Industria farmaceutica, quale futuro in Italia?

Pubblicato il: 20 Giugno 2013|

Oggi l’industria farmaceutica vale l’1,5% del Pil, oltre il 4% dell’export,  il 6,5% degli investimenti totali in ricerca sviluppo, e oltre il 50% del valore aggiunto e dell’export dell’intero high-tech italiano. Questi i numeri elaborati dall’I-Com (Istituto per la Competitività) che oggi, presso la sede romana di via del Quirinale, ha chiamato a confronto rappresentanti delle istituzioni e stakeholder per riflettere su cosa accadrebbe all’economia italiana se l’industria farmaceutica scegliesse di abbandonare il nostro Paese. L’ipotesi non é peregrina perché l’industria farmaceutica é la piú internazionalizzata di tutti i comparti produttivi sia per propensione all’export che per capacitá di attrarre capitali esteri. Nell’immediato, secondo i calcoli dell’Istituto, l’Italia perderebbe  l’1,5% di Pil, quasi 300mila occupati e piú di cinque miliardi di entrate fiscali l’anno.

“Per riportare gli investimenti in Italia e tornare a competere con i Brics – ha detto Stefano da Empoli, presidente I-Com– non serve ‘allocare’risorse ma piuttosto bisogna semplificare e innescare un sistema di premialità per le aziende che convogliano risorse importanti sul nostro territorio”.  Ad Aifa il compito di individuare interventi di tipo specifico che incentivino le aziende a investire in Italia e alle Istituzioni l’invito a ridurre le disomogeneitá regionali. Sull’improrogabile necessitá di aiutare queste imprese, nazionali e multinazionali, a non scappare dall’Italia e sull’esigenza di semplificare l’iter di accesso ai farmaci sull’intero territorio nazionale hanno concordato Giulia Grillo, deputata del Movimento 5 Stelle e il senatore Pdl Luigi D’Ambrosio Lettieri che hanno inoltre ipotizzato l’apertura di un tavolo di confronto con gli attori del sistema per imprimere una svolta reale al sistema Paese.

Secondo Marco Iezzi, Ministero Sviluppo Economico, la Francia, dove sono state attuate politiche premianti nei confronti dell’industria farmaceutica, è un modello di riferimento valido per rilanciare il settore, settore che dovrebbe poter poggiare le proprie fondamenta sulla capacitá di fare rete dei  ministeri dello Sviluppo Economico, dell’Economia e della Salute.

Tornare a essere attrattivi é fondamentale, ma  bisogna anche valorizzare l’esistente con scelte legislative differenti da quelle che negli ultimi quindici anni hanno progressivamente disincentivato gli investimenti sul nostro territorio, questo l'invito unanime di alcuni dei rappresentanti del mondo phama, presenti oggi al convegno, ai politici.

 

Tag: Aifa / Giulia Grillo / istituzioni / Luigi D’Ambrosio Lettieri / Ministero Sviluppo Economico / Pil / stakeholder /

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