La Stampa
[S. R. V.]


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«Nelle donne l’infarto è più difficile da d i a g n o s t i c a r e , perché l’esordio è più lento e non si manifesta con il classico dolore toracico ma con un malessere generale, accompagnato da difficoltà a camminare e respiro corto», spiega Daniela Trabattoni, responsabile del centro del Monzino. È il motivo per cui si tende a sottovalutare il problema? «Sì e la paziente si presenta in pronto soccorso più tardivamente, mentre l’uomo ci va subito. Spesso è la donna stessa a minimizzare, ma a volte l’approccio medico non aiuta». Si è a lungo pensato che il cuore femminile fosse più «protetto»: cosa è cambiato? «C’è stato un cambiamento sostanziale, che ha reso i fattori di rischio assimilabili a quelli dell’uomo. La donna è sottoposta a situazioni di forte stress, lavora molto, fuma di più». Stress anche psicologico? «Con l’Università di Milano lavoreremo per individuare i tratti psicologici che predispongono alle malattie cardiovascolari: esiste nella donna una correlazione con tratti depressivi e ansiosi». Come si accede al centro e qual è il percorso? «Su richiesta del proprio medico, pagando un ticket, si inizia un check-up con visita specialistica, diagnosi strumentale e counselling di secondo livello, arrivando a una valutazione in prospettiva della paziente, in funzione di età e fattori di rischio. In caso di spie patologiche si viene subito indirizzate verso il laboratorio di pertinenza: ipertensione, aritmia, scompenso…».

Foto: Il progetto Propone percorsi di check­up, prevenzione, cura e ricerca: tutto a misura di donna