“Finpiemonte deve cambiare, ma ripartirà”

Pubblicato il: 13 Maggio 2018|

La Stampa
LUCA FERRUA


STEFANO AMBROSINI Il presidente: ho pensato di lasciare, ma non si abbandona una nave in difficoltà INTERVISTA


Presidente Stefano Ambrosini, com’è oggi la situazione in Finpiemonte e come vede il futuro? «Il momento è molto delicato, ma la struttura è più che mai impegnata e concentrata nelle varie attività. Il cda, mentre continua a far luce sul passato, a mettere ordine in azienda e a cercare di recuperare il maltolto, sta valutando anche un possibile riposizionamento della società, a prescindere dalle determinazioni che saranno assunte in merito alla qualifica di intermediario finanziario». Lei ha fiducia nelle persone che la circondano? «Non ho alcun elemento per dubitare dell’onestà dei miei collaboratori più vicini. Le possibili negligenze non vanno assolutamente confuse con i comportamenti dolosi». Le critiche dell’ex risk manager Esposito sono pesanti. E non risparmiano neanche lei? «Lascio ad altri le polemiche e le insinuazioni, di cui si valuterà la possibile portata diffamatoria, perché è inaccettabile sentir parlare di opacità e di ritardi. Qualcuno, evidentemente, parla senza conoscere bene (o “dimenticando”) i fatti. Il 30 ottobre riceviamo la risposta da Vontobel Bank, di cui metto io al corrente Esposito, commissionando a lui e all’audit l’indagine interna. Fra il 31 ottobre e Ognissanti leggiamo tutte le carte e interpelliamo un penalista. Il 2 novembre riceviamo i vertici della banca austriaca, da noi convocati d’urgenza. Il giorno stesso riferisco a Chiamparino, Reschigna e De Santis la mia scoperta e insieme concordiamo di comunicarlo subito a procura e Bankitalia, a cui chiedo di essere ricevuto con urgenza. Lunedì 6 andiamo, insieme all’assessore De Santis, dal Procuratore Capo e nella sede torinese di Bankitalia. Esposito, in quanto dipendente (la cui posizione non poteva essermi chiara, allora), non è stato coinvolto in tali scelte, né tanto meno negli incontri». Com’è collegata Finpiemonte con la vicenda Gem? «In base alle carte che abbiamo esaminato nel 2016 con il collega Bernardini dello studio Weigmann non c’era alcun collegamento e ovviamente non doveva esserci. Nessuno di noi aveva, né poteva nutrire, il benché minimo sospetto. Ad oltre un anno di distanza tutti, a cominciare dalla Regione, la consideravamo una vicenda chiusa. Continuo peraltro a domandarmi: quali persone sane di mente prelevano fondi da una finanziaria regionale per salvare una società riconducibile al presidente della finanziaria stessa. Come potevano sperare di farla franca. Ammesso poi che le cose siano andate davvero così, perché non mi è chiara la fine che hanno fatto i soldi». Lei ha parlato in procura del suo ruolo di difensore della Gem? «Certamente, pur essendo la cosa di dominio pubblico da mesi. Quando il 6 novembre sono andato, insieme all’assessore De Santis, ad anticipare al procuratore Spataro il deposito della querela, gli ho segnalato che della vicenda si era occupato lo studio Weigmann insieme al mio e gli ho consegnato copia di un articolo de La Stampa di febbraio in cui la circostanza era espressamente menzionata. Alla querela, inoltre, il penalista ha allegato il provvedimento del tribunale sull’accordo di ristrutturazione nella cui prima pagina campeggiava il mio nome». Chi le parlò per primo di Finpiemonte? E Gatti, è stato un suo sponsor? «Me ne parlò il presidente Chiamparino a margine di un incontro su altro tema, anticipandomi che Gatti non intendeva essere confermato. Quanto a Gatti, ero convinto, per quanto mi diceva e scriveva, che fosse assolutamente d’accordo. Solo recentemente mi è stato riferito che in realtà Gatti, richiesto un parere in proposito, non aveva fatto il mio nome per la presidenza ma quello di un’altra persona. Dopodiché continuo a pensare che il curriculum voglia pur dire qualcosa». Di fronte a tanti imprevisti e polemiche, ha mai pensato di lasciare la presidenza? «Ci ho pensato il giorno stesso della scoperta del misfatto, perché ho intuito da subito quanti problemi ciò avrebbe causato alla società. Ma mi sono detto che non si abbandona una nave in difficoltà, tanto meno quando hai dato la tua disponibilità alle istituzioni e quando a bordo ci sono 100 persone. Finpiemonte è una rosa con molte spine e oggi faccio qualche fatica a ravvisare i presupposti che stavano alla base della mia candidatura, ma resto convinto che valga la pena dedicare molto tempo ed energie per rimetterla in carreggiata». c

STEFANO AMBROSINI PRESIDENTE DI FINPIEMONTE

“Il primo a parlarmi della finanziaria è stato Chiamparino Mi anticipò che Gatti avrebbe lasciato”

“Le accuse del risk manager Esposito? Inaccettabile sentir parlare di opacità e ritardi”

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