AI nelle GMP europee: in attesa dell’Annex 22 c’è già molto da fare

L’Annex 22 sull’intelligenza artificiale nei processi di buona fabbricazione europei (Eu-GMP) applicati al settore farmaceutico, è ancora una bozza e nessuna data di applicazione è confermata. Aspettare il testo definitivo, però, può essere una scelta costosa: i sistemi entrano in produzione adesso e chi firma una decisione di qualità ne risponde già oggi. La consultazione pubblica sulla bozza si è chiusa il 7 ottobre 2025 e il testo finale è atteso alla Commissione entro il 2026, senza che sia stata confermata alcuna data di applicazione. Formalmente, quindi, non c’è ancora nulla da rispettare. Sostanzialmente c’è già molto da fare, perché la bozza descrive con precisione insolita cosa un ispettore si aspetterà di trovare nel dossier.
Il perimetro
Il primo punto da fissare è proprio questo, più stretto di quanto il dibattito lasci intendere. La bozza si occupa di modelli statici, con parametri congelati in esercizio, deterministici, predittivi o classificatori, impiegati in applicazioni critiche per la sicurezza del paziente, la qualità del prodotto o l’integrità dei dati. Restano fuori dalle applicazioni critiche i modelli ad apprendimento continuo, i sistemi probabilistici, l’AI generativa e i large language model. Non è una preferenza di scuola: è la linea che decide quali strumenti possono entrare in un processo GMP e quali no.
Il nodo della qualificazione a posteriori dei sistemi
Nel frattempo, sul campo, l’AI è già arrivata: ispezione visiva automatica, trending ambientale, triage delle deviazioni, previsione dei fuori specifica. Quasi sempre entra come funzione di un sistema acquistato, non come progetto soggetto a qualifica. Da qui nasce il problema: qualificare a posteriori un sistema in produzione da mesi significa ricostruire evidenze che nessuno ha raccolto quando servivano.
Le cose da fare
La bozza dice con chiarezza cosa pretendere prima:
- Uso previsto documentato e approvato.
- Metriche di performance con criteri di accettazione definiti prima del test, non dopo averne visto l’esito.
- Dati di test indipendenti, con controlli di accesso e separazione fra chi addestra il modello e chi lo verifica.
- Valutazione delle prestazioni sui sottogruppi rilevanti.
- Evidenze di feature attribution riviste da chi conosce il processo, non solo da chi ha fornito il modello.
- Controlli in esercizio: change management, configuration control, monitoraggio continuo delle prestazioni e dello spazio degli input, tracciabilità della revisione umana dove è prevista.
L’ultimo punto è quello che pesa di più. La responsabilità GMP resta interamente all’utilizzatore regolamentato e non è trasferibile al fornitore del modello. Nessun certificato, nessuna clausola contrattuale sposta la firma: “il modello è validato dal fornitore” non è una risposta utilizzabile in ispezione. Il che sposta il lavoro a monte, sugli accordi tecnici e sui capitolati, dove le evidenze vanno chieste finché si ha ancora un potere negoziale.
Si può partire subito
Tre cose si possono fare adesso, senza aspettare nulla. Mappare i modelli che già toccano decisioni di qualità, compresi quelli entrati come funzionalità di un sistema. Verificare quali ricadrebbero nel perimetro descritto dalla bozza. Chiedere per iscritto le evidenze mancanti prima del prossimo rilascio, non durante l’ispezione successiva. Quando il testo definitivo arriverà, per qualcuno sarà una conferma; per gli altri una scadenza.


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