Istituti zooprofilattici, la ricerca precaria chiede certezze

istituti zooprofilattici
Pubblicato il: 5 Maggio 2022|

I ricercatori degli Istituti di ricovero e cura a carattere scientifico (Ircss) e degli Istituti zooprofilattici sperimentali (Izs)  hanno manifestato di recente in diverse piazze d’Italia contro il precariato. “Ci stiamo battendo per un diritto alla stabilizzazione immediata”, spiega in un’intervista ad AboutPharma Animal Health Gianfranco La Bella, biologo, ricercatore sanitario dell’Izs della Puglia e della Basilicata a Foggia. Il Governo sta lavorando alla riforma degli Irccs, nell’ambito della legge delega per il Pnrr, ma questa non contempla dotazioni organiche della ricerca e il passaggio dei contratti del personale della ricerca sanitaria a tempo indeterminato.

La piramide del ricercatore

Come spiega il biologo, attualmente il percorso della “piramide della ricerca” prevede due contratti da cinque anni. Al termine dei contratti il personale è sottoposto a una valutazione in base a indici bibliometrici e a eventuali grant vinti.  La valutazione al termine del secondo quinquennio, se questa risulta positiva, permetterebbe l’immissione in ruolo a tempo indeterminato. “Il personale attualmente assunto all’interno del percorso della piramide (istituita con la legge 205/2017) vanta già anni di precariato. Da indagini svolte dall’Arsi (Associazione ricercatori in sanità Italia) sul personale coinvolto è emersa un’anzianità media di anni di precariato di dieci anni con casi anche di 20-25”, continua La Bella. “Ci sono quindi ricercatori che andranno in pensione da precari senza mai aver ottenuto una reale stabilizzazione”.

Garanzie per il futuro

L’ipotesi di riforma degli Irccs riporta lievi modifiche all’impianto della piramide della ricerca, con riduzione della durata dei due contratti da cinque a tre anni. “La protesta del personale della ricerca nasce in seguito alla stabilizzazione dei lavoratori assunti durante l’emergenza Covid-19 (con 18 mesi di anzianità) mentre per quanti sono assunti con la piramide della ricerca non è contemplata nessuna stabilizzazione nonostante gli anni (e non solo 18 mesi) di anzianità”. Da un’indagine interna degli Izs è stata fatta una stima (“Sicuramente al ribasso”, precisa La Bella), di circa 380 persone precarie che si occupano di ricerca sanitaria negli Istituti. “Vogliamo una posizione chiara del ministero della Salute sulla ricerca sanitaria in Italia”, afferma La Bella.

Ambiti di ricerca negli istituti zooprofilattici

Gli Istituti zooprofilattici sono enti sanitari di diritto pubblico che fanno parte del Servizio sanitario nazionale (Ssn) si occupano della salute animale, spiega Giuseppe Merialdi, direttore sanitario dell’Istituto zooprofilattico sperimentale di Lombardia ed Emilia Romagna. In Italia gli istituti sono dieci, generalmente distribuiti su base bi-regionale.

“Ci occupiamo di diagnosi e ricerca sulle malattie infettive degli animali, di analisi e controlli relativi alla sicurezza microbiologica e chimica degli alimenti destinati all’uomo e di benessere animale, mettendo a punto metodiche per la valutazione dello stato di benessere animale che sono la base dei controlli dei servizi veterinari. Gli Istituti – sottolinea Merialdi – rappresentano il braccio tecnico scientifico del sistema dei controlli a livello nazionale in questi tre ambiti e collaborano con Regioni e Ministero alla programmazione dei piani di controllo in questi settori”. Lavorano inoltre con altri partner di ricerca, come Università e con il Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr). Le attività di ricerca sono condotte da varie figure professionali, dirigenti e non (veterinari, biologi e chimici), affiancati da personale tecnico, nella maggior parte dei casi personale precario. “Negli ultimi anni sono state istituite le figure del ricercatore e del collaboratore di ricerca sanitaria, dedicate prevalentemente all’attività di ricerca”, spiega Merialdi.

“Ci occupiamo anche di allevamenti e fauna selvatica e dei patogeni che possono derivare da questi settori”, aggiunge La Bella. Si può facilmente intuire l’importanza che queste attività rivestono nella salute non solo animale ma anche umana, con lavori sull’antibioticoresistenza, ad esempio, o sui microorganismi patogeni che possono essere trasmessi dagli animali all’uomo. “Facciamo riferimento al concetto di One Health, che mette in correlazione uomo, ambiente e animali. Un problema sanitario coinvolge contestualmente questi tre ambiti”.

L’impegno in pandemia

Covid-19 ha evidenziato l’importanza degli Istituti zooprofilattici nella salute umana. Durante la pandemia gli Izs sono stati coinvolti su più fronti dell’emergenza sanitaria. “A marzo del 2020 il ministero ci ha chiesto di collaborare con il sistema sanitario nella gestione dei tamponi, che erano troppi per le strutture diagnostiche in ambito umano”, racconta Merialdi. “Nel nostro Izs sono stati coinvolti tre laboratori, a Brescia, Pavia e Modena, che hanno processato oltre un milione di campioni dall’inizio della pandemia ad oggi, pur mantenendo tutte le attività essenziali per garantire la filiera agro-alimentare, anche nei momenti di maggiore difficoltà”.

L’attività diagnostica delle infezioni di Covid-19 ha occupato gli Istituti di tutta Italia, che sono anche stati coinvolti in attività di ricerca. “Abbiamo tra l’altro isolato e sequenziato il genoma dei ceppi virali e avviato importanti attività di ricerca sul Sars-CoV-2 in collaborazione con Università ed enti di ricerca come il Cnr”, commenta La Bella. In questi due anni, aggiunge Merialdi, “sono nati nuovi filoni di ricerca legati al coronavirus e ad altri agenti zoonotici eventualmente presenti nelle popolazioni animali”. Il quadro che emerge, conclude La Bella, è quello di “una ricerca di elevata qualità, portata avanti da professionalità di grande valore scientifico, prevalentemente sostenuta da personale precario”. E aggiunge: “senza assicurazioni e garanzie di un futuro certo e di stabilità lavorativa sarà sempre più costante la fuoriuscita di tale personale dalla ricerca sanitaria con importanti perdite di know-how e ricadute negative sul Servizio sanitario nazionale”.

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