’innovazione proprietaria, e si basa su un framework legale unico che consentirà di raccogliere nuove idee, progetti e visioni, di svilupparle in maniera rapida e lineare con modalità operative e procedure predefinite, al fine di metterle a disposizione di tutti, agendo in questo modo da “sviluppatore dell’innovazione”.

Le aziende che hanno dato vita a Federated innovation sono: A2A, Abb, Accenture, AstraZeneca, Bracco, Cereal Docks, Cisco, Daikin, Enel X, E.ON Italia, Elettronica, Esselunga, Fabrick, Forte Secur Group, Lendlease, Life Sciences District, Maire Tecnimont, Mapei, Nippon Gases, Novartis, Podium, Poste Italiane, Promocoop Lombardia, Samsung SDS, Schneider Electric, Sicuritalia, Stevanato Group, Stora Enso, Tim, Vsblty, Windtre, Wood Beton.

Come è strutturato il distretto

Tali realtà saranno raggruppate all’interno di undici aree tematiche: greentech, urban digital tech, fintech, agrifood tech & wellbeing, retail tech, life sciences & healthcare, proptech & smart spaces, security & defense, mobility and logistic, energy e construction Tech. Gli attori di questo ecosistema opereranno con i propri team di innovazione e ricerca all’interno della Federated innovation che raccoglierà le eccellenze nazionali e internazionali tra grandi, piccole e medie imprese sviluppando idee cross-tech e favorendo la contaminazione tra i diversi player che avranno interesse a collaborare all’interno dell’area tematica di appartenenza.

Le aziende appartenenti a una stessa industry saranno così invitate a cooperare con i propri competitor nel pieno rispetto delle norme di concorrenza e con aziende meno dimensionate o in via di sviluppo – come startup – ma con un capitale umano in più per avviare gli iter autorizzativi e le sperimentazioni nel distretto di Mind su un determinato progetto e per un determinato obiettivo. Non meno importante, saranno favorite le progettualità congiunte tra aree tematiche diverse, al fine di moltiplicare le occasioni di sviluppo tecnologico e di accelerare i processi di innovazione volti ad accrescere il benessere degli individui e del pianeta.

Dove operano le aziende

Le aziende che diventeranno partner di Federated innovation opereranno con i propri team di innovazione e ricerca all’interno del distretto, destinando spazi come laboratori e uffici, promuovendo attività e sviluppando progetti nell’area, creando una vera e propria community di innovatori, anche grazie alla presenza di ricercatori, studenti e clinici dell’Università di Milano Statale, dell’Irccs Galeazzi e della Fondazione human technopole. Ogni progetto nato all’interno di tale realtà è chiamato a rispondere alle priorità e alle sfide strategiche articolate dalle aziende nell’agenda dell’innovazione del distretto. A una fase di sperimentazione segue successivamente una fase di “competizione”, che vedrà ogni azienda o gruppo di aziende sviluppare il progetto affinché venga selezionato e portato in Mind.

Rafforzare il trasferimento tecnologico

Un ambito su cui il distretto milanese (dei dispositivi medici, ma non solo) dovrà giocare un ruolo determinante sarà quello del trasferimento tecnologico. Anche perché se si prendono i dati dell’ultimo documento di Economia e finanza dei distretti industriali realizzato dal centro direzione studi e ricerche di Intesa Sanpaolo, se confrontata alla Germania, per esempio, l’Italia mostra una tendenza minore alla collaborazione, in particolare nell’attività di ricerca e sviluppo. La quota di imprese innovative nell’industria manifatturiera che collabora in generale con altri partner si ferma al 30% in Italia, una percentuale lievemente inferiore a quella tedesca (33%).

Il divario è però più ampio se focalizziamo l’attenzione alla sola attività di R&S, dove si osserva per la Germania una quota di imprese che collabora pari al 23,6 punti percentuali in più di quello che si registra in Italia. Mentre il dettaglio per tipologia di partner nell’attività di R&S mostra una maggiore propensione delle imprese italiane a collaborare con imprese fornitrici e/o clienti e consulenti, in una logica di filiera che supporta un processo innovativo volto a rispondere a particolari esigenze nate lungo la catena del valore.

