Farmaci botanici: la Fda apre una consultazione per accelerarne lo sviluppo

La Food and Drug Administration (Fda) ha aperto una nuova fase di confronto sullo sviluppo dei farmaci botanici negli Stati Uniti.
L’Agenzia ha pubblicato una richiesta di informazioni con cui invita ricercatori, clinici, industria e altri stakeholder a indicare ostacoli, opportunità e possibili soluzioni per rendere più efficace il percorso di sviluppo dei cosiddetti botanical drug products.
L’iniziativa si inserisce nel più ampio programma dell’amministrazione Trump per la semplificazione dei percorsi regolatori e la promozione dell’innovazione medica. Ma, più concretamente, rappresenta per la Fda l’occasione per fare il punto sulle difficoltà scientifiche e regolatorie che ancora caratterizzano prodotti complessi e variabili come quelli di origine botanica.
La Fda: “Servono nuovi approcci per i farmaci botanici”
Per farmaci botanici l’Agenzia intende medicinali che includono o derivano da materiali vegetali, alghe, funghi macroscopici o loro combinazioni.
Si tratta di prodotti con caratteristiche peculiari rispetto ai farmaci convenzionali. Possono infatti essere costituiti da miscele complesse ed eterogenee, nelle quali non sempre è possibile identificare un singolo principio attivo responsabile dell’effetto farmacologico. Anche la variabilità delle materie prime e dei processi produttivi rappresenta una delle principali sfide per assicurare una qualità e un’attività terapeutica costanti.
“Vogliamo ascoltare direttamente ricercatori, clinici, industria e altri stakeholder sulle barriere che affrontano e sugli approcci pratici che potrebbero contribuire a portare ai pazienti farmaci botanici sicuri ed efficaci”, ha spiegato Marta Sokolowska, numero due del centro per la ricerca e la valutazione sui farmaci, le sostanze d’abuso e la salute del comportamento della Fda.
I temi della consultazione
Obiettivo della consultazione è quello di raccogliere evidenze e proposte dal mondo della ricerca, della clinica e dell’industria per capire come aggiornare strumenti, standard e approcci allo sviluppo dei farmaci botanici.
Nell’iniziativa sono richiesti contributi su diversi aspetti dello sviluppo dei farmaci botanici.
Tra le questioni indicate dall’agenzia figurano:
- le difficoltà incontrate nella ricerca e nello sviluppo dei prodotti botanici;
- approcci innovativi per sostenere e accelerare lo sviluppo;
- possibili aggiornamenti delle linee guida e delle risorse regolatorie della Fda;
- standard di qualità adeguati alla natura complessa dei prodotti;
- disegni di studio appropriati per valutare miscele botaniche complesse;
- utilizzo della real-world evidence e di altre informazioni scientificamente credibili a supporto dello sviluppo.
Il punto centrale è quindi capire se gli strumenti regolatori e scientifici oggi disponibili siano sufficientemente adatti a prodotti nei quali la caratterizzazione chimica del medicinale può essere più complessa rispetto a quella di un farmaco costituito da una singola molecola ben definita.
Quattro farmaci botanici già approvati negli Usa
Non si parte da zero, in ogni caso. La Fda sottolinea infatti di avere già maturato una significativa esperienza nello sviluppo e nella valutazione dei prodotti botanici.
A oggi sono quattro i prodotti botanici approvati come farmaci da prescrizione, attraverso i percorsi regolatori delle New Drug Applications (Nda) e delle Biologics license applications (Bla).
Si tratta di prodotti contenenti rispettivamente sinecatechine, crofelemer, triterpeni della betulla e anacaulase-bcdb. I farmaci in questione sono Veregen, a base di sinecatechine; Mytesi, contenente crofelemer; Filsuvez, basato su triterpeni della betulla; NexoBrid, il cui principio attivo è anacaulase-bcdb.
Accanto a questi medicinali, alcuni principi attivi di origine botanica, come psillio e amamelide, possono essere commercializzati negli Stati Uniti nell’ambito di specifiche monografie per farmaci da banco.
La sfida della qualità e della “totalità delle evidenze”
Una delle questioni più delicate riguarda la possibilità di dimostrare che un prodotto botanico mantenga caratteristiche terapeutiche coerenti tra diversi lotti.
La Fda affronta il tema nella propria Guida per le industrie per lo sviluppo di farmaci di origine vegetale, aggiornata nel 2016. Il documento descrive un approccio basato sulla cosiddetta “totality of the evidence”, che combina informazioni sulla materia prima botanica, controlli chimici e produttivi, saggi biologici e dati clinici. La logica è adattare la valutazione alla natura del prodotto senza abbassare gli standard di sicurezza ed efficacia.
Per la domanda di autorizzazione, infatti, la Fda chiarisce che gli standard di sicurezza ed efficacia di un farmaco botanico restano sostanzialmente quelli applicabili a un farmaco convenzionale con la stessa indicazione, mentre gli strumenti utilizzati per dimostrare la qualità possono essere differenti.
Commenti aperti fino al 3 novembre
È proprio su questo terreno che la nuova consultazione potrebbe produrre indicazioni interessanti per aziende e ricercatori: non tanto una deroga agli standard regolatori, quanto l’individuazione di metodi più adeguati a caratterizzare, produrre e studiare miscele botaniche complesse.
La Fda ha concesso sessanta giorni dalla pubblicazione nel Registro federale per inviare osservazioni sulla. Il termine ultimo è fissato al 3 novembre 2026. I contributi possono essere presentati attraverso il portale Regulations.gov.


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