Il Messaggero

C.Ma.


Scontro tra l’Andi e le cliniche monomarca per il ddl sulla concorrenza al vaglio in Senato


L’ASSOCIAZIONE NAZIONALE: LE SOCIETÀ SIANO DEI DENTISTI PER DUE TERZI LA REPLICA: OGNI CENTRO È GIÀ GOVERNATO DAL DIRETTORE SANITARIO


IL CASO Tra i dentisti è guerra aperta. Da una parte le varie catene delle cliniche “monomarca”, dall’altra l’Andi, l’Associazione nazionale dei dentisti italiani, quelli degli studi privati. La guerra sta andando avanti a colpi di emendamenti al ddl sulla concorrenza in discussione in commissione al Senato e poi in aula. L’Andi ha chiesto che le società che operano nel settore odontoiatrico siano possedute, almeno per due terzi, da iscritti all’albo degli odontoiatri. A loro avviso «le centinaia di istituti devono necessariamente essere controllate da odontoiatri per garanzia della responsabilità giuridica e assistenziale». Dalla richiesta dell’Andi sono scaturiti sei emendamenti che appoggiano la loro tesi, senatori di diversi schieramenti politici: Pd, Ncd, Pdl, M5s e Gruppo Misto. Immediata la protesta e la risposta dei gruppi societari degli istituti. Si tratta di 500 cliniche in tutta Italia nella quali lavorano 4 mila medici odontoiatri e 5 mila dipendenti. Con un volume d’affari di 400 milioni di euro l’anno. GLI SCHIERAMENTI Ieri, su molti quotidiani è stata pubblicata una lettera aperta destinata al presidente del Senato e ai senatori in «difesa della libertà e della qualità delle cure odontoiatriche, perché è in atto il tentativo da parte delle associazioni e delle lobby protezionistiche nel settore dell’odontoiatria di limitare la liberà di concorrenza, frenandone lo sviluppo e gli investimenti futuri, attraverso un utilizzo improprio dello strumento normativo». In Italia, secondo i firmatari (Gruppo DentralPro-Midco Spa, Caredent-Bistar srl, Gruppo Apollonia-OdontoSalute, Gruppo DentalCoop, HDentalm, Gruppo Dentadent), «l’attività sanitaria può essere svolta, oltre che dai professionisti, anche dalle società di capitali». Secondo queste, la richiesta degli studi dentistici, «è un chiaro tentativo di eliminarci dal settore» attraverso l’introduzione di un vincolo che «non ha nessun fondamento di tutela della salute pubblica». Dal momento che «ogni centro dentistico in forma societaria è già governato dal direttore sanitario e vi operano solo medici odontoiatri iscritti all’Ordine». Contrattacca Gianfranco Prada presidente dell’Andi: «Gli emendamenti cercano solo di regolamentare un settore oggi non regolamentato. C’è il problema dei direttori sanitari e dell’esercizio abusivo della professione. Molti di questi centri non sono diretti da iscritti all’albo degli Odontoiatri. Con evidenti problemi di competenza. In genere la maggioranza societaria è in mano alla finanza e il direttore sanitario non può decidere». I dentisti dell’Andi parlano della necessità, attraverso le modifiche al testo di legge, «di tutelare i pazienti da truffe e terapie che puntano al profitto» mentre i centri societari assicurano di garantire «accessibilità alle cure ad una parte della popolazione che altrimenti, soprattutto in tempi di crisi, non se le potrebbe permettere». A Palazzo Madama l’ultima parola.

I dentisti

59mila

i medici odontoiatri in Italia, circa uno ogni mille abitanti, contro una media Ue di duemila. Il 4% dei laureati decide di partire e aprire uno studio all’estero.

Gli abusivi

15mila

gli odontoiatri abusivi che oggi lavorano in Italia da Nord a Sud senza i titoli necessari, in crescita il cosiddetto fenomeno del “prestanomismo”.

Foto: CURE DEI DENTI Sono 500 le cliniche odontoiatriche in Italia