Allo stesso tempo, però, emerge l’importante gap tra Italia e Germania nelle relazioni con il mondo accademico, dove è più probabile che si instaurino processi innovativi più vicini alla frontiera tecnologica connotati anche da una forte natura interdisciplinare. Nel nostro Paese solo l’8% delle imprese mostra collaborazioni con le università, una percentuale nettamente inferiore a quella tedesca dove la quota sale al 18% del totale. I dati del totale manifatturiero sono spiegabili anche alla luce della diversa composizione settoriale (molto più automotive, chimica, elettrotecnica per la Germania che ha strutturalmente più R&S) e dimensionale (imprese più piccole in Italia).

L’impegno di Medtronic

Proprio nell’ottica della collaborazione si muove il progetto di open innovation che sta portando avanti Medtronic Italia. HackForMed tour, questo il nome del progetto, farà tappa a Milano nel mese di giugno. Sarà l’ultima tappa di uno viaggio che ha previsto 4 step totali. Il primo è stato a Lecce nel mese di ottobre 2020 avente per tema progetti su Sensing & monitoring. Il secondo è stato a Napoli due mesi dopo con la presentazione di idee in ambito connected & digital health. Il terzo appuntamento è stato a Mirandola con il focus sui dispositivi medici e nuovi materiali. Infine sarà la volta di Milano, atto finale di questo lungo percorso in cui saranno invitate le startup vincitrici e sarà fatto un resoconto dell’esperienza iniziata in Salento.

Il progetto

Michele Perrino racconta il progetto: “L’iniziativa di open innovation di Medtronic è dedicata all’Italia. Il nostro gruppo si mette a disposizione del Paese affinché il medtech diventi un settore ancor più strategico. Già nel 2018, ci siamo resi conto che il sistema salute stava diventando insostenibile. Si parlava sempre più di digitale, vedevamo un medtech italiano che per creatività e storia doveva appropriarsi di questa trasformazione. Per cui abbiamo deciso di fare qualcosa in più. In che modo? Stipulando alleanze con le università, perché l’accelerazione deve partire dalle competenze e dalla loro crescita. Per poter mettere in pratica queste dinamiche serviva una piattaforma aperta: in pratica un’azienda (Medtronic) diventa abilitatore di una piattaforma in cui si accede per lavorare insieme”.

Tech nel Medtech

Il progetto HackForMed rappresenta l’espressione pratica della visione di Medtronic nell’ambito delle tecnologie medicali. L’obiettivo è portare il Tech nel Medtech. Lo slogano coniato dal gruppo statunitense, spiega ancora Perrino, “porta con sé l’idea di rendere i nostri device sempre più interconnessi, sempre più smart. Vogliamo che i dati presenti nei nostri device siano in grado di integrarsi con altri dati, lungo tutta la catena di erogazione della salute. Per farlo servono dispositivi molto avanzati. Tech nel Medtech è legato all’ingresso in questo nuovo mondo della digital capability, che vede al centro il dispositivo medico che però si apre in termini di opzioni digitali più verso l’esterno”.

Il valore delle partnership

Una partita importante si gioca nel campo delle cronicità. “In questo ambito”, prosegue Perrino, “serve mappare il value journey nelle aree dedicate alla cronicità. Sulla base di questa offerta, nascono opportunità di partnership. Il nostro lavoro, di mappatura clinica è finalizzata all’ottenimento di un outcome migliore rispetto a quello precedente. In pratica abbiamo disegnato delle prese in carico croniche in grado di migliorare quelle attualmente presenti. Per farlo abbiamo sviluppato partnership, fatto delle acquisizioni nell’ottica di rovesciare il paradigma del go to market. Non più un’azienda che internalizza tutto e si pone in antitesi agli altri, ma un’azienda che si apre si allea per creare quella offerta di presa in carico di cui c’è bisogno”.

Quali tecnologie esploderanno

Tutto questo processo porterà a una vera e propria esplosione delle tecnologie digitali. “Lato industria – conclude Perrino – ci sarà una crescita dell’uso dell’intelligenza artificiale, dei sistemi di data collection, e degli applicativi legati ai devices. Focalizzandoci sul mercato italiano, invece, credo che il passaggio più immediato sarà l’integrazione ospedale-territorio. Non è più pensabile un sistema salute ospedale-centrico, per cui ci sarà sempre più scambio di dati tra le strutture sanitarie e il cittadino”.

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