Dispositivi medici: il Consiglio di Stato sospende il payback e rinvia alla Consulta decisione su fondo 0,75%

Nuovo sviluppo nella vicenda del payback sui dispositivi medici. Il Consiglio di Stato ha sospeso in via cautelare le prime sentenze del Tar che avevano respinto i ricorsi presentati dalle aziende contro il meccanismo di ripiano.
A darne notizia è Gennaro Broya de Lucia, presidente di Conflavoro Pmi Sanità, associazione che riunisce aziende del medtech italiano. “Secondo quanto si apprende – spiega – Palazzo Spada ha ritenuto, nel bilanciamento dei contrapposti interessi, prevalente quello delle imprese a mantenere la ‘res adhuc integra’, disponendo così la sospensione degli effetti delle pronunce impugnate. Il payback resta dunque sospeso in attesa della trattazione nel merito. L’udienza pubblica per la discussione è stata fissata al 24 settembre 2026.
La reazione delle imprese
“La decisione viene accolta con soddisfazione dalle imprese del settore, che da tempo contestano la legittimità del meccanismo di payback applicato ai dispositivi medici. È un’ottima notizia per chi non si è arreso e continua a confidare nel fatto che la giustizia farà il suo corso”, sottolinea ancora de Lucia.
Secondo le imprese ricorrenti, il sistema di ripiano risulterebbe illegittimo e meritevole di annullamento. La vicenda giudiziaria prosegue dunque davanti al Consiglio di Stato, in attesa della decisione nel merito.
Rinviato alla Corte Costituzionale il fondo 0,75%
Il Consiglio di Stato ha inoltre sospeso i giudizi di appello contro le sentenze del Tar Lazio sul decreto del Ministero della Salute relativo al Fondo 0,75% per la governance dei dispositivi medici e ha rimesso gli atti alla Corte Costituzionale per la verifica di legittimità costituzionale.
Con le ordinanze numero 1588 e 1589 del 28 febbraio 2026, i giudici amministrativi hanno ritenuto rilevanti e non manifestamente infondate le questioni sollevate da oltre cento imprese aderenti a Conflavoro Pmi Sanità, in riferimento agli articoli 3 e 53 della Costituzione, che sanciscono i principi di eguaglianza, capacità contributiva e progressività.
Possibile effetto cumulativo
Nelle ordinanze si evidenzia come il contributo dello 0,75% si inserisca in un quadro di ulteriori prelievi a carico delle aziende fornitrici di dispositivi medici al Servizio sanitario nazionale, tra cui il meccanismo del payback e il contributo del 5,5% sulle spese promozionali. Il Consiglio di Stato richiama il possibile effetto cumulativo delle misure e le ricadute sulla coerenza del sistema rispetto alla capacità contributiva delle imprese.
“Si tratta di un passaggio fondamentale per il comparto”, ha aggiunto Broya de Lucia. Secondo il legale dell’associazione, Giampaolo Austa, l’ordinanza evidenzia criticità nelle misure introdotte dal legislatore e ora “la parola passa alla Corte Costituzionale”, chiamata a valutare la compatibilità del contributo con i principi costituzionali.
Serve un quadro normativo organico: la posizione di Confindustria dispositivi medici
“Accogliamo con grande attenzione e soddisfazione le ordinanze con cui il Consiglio di Stato ha rimesso alla Corte costituzionale la questione di legittimità del contributo dello 0,75% destinato al Fondo per il governo dei dispositivi medici. È un passaggio importante perché sottolinea la necessità di un quadro normativo organico per il settore, evitando una stratificazione di oneri – dal payback al contributo sul fatturato – che nel loro insieme rischiano di generare effetti distorsivi e cumulativi per le imprese del settore. Il finanziamento delle attività di governo e vigilanza di un comparto strategico deve avvenire secondo criteri equi e coerenti con i principi costituzionali”. Questo il commento del Presidente di Confindustria dispositivi medici, Fabio Faltoni, sull’ordinanza del Consiglio di Stato relativa al Fondo per il governo dei dispositivi medici.
“Le imprese del settore – ha dichiarato il Presidente Faltoni – hanno sempre dimostrato senso di responsabilità e piena collaborazione nel garantire sostenibilità, qualità e sicurezza dell’innovazione tecnologica al servizio dei pazienti e del sistema sanitario. Siamo certi che la pronuncia della Corte costituzionale potrà offrire un chiarimento definitivo su una materia che incide in modo significativo sull’equilibrio economico delle imprese e sulla loro capacità di continuare a investire in innovazione, ricerca e sviluppo nel nostro Paese. Questo passaggio rappresenta un’occasione per finalmente avviare una riflessione più ampia sul modello di governance e di finanziamento del settore, che attendiamo da tempo nell’interesse del Servizio sanitario nazionale, delle imprese e dei cittadini. Per questo chiediamo con urgenza la convocazione del tavolo della governance presso il ministero della Salute, atteso da tempo e che è importante metta mano quanto prima al superamento definitivo del payback, la cui partita 2019-2024 è ancora aperta e sarà insostenibile per le imprese”.


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