Nuovo Catalogo Anac dei rischi corruttivi in sanità: conoscere per prevenire

Con la delibera numero 318 del 29 luglio 2026, l’Autorità nazionale anticorruzione (Anac) presieduta da Giuseppe Busia (nella foto) ha approvato e pubblicato il “Catalogo dei rischi corruttivi e delle misure di prevenzione nel settore sanitario”, che quanto al suo contenuto, aggiorna e sostituisce integralmente le indicazioni contenute nei più recenti aggiornamenti al Piano nazionale anticorruzione (Pna), in coerenza con quello del 2025 e con il Codice dei contratti pubblici (dlgs 36/2023 come modificato dal correttivo 2024).
Il valore pratico del Catalogo si deve all’impianto binario su cui è stato costruito: per ciascun ambito di attività a rischio, Anac non si limita a descrivere le fattispecie corruttive, ma indica puntualmente le misure di prevenzione che si aspetta vengano adottate da tutti gli operatori di settore al fine di mitigarlo e, auspicabilmente, annullarlo.
Le raccomandazioni contenute assumono una fisionomia diversa a seconda degli attori del contesto sanitario, cui si rivolgono: per le aziende e gli enti del Ssn, si tratta di indicazioni cui conformarsi nella predisposizione della sottosezione “Rischi corruttivi e trasparenza” del Piano integrato di attività e organizzazione (articolo 6 dl 80/2021, conv. L. 113/2021), la cui disattenzione può essere rilevata da Anac come indice di inadeguata programmazione anticorruttiva; per gli operatori economici, conoscere queste misure significa sapere in anticipo quali richieste, quali controlli e quali cautele contrattuali le amministrazioni sanitarie sono tenute a introdurre nei rapporti con l’industria, e permette di individuare, nei propri processi di marketing, distribuzione e partecipazione alle gare, i punti in cui più facilmente può annidarsi una dinamica corruttiva.
Di seguito una lettura ragionata dei rischi e delle misure indicati da Anac nei capitoli di più immediato interesse per il comparto dei dispositivi medici e delle tecnologie sanitarie: marketing e distribuzione dei prodotti, appalti ed autorizzazioni e accreditamenti.
Marketing, promozione, distribuzione e stoccaggio di farmaci e dispositivi medici
Sul tema della promozione e del marketing dei prodotti sanitari, l’Anac rileva che, pur trattandosi di un’attività già sottoposta in Italia a una regolamentazione stringente, restano tuttavia esposte a un rischio corruttivo significativo: permangono infatti asimmetrie informative tra industria e professionisti sanitari capaci di influenzare le decisioni di prescrizione o di acquisto, aggravate da pratiche di sponsorizzazione illecita di congressi, compensi per consulenze fittizie, benefici economici ingiustificati o finanziamenti ad associazioni di pazienti in cambio di preferenze commerciali.
Per l’industria dei dispositivi medici, i profili di rischio più rilevanti individuati dal Catalogo riguardano in particolare l’indebito condizionamento del medico nella scelta del dispositivo, la manipolazione delle specifiche tecniche dei bandi di gara per orientare l’aggiudicazione verso un prodotto determinato, l’utilizzo dei dispositivi al di fuori delle indicazioni d’uso autorizzate (uso off-label) e una comunicazione pubblicitaria non trasparente o non fondata su adeguate evidenze scientifiche.
Le quattro finalità delle misure previste
A fronte di questi rischi, le indicazioni che Anac fornisce alle amministrazioni sanitarie possono essere lette come rispondenti a quattro finalità principali.
- Trasparenza dei rapporti economici con l’industria. Il Catalogo richiama l’obbligo, già previsto dalla legge 62/2022 (Sunshine Act), di comunicazione al registro pubblico “Sanità trasparente” istituito presso il ministero della Salute di ogni trasferimento di valore verso professionisti od organizzazioni sanitarie e prescrive l’adozione di codici etici aziendali che disciplinino in modo rigoroso consulenze, sponsorizzazioni e omaggi – ammessi solo se di valore limitato, con finalità scientifica e senza alcun beneficio personale – la cui violazione dovrebbe comportare conseguenze disciplinari fino alla sospensione o revoca della licenza;
- Vigilanza sulla correttezza dell’informazione scientifica e dell’attività promozionale. A questo fine l’Autorità sollecita all’adozione di apposite misure di contrasto quali la formazione periodica obbligatoria del personale sui rischi corruttivi nei rapporti con gli informatori scientifici, il tracciamento degli incontri tra medici e informatori, le ispezioni a campione su convegni e congressi e la sensibilizzazione degli operatori sanitari a segnalare all’Aifa episodi di pubblicità scorretta o ingannevole.
