Retinopatia diabetica, studio clinico italiano dimostra un’accurata sensibilità dell’AI nella diagnosi

ai diagnosi retinopatia diabetica
Pubblicato il: 14 Giugno 2022|

Si chiama Dairet (Diabetes Artificial Intelligence for RETinopathy) l’algoritmo di intelligenza artificiale (Ai) per lo screening di primo livello della retinopatia diabetica testato in un trial clinico in Piemonte. Lo studio osservazionale è stato condotto sui primi 85 pazienti della popolazione seguita presso gli ambulatori diabetologici della Asl Torino 5, per valutare l’efficacia di Dairet nell’individuare i casi di complicanza. La diagnosi eseguita con Ai è stata confrontata direttamente con quella clinica dell’oculista. Lo studio è stato pubblicato su Diabetes & Obesity International Journal.

I risultati dello studio

Lo studio condotto dall’équipe diabetologica della Asl To 5, che ha adottato tale percorso di screening nella pratica ambulatoriale, ha dimostrato un’elevata efficacia dell’algoritmo nel rilevare i casi lievi e moderati di retinopatia, con un rapporto di sensibilità, ossia di capacità di individuazione dei casi, pari al 91,6 % per la retinopatia lieve e al 100 % per la retinopatia moderata. Anche la specificità del test, cioè la capacità di identificare correttamente i soggetti sani, è risultata molto alta, con un rapporto di specificità pari a 82,6%, quindi con basso tasso di falsi positivi.

Ottimizzare il percorso diagnostico

“L’algoritmo si è mostrato efficace e utile nell’effettuare una prima diagnosi di presenza o assenza di retinopatia e nel riconoscere lesioni elementari a carico della retina, limitando il numero di persone da sottoporre a visita oculistica, che di norma, secondo linee guida, le persone con diabete devono effettuare ogni due anni” spiega Carlo Giorda, Direttore della Diabetologia territoriale della Asl Torino 5 e coordinatore dell’équipe che ha condotto lo studio. “Può essere gestito da personale infermieristico e favorisce uno sveltimento del percorso diagnostico, con minor onere per gli specialisti e ridotto tempo di attesa per i pazienti”.

Efficace sulle forme lievi di retinopatia

Secondo Alberto Piatti, responsabile della Oculistica territoriale della Asl Torino 5 e primo autore della ricerca il sistema Dairet – messo a punto da Retmarker, società portoghese controllata dal gruppo italiano Meteda – ha un’elevata sensibilità. Spiega l’esperto: “È cioè in grado di ben evidenziare anche le forme più lievi di retinopatia, caratteristica questa non sempre presente in analoghi sistemi in uso.  Ciò è fondamentale – continua – perché, se è vero che la diagnosi delle forme avanzate necessita poi di un intervento quasi esclusivo dell’oculista, la scoperta di retinopatia lieve permette al diabetologo di agire subito, aggiustando la terapia per il diabete o modificando lo stile di vita della persona, prevenendo allo stesso tempo il peggioramento della complicanza”.

L’importanza dello screening  

La retinopatia diabetica è un’importante complicanza del diabete, che riguarda il 30 per cento delle persone con la malattia. Se non diagnosticata tempestivamente può causare gravi danni alla vista, fino alla cecità: “Perdere la vista è la principale paura delle persone con diabete”, chiosa Piatti. Lo screening della retinopatia è una procedura sicura e di facile utilizzo con un considerevole rapporto costo-efficacia. Quello di primo livello costituisce dunque una procedura di semplice e conveniente utilizzo in diabetologia da parte di medici o infermieri. “È importante, tuttavia, sottolineare come Dairet si limiti a dare una indicazione di sospetta o non sospetta presenza di lesione retinopatica e non costituisca refertazione con valore medico-legale”, conclude Marco Vespasiani, General manager di Meteda.

Tag: asl 5 torino / intelligenza artificiale / retinopatia diabetica /

CONDIVIDI

AP-DATE
SCELTE DALLA REDAZIONE
plasma

La via italiana al plasma, sognando l’autosufficienza

Il ddl Concorrenza introduce nuove regole per la produzione dei farmaci e ribadisce il principio della donazione gratuita alla base del nostro sistema trasfusionale. Ma la raccolta va potenziata per limitare la dipendenza dal mercato estero. Dal numero 199 del magazine

RUBRICHE
FORMAZIONE