Ema, non c’è un piano B per la sede transitoria ad Amsterdam

Pubblicato il: 22 Febbraio 2018|

Per la sede transitoria ad Amsterdam o la va o la spacca. Non c’è un piano B. La delegazione della commissione parlamentare ambiente, salute pubblica e sicurezza alimentare ha ispezionato la sede temporanea dello Spark building e il cantiere del Vivaldi building.
Poche le risposte olandesi e non tutte convincenti. Le critiche piovono da più parti, anche da europarlamentari stranieri.

Buon edificio

Secondo il capodelegazione, l’italiano Giovanni La Via, l’edificio “di passaggio” è un buon palazzo. Bisognerà stare attenti a tenere i ritmi degli adeguamenti molto alti. La struttura è già adeguata. Manca da arredare gli interni. Per quanto riguarda il Vivaldi, gli Olandesi hanno garantito che a giugno inizieranno i lavori. Per ora c’è solo la fase demolizione per rendere l’area edificabile. Secondo i piani proposti la struttura si alzerà di circa mezzo metro al giorno. Per farlo si utilizzerà acciaio al posto del calcestruzzo, dimezzando, quindi, i tempi.

La Danimarca è fuori

“Abbiamo offerto così tanti soldi che personalmente l’ho trovato ridicolo. Non credo che Copenaghen ritornerà in corsa, e non credo neanche che ritornerà Milano. A meno che non arrivi qualcuno con un’offerta che non si può rifiutare.” Lo dice Margrete Auken, eurodeputata danese dei Verdi/Ale durante la visita alla Spark building. In caso di una nuova assegnazione, la Danimarca non tornerebbe in gara e così, secondo lei, neanche Milano.

La Germania è perplessa

Per quanto riguarda il bilancio, la deputata tedesca Monika Hohlmeier, di Csu, ha pronunciato il 21 febbraio un intervento molto duro nella seduta della commissione bilancio. Le preoccupazioni sono anche a Berlino, così come a Bruxelles e Parigi. “I presupposti offerti finora dai Paesi Bassi non corrispondono agli standard. In quanto relatrice, mi aspetto che quanto la Commissione ha deciso venga rispettato dai Paesi Bassi”, ha concluso.

Il ricorso di sospensiva? Milano è ancora in gioco

“Una mera memoria difensiva per difendere l’indifendibile”. Francesco Sciaudone, l’avvocato dello studio legale Grimaldi che segue il procedimento legale, chiarisce così ad AboutPharma il documento del Consiglio Ue che parlava di irricevibilità della sospensiva di Milano. “La difesa del Consiglio – continua Sciaudone – mal si concilia con le tesi di Commissione e Parlamento europeo. Questi hanno affermato che la scelta della sede rientra nella competenza esclusiva Ue”. C’è fiducia, insomma. “La richiesta è talmente fondata da non essere stata riconosciuta da Tribunale come manifestamente irricevibile”.
Alcune indiscrezioni diffuse da vari organi di stampa hanno parlato di un rigetto così motivato: irricevibile perché la competenza della decisione non è del Consiglio dell’Ue, ma di un accordo intergovernativo. Francesco Rossi dal Pozzo, docente di diritto dell’unione europea all’Università statale di Milano precisa alla redazione che la decisione in favore di Amsterdam è avvenuta a margine del consiglio Affari generali. Quindi in seno a una riunione tra gli Stati membri e non durante la riunione del Consiglio in quanto tale. Le varie sentenze di Corte e Tribunale Ue si baseranno anche su questo aspetto. Ossia se è titolata a pronunciarsi su una decisione tra i Paesi membri e non del Consiglio europeo in quanto tale. Rigetto nel primo caso, accoglimento nel secondo.

Tag: Ema /

CONDIVIDI

AP-DATE
SCELTE DALLA REDAZIONE

Most favored nation: l’impatto possibile del “prezzo dell’America”

Big Pharma è costretta a privilegiare il mercato Usa e l’Europa rischia di perdere innovazione se resta soltanto un’area che regolamenta e gestisce contenendo la spesa. Nel Vecchio Continente i farmaci arriveranno più tardi, arriveranno meno investimenti, meno trial e scenderà ancora di più il peso strategico

Esg

L’Esg non basta più: serve coraggio per determinare impatto

Per Mario Calderini, docente alla School of Management del Politecnico di Milano, la grammatica ambientale, sociale e di governance muove decine di migliaia di miliardi ma ha prodotto poche trasformazioni reali. Occorre perseguire un bisogno sociale per il quale mercato non vede profitto, lasciando che l’innovazione ricomponga il conflitto

RUBRICHE
FORMAZIONE