- Presidio del quadro tecnico-regolatorio di settore nell’attività di distribuzione dei dispositivi. ANAC richiama espressamente la vigilanza sul rispetto del Regolamento (UE) 2017/745 (MDR), con i suoi requisiti di evidenza clinica rigorosa e di sorveglianza post-vendita, e il ricorso alla metodologia di Health Technology Assessment (HTA) per rendere le decisioni di acquisto consapevoli in termini di efficacia, sicurezza e sostenibilità economica.
- Monitoraggio delle prescrizioni. Da perseguire mediante reportistica sistematica sulle anomalie prescrittive e mappatura dei processi decisionali, incluse le pubblicazioni dei rapporti tra aziende e Oms.
Distribuzione e stoccaggio di prodotti
L’Autorità si sofferma poi sull’attività consistente nella distribuzione e stoccaggio dei prodotti sanitari, individuando – sulla base di quanto già segnalato dal Pna 2015 – tre aree di rischio: la sottrazione di farmaci o dispositivi medici — anche di modico valore — da parte di personale del Ssn nelle fasi di movimentazione e stoccaggio; l’immissione sul mercato di prodotti contraffatti o con standard inadeguati, riconducibile al fenomeno del crimine farmaceutico; il riconfezionamento e la rivendita, come nuovi, di prodotti già utilizzati, non sterili o scaduti.
Anche in questo caso le misure prescritte da Anac si lasciano ricondurre a due finalità omogenee.
- Tracciabilità e il controllo dell’intera filiera distributiva da perseguire mediante una gestione informatizzata del magazzino e del ciclo di terapia, inventari costantemente aggiornati, reportistica periodica sulle anomalie e integrazione dei sistemi di magazzino con quelli clinico-assistenziali, oltre alla formalizzazione, mediante accordi scritti, dei rapporti con i soggetti terzi coinvolti nella distribuzione. Ciò, a ben vedere, costituisce un profilo di immediato e diretto interesse per i fornitori di dispositivi medici, che spesso sono, e ancor più potranno esserlo, destinatari di richieste a tal fine da parte delle aziende ospedaliere.
- Garanzia dell’autenticità e della qualità del prodotto lungo l’intera vita del bene sanitario, da assicurare mediante protocolli di verifica sulla provenienza dei farmaci e dei dispositivi, regolamenti interni sulle misure di sicurezza e formazione mirata del personale sanitario e amministrativo al riconoscimento di prodotti falsificati, non sterili o scaduti.
L’assunzione di tali misure correttive viene suggerita tanto alle aziende e agli enti del Servizio sanitario che di tali prodotti si approvvigionano, tanto ai fornitori quali soggetti aventi il controllo diretto sulla catena di produzione.
Appalti sanitari
L’Autorità dedica poi un intero capitolo – il più esteso del Catalogo – alla materia del procurement sanitario che, dall’analisi del quadro ad oggi esistente, si presenta come uno degli ambiti più esposti a fenomeni corruttivi per più ragioni: la rilevanza economica delle commesse, l’elevata specializzazione tecnica dei beni acquistati (si pensi proprio ai dispositivi medici e alle tecnologie diagnostiche), l’ampio margine di discrezionalità e le persistenti asimmetrie informative tra sistema sanitario e fornitori privati.
Anac richiama, sul piano generale, la necessità di mappare l’intero ciclo di vita del contratto e ribadisce gli obblighi di trasmissione dei dati alla Banca dati nazionale dei contratti pubblici (delibera Anac numero 261/2023) e di pubblicità in “Amministrazione trasparente” (dlgs 33/2013, delibera Anac numero 264/2023).
Programmazione e della gestione dei fabbisogni
Qui il Catalogo censura gli acquisti non giustificati da esigenze reali e il frazionamento artificioso degli affidamenti per eludere le soglie di legge e presta particolare attenzione — proprio in ragione della loro diffusione nel comparto delle tecnologie sanitarie innovative — ai comodati d’uso, alle valutazioni in prova e alle donazioni, per i quali richiede una valutazione caso per caso dell’assenza di vincoli concorrenziali indebiti, la pubblicazione di un set minimo di dati sulla tecnologia e l’adozione di un regolamento sulle acquisizioni senza esborso di denaro; analoga cautela è richiesta per le dichiarazioni di infungibilità di beni e servizi in realtà fungibili, che Anac considera un possibile strumento per eludere le procedure ordinarie.
Predisposizione e della gestione della gara
Il Catalogo segnala il rischio di manipolazione dei requisiti tecnici per predeterminare l’aggiudicatario — fenomeno che nei mercati con pochi operatori qualificati, come quello dei dispositivi medici, può favorire anche accordi collusivi tra imprese — e richiede pertanto direttive interne sulla determinazione del valore stimato, dichiarazioni di assenza di conflitto di interessi da parte di chi redige la documentazione di gara e un rigoroso rispetto del principio di rotazione, la cui violazione negli affidamenti diretti consente di per sé di instaurare relazioni preferenziali stabili con singoli fornitori.
Esecuzione del contratto
Anac individua rischi nella revoca ingiustificata del bando, in varianti concesse per compensare il ribasso offerto in gara, nella difforme esecuzione delle prestazioni e in proroghe o rinnovi privi dei presupposti di legge, da contrastare con obblighi di motivazione rafforzata e controlli interni sistematici.
Autorizzazioni e accreditamenti
Da ultimo, il Catalogo si occupa del contesto relativo all’erogazione dei servizi sanitari, riservando un apposito paragrafo ai rapporti tra Regioni/aziende sanitarie ed erogatori privati dall’autorizzazione-accreditamento istituzionale fino alla stipula e all’esecuzione dei contratti, ritenendo che esse rientrino nelle c.d. “aree di rischio specifiche”.
Anche qui le misure prescritte rispondono a finalità riconoscibili. Nella fase autorizzativa, il rischio principale riguarda la determinazione dei fabbisogni prestazionali — attività particolarmente esposta a manipolazioni che favoriscano operatori privati specifici, condizionando l’accreditamento e l’assegnazione dei budget — per contrastare le quali Anac impone una programmazione trasparente e verificabile: criteri e tempi certi per la raccolta dei dati sul fabbisogno territoriale, pubblicazione del relativo piano e controlli sul possesso dei requisiti già nella fase pre-autorizzativa.
Nella fase di accreditamento, la finalità perseguita è la correttezza e l’imparzialità delle procedure di verifica dei requisiti; per mitigare il rischio di irregolarità nella fase nel processo di verifica degli standard qualitativi e strutturali, l’Anac suggerisce uno schema di controllo strutturato su due livelli: controlli a campione, senza preavviso, con team ispettivi a composizione mista interaziendale, e un secondo livello di verifica in collaborazione con Agenas e il Ministero della Salute — accompagnato da check-list standardizzate, rotazione dei componenti dei team ispettivi con obbligo di dichiarazione di assenza di conflitto di interessi, e responsabilità disciplinari e penali per chi è coinvolto nel processo.
Nella fase contrattuale, infine, la finalità è la trasparenza e la correttezza economica del rapporto con l’ente accreditato: Anac prescrive, per la negoziazione, controlli sulla motivazione della procedura e la rotazione dei RUP; per la stipula, l’utilizzo di contratti tipo e la verifica dell’accreditamento prima della firma; per l’esecuzione e la liquidazione, un auditing clinico a campione sulle cartelle cliniche e controlli informatici incrociati tra prestazioni fatturate e pazienti effettivamente trattati, a presidio del rischio di sovra-fatturazione o di prestazioni non rese.
Conclusioni
Passato in rassegna nei suoi tratti salienti, si può certamente affermare che il Catalogo Anac, grazie all’impianto “binario” che va per individuazione dei rischi e possibili contromisure, rappresenta uno strumento di lavoro immediatamente utilizzabile.
Come anticipato in premessa, per le amministrazioni sanitarie come parametro di riferimento cui rapportare la sottosezione “Rischi corruttivi e trasparenza” del Piao e per gli O.E come strumento che consente di conoscere le richieste che le amministrazioni sanitarie saranno tenute a formulare ovvero i canali operativi nei quali possono crearsi più facilmente distorsioni di mercato.
Resta da verificare, in ogni caso, come tali indicazioni troveranno corretta applicazione presso i diversi attori del mercato i quali – agendo tutti nel perseguimento della tutela del bene salute – debbono considerarsi tenuti a monitorarne, e ove necessario sollecitarne, la corretta attuazione, ciascuno attraverso gli strumenti a propria disposizione.


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