Tosse cronica: attese le nuove linee guida

Pubblicato il: 27 Maggio 2019|

Sono in fase di aggiornamento le linee guida per facilitare la diagnosi di tosse cronica da parte dei medici di medicina generale e degli specialisti. Tra gli obiettivi, quello di discriminare più facilmente tra le varie tipologie di tosse cronica. Se i trattamenti convenzionali sono infatti da considerare efficaci soprattutto nel caso in cui ne viene identificata la causa, non altrettanto si può dire ad oggi per la tosse idiopatica. Nuove opzioni terapeutiche sono tuttavia oggetto di studio clinico e dovrebbero rendersi disponibili nei prossimi anni. In particolare appare promettente un antagonista selettivo del recettore P2X3, attualmente in fase III.

Formare e informare

Prima però c’è da favorire una maggiore e più consapevole attenzione sia da parte degli operatori che degli stessi pazienti, nonché una formazione mirata di mmg, pneumologi e geriatri (ma non solo) per la condivisione di percorsi diagnostici appropriati, e la realizzazione di studi multicentrici italiani focalizzati sia sugli aspetti clinici sia su quelli farmaco-economici. Altrettanto importante è diffondere la conoscenza della tosse cronica nella popolazione generale, attraverso campagne di sensibilizzazione volte ad aumentare la consapevolezza e a sollecitare il ricorso spontaneo al consulto medico.

La proposta di Italia Longeva

Un’azione in tal senso è sollecitata da Italia Longeva, la rete di ricerca per l’invecchiamento e la longevità attiva, istituita dal Ministero della Salute insieme alla Regione Marche e all’INRCA per consolidare la centralità degli anziani nelle politiche sanitarie e di welfare, e fronteggiare le crescenti esigenze di protezione della terza età. Italia Longeva promuove la cultura della prevenzione per un invecchiamento in buona salute, fisica e mentale.

Un problema sottovalutato

La tosse si definisce “cronica” quando persiste per più di otto settimane, con intensità variabile e con produzione o meno di espettorato. In Italia, il disturbo interessa circa il 12-16% della popolazione, principalmente adulti e soprattutto donne. Può presentarsi come manifestazione di una patologia respiratoria o extra-respiratoria sottostante, oppure come fenomeno isolato, privo di una causa organica evidenziabile ed in tal caso viene identificata come tosse idiopatica.

L’esperienza clinica e gli studi condotti per valutare l’impatto della tosse cronica refrattaria o idiopatica, dimostrano che la persistenza del sintomo comporta una significativa riduzione della qualità di vita, con ripercussioni negative sul sonno e sul benessere generale, oltre a consistenti costi sociosanitari diretti e indiretti. Ciò nonostante, la tosse cronica è spesso sottovalutata e poco segnalata dagli stessi pazienti, che in molti casi la considerano un fastidio cui ci si deve abituare e con il quale convivere (specie se fumatori).

Le cause principali

In presenza di tosse cronica refrattaria, approfondimenti diagnostici appropriati possono permettere, nella maggior parte dei casi, di individuare la malattia responsabile del disturbo: principalmente malattia da reflusso gastroesofageo (MRGE), asma e broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO). Successivamente si possono intraprendere trattamenti in grado di alleviare o eliminare il disagio. A riguardo, va sottolineato che nella MRGE la tosse può essere l’unica manifestazione, anche in assenza di pirosi gastrica o altri sintomi gastroenterici tipici, e che la terapia con inibitori della pompa protonica (PPI) non sempre riesce a risolvere il disturbo respiratorio. Anche nel caso dell’asma e della BPCO, la tosse può persistere nonostante trattamenti ottimali della malattia respiratoria di base.
Per le forme idiopatiche, il percorso diagnostico è particolarmente prolungato e complesso poiché la diagnosi può essere ottenuta soltanto per esclusione, dopo un’estesa serie di indagini cliniche e strumentali (come da linee guida), indispensabili per stabilire l’assenza di patologie sottostanti più o meno severe.

Altri fattori

Oltre a MRGE, asma e BPCO, le principali condizioni che possono causare tosse cronica comprendono bronchiectasie, fibrosi polmonare idiopatica, sarcoidosi, sindrome di Sjögren e carcinoma polmonare, nonché l’assunzione di farmaci con attività pro-tussiva, come gli ACE-inibitori. Recentemente, è stata anche ipotizzata l’esistenza di una “sindrome di ipersensibilità del riflesso della tosse” centrale o periferica, che assegnerebbe alla tosse lo status di patologia a sé stante, fornendo una base fisiopatologica per la tosse cronica idiopatica.

Resta, invece, discussa l’interpretazione della “tosse psicogena”, difficilmente caratterizzabile in pratica clinica, soprattutto in pazienti adulti, e generalmente associata ad altre condizioni neurologiche o psichiatriche (per esempio, la sindrome di Tourette). In questi casi, è arduo stabilire se e quanto siano gli aspetti psicologici a indurre la tosse cronica o viceversa.

Il percorso diagnostico

La valutazione di un paziente adulto con tosse cronica deve comprendere l’anamnesi clinica e un esame obiettivo accurato; la presenza del tabagismo (ricordando che nei fumatori l’entità della tosse è dose-correlata) e l’analisi delle caratteristiche dell’eventuale espettorato. In caso di bronchiectasia, asma o BPCO associate a tosse produttiva, la diagnosi è generalmente semplice e le strategie di trattamento sono ben definite dalle linee guida. Al contrario, una tosse cronica secca o poco produttiva rappresenta una sfida diagnostica impegnativa.

Nell’esame clinico dei pazienti con tosse cronica idiopatica, si deve prestare particolare attenzione ai sistemi cardiovascolare e respiratorio, orofaringe e addome. Segni anomali, quali ippocratismo digitale (dita a bacchetta di tamburo), crepitii polmonari, respiro ansimante o sensibilità epigastrica, indicano la possibile presenza di patologie specifiche (per esempio, fibrosi polmonare).

In collaborazione con Italia Longeva

Tag: Italia Longeva / patologie Respiratorie /

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