Aifa: cresce la spesa per i farmaci, soprattutto quella privata (+6,3%)

aifa spesa farmaci
Pubblicato il: 29 Luglio 2022|

Nel 2021 la spesa farmaceutica italiana ha raggiunto 32,2 miliardi di euro, in aumento del 3,5% rispetto all’anno precedente. Ma quella privata, pagata di tasca propria dai cittadini, è cresciuta di più di quella pubblica. La prima, infatti, ha superato quota 9 miliardi (+6,3%). La seconda, che vale molto di più (22,3 miliardi) ed è sostenuta dal Ssn, è aumentata del 2,6% rispetto al 2020.  A descrivere lo scenario è l’ultimo Rapporto Osmed sull’uso dei farmaci presentato dell’Aifa, oltre 700 pagine che fotografano l’impiego dei medicinali nel nostro Paese.

L’analisi

Nel 2021 c’è stato un forte aumento della spesa per vaccini, antivirali e anticorpi monoclonali usati contro Covi-19, per una totale di oltre 2,3 miliardi di euro.  “Nonostante ciò la spesa farmaceutica in Italia è da considerarsi complessivamente sotto controllo, visto che cresce a ritmi meno sostenuti rispetto alle altre componenti della spesa sanitaria (personale, assistenza ospedaliera, etc.), anche se con numerosi ambiti di miglioramento per una prescrizione basata sulle migliori evidenze scientifiche e più omogenea sull’intero territorio nazionale”, commenta il direttore generale dell’Aifa, Nicola Magrini. Secondo il dg, “l’andamento della spesa negli ultimi anni va visto quindi come un risultato virtuoso di Aifa, del Ssn e dei Servizi sanitari regionali, avendo consentito pieno accesso in tempi relativamente rapidi a tutte le terapie innovative e tale sostenibilità è stata raggiunta grazie alla capacità dell’Aifa di governo della innovazione, associata a una buona capacità negoziale e di programmazione anche a livello regionale”. Per Magrini, comunque, il trend in aumento della spesa pubblica va “guardato con attenzione”. E ancora più attenzione serve per la crescita della spesa privata: “Una nota critica e di cautela va formulata sulla spesa privata per farmaci a carico dei cittadini, che è un capitolo in progressivo aumento negli ultimi dieci anni. Tale spesa – afferma Magrini – va considerata a tutti gli effetti come una spesa sanitaria talvolta impropria e da tenere maggiormente sotto la lente di ingrandimento delle azioni di appropriatezza prescrittiva e buon uso dei farmaci”.

I numeri

I 22,3 miliardi di spesa farmaceutica pubblica rappresentano il 69,2% della spesa farmaceutica complessiva e il 17,4% della spesa sanitaria pubblica. In media, per ogni cittadino, la spesa farmaceutica Ssn ammonta a 376,3 euro (543,8 se si considera anche la privata). “La maggior parte dei consumi è assorbita dal territorio (87%), dove si trattano in prevalenza patologie croniche, a fronte di una spesa minore (41%). Viceversa il consumo di farmaci è minore in ospedale (13%), dove si trattano patologie acute o complesse, per una spesa maggiore (59%)”, spiega Francesco Trotta, dirigente Settore HTA ed Economia del Farmaco di Aifa

Una delle novità del Rapporto OsMed 2021 è rappresentata dall’analisi delle nuove entità terapeutiche, dato il loro impatto in termini di spesa farmaceutica e di benefici attesi. La spesa delle nuove entità terapeutiche è passata da circa 5.371 milioni di euro nel 2014 a circa 8.291 milioni di euro nel 2021.

Nel 2021 la spesa per i farmaci acquistati dalle strutture sanitarie pubbliche è stata di circa 13,8 miliardi di euro, in crescita (+4,8%) rispetto all’anno precedente, mentre i consumi rimangono stabili (-0,3%).

Nel 2021 poco più di 6 cittadini su 10 hanno ricevuto almeno una prescrizione di farmaci. Gli over 64 hanno assorbito il 70% della spesa e delle dosi consumate. La spesa farmaceutica pro capite, comprensiva dei medicinali acquistati direttamente dalle strutture sanitarie pubbliche e di quelli erogati attraverso il canale della convenzionata, è stata pari a 396,81 euro, in aumento rispetto all’anno precedente (+2,8%). I consumi (1.306,8 DDD/1000 abitanti die) registrano, a differenze del 2020, un aumento rispetto all’anno precedente (+2,8%), soprattutto in regime di assistenza convenzionata (+3,2%).

Cardiovascolare e oncologia in vetta

I farmaci cardiovascolari hanno rappresentato la classe terapeutica a maggiore spesa (49,51 euro pro capite) e consumo (486,89 DDD) nel canale della convenzionata, mentre i farmaci antineoplastici e immunomodulatori e i farmaci del sangue e organi emopoietici sono stati quelli rispettivamente a maggiore spesa (111,98 euro pro capite) e consumo (50,56 DDD) tra i prodotti farmaceutici acquistati direttamente dalle strutture pubbliche.

“Gli oncologici sono la prima categoria di spesa, raddoppiando in 8 anni da 2,1 a 4 miliardi di euro, seguiti dagli antiipertensivi, dagli immunosoppressori, dagli antidiabetici e dai farmaci per asma e Bpco, con una certa stabilità sