L’Ema approva un nuovo farmaco orale a rilascio modificato di levodopa/carbidopa contro le fluttuazioni motorie associate al Parkinson

A fine agosto la Commissione europea ha autorizzato all’immissione in commercio il primo farmaco orale a rilascio modificato di levodopa/carbidopa (LD/CD), per il trattamento delle fluttuazioni motorie nella malattia di Parkinson.
Ottenuto il parere positivo dell’Agenzia europea dei medicinali (Ema) a giugno, la nuova formulazione (Hopledo) è indicata nel trattamento dei pazienti adulti con fluttuazioni motorie, non adeguatamente controllate da altre terapie orali a base di levodopa e inibitori della dopa decarbossilasi. (l’azienda produttrice Zambon prevede un’introduzione graduale del farmaco in Europa già da ottobre 2026).
Dell’innovazione terapeutica – introdotta a valle dello studio registrativo RISE-PD che ha confrontato la nuova terapia con la levodopa/carbidopa a rilascio immediato (LD/CD IR) su 506 pazienti affetti da Parkinson – parla Alessandro Tessitore (nella foto), ordinario di neurologia e direttore della scuola di specializzazione in neurologia all’Università della Campania Luigi Vanvitelli di Napoli.
Professore, quali sono in sintesi i principali risultati dello studio RISE-PD?
Lo studio RISE-PD dimostra come la formulazione orale a rilascio modificato di levodopa/carbidopa aumenti in modo significativo il tempo di “Good On”, ossia il periodo in cui i sintomi sono ben controllati senza discinesie invalidanti, rispetto alla formulazione di levodopa/carbidopa a rilascio immediato, sia per singola dose, sia nell’arco della giornata. Tutto ciò è stato raggiunto con un numero inferiore di somministrazioni giornaliere e un simile profilo di sicurezza.
In sintesi, dallo studio emerge come la nuova formulazione orale a rilascio modificato appena approvata dall’Ema sia in grado di combinare un beneficio prolungato nel tempo e una riduzione della frequenza di somministrazione: ciò contribuisce a rispondere a un bisogno non soddisfatto di molte persone con Parkinson che sperimentano fluttuazioni motorie.
Si tratta di una problematica molto impattante che si stima interessi oltre l’80% dei pazienti entro 10 anni dalla diagnosi.
Quanto è significativo l’incremento delle ore giornaliere in cui i sintomi sono ben controllati senza discinesie fastidiose rispetto a chi assume lo standard?
La formulazione orale a rilascio modificato ha permesso un aumento medio per dose di circa 1,6 ore in “Good ON” rispetto alla formulazione a rilascio immediato. Si tratta di un aumento pari al settanta per cento.
Gli effetti della nuova terapia sul “Good On” sono stati studiati anche rispetto al parametro giornaliero: l’aumento medio, rispetto alla formulazione a rilascio immediato, è stato di circa 0,5 ore e con meno dosi giornaliere.
Quanto è consistente la riduzione dei periodi di blocco motorio nell’arco della giornata (Off)?
La nuova formulazione a rilascio modificato ha determinato anche una riduzione delle fasi di Off, ossia i momenti in cui i sintomi nonostante il trattamento non sono adeguatamente controllati. Questi sono diminuiti di circa 0,48 ore al giorno rispetto alla formulazione a rilascio immediato.
In termini di aderenza, quanto conta la minore frequenza di somministrazione delle dosi giornaliere, rispetto alla terapia convenzionale?
Oggi le persone con Parkinson e i loro caregiver sono costretti a organizzare le proprie giornate in base agli orari di somministrazione delle terapie e ai periodi di “Good On”, con ripercussioni negative sulla propria qualità di vita.
Una semplificazione e una riduzione della frequenza del trattamento, insieme ad un beneficio stabile e prolungato nel tempo, possono rappresentare un significativo passo in avanti nella convivenza con il Parkinson, contribuendo ad alleviare l’impatto quotidiano della patologia.
Come si è riusciti a ottenere la necessaria stabilità plasmatica nella nuova formulazione?
Questo farmaco combina per la prima volta granuli a rilascio immediato e pellet a rilascio prolungato in un’unica capsula rigida per garantire sia un rapido inizio dell’effetto terapeutico, sia un beneficio prolungato nel tempo.
Viene così favorita l’adesione nel sito di assorbimento e si determina una concentrazione plasmatica di levodopa più sostenuta e relativamente stabile per un periodo più prolungato rispetto alla formulazione a rilascio immediato.
Quali pazienti sono eleggibili al trattamento, visto che anche i punteggi relativi alla funzionalità motoria e alle attività della vita quotidiana (MDS-UPDRS Parti II e III) mostrano un netto miglioramento?
La Commissione europea ha recentemente approvato la nuova formulazione a rilascio modificato per il trattamento dei pazienti con Parkinson e fluttuazioni motorie da moderate a gravi, quando queste non possono essere controllate adeguatamente con un trattamento standard orale con levodopa e un inibitore della dopa-decarbossilasi.
La scala PGI-C ha confermato che una percentuale rilevante di pazienti trattati si sente “molto” o “moltissimo” migliorata. Quanto peso ha tale percezione nella valutazione clinica?
Secondo lo studio RISE-PD circa il trenta per cento dei pazienti trattati con la nuova formulazione orale a rilascio modificato di levodopa/carbidopa autovaluta la propria condizione come “molto migliorata” o “migliorata” rispetto a coloro che avevano ricevuto una terapia a rilascio immediato.
Un risultato che – sempre secondo lo studio – è coerente con l’idea che mantenere una concentrazione plasmatica stabile di levodopa porti a un beneficio clinico nei pazienti con fluttuazioni motorie.
Queste autovalutazioni sembrano confermare l’importanza per le persone con il Parkinson di un controllo costante e prolungato dei propri sintomi per una migliore qualità di vita.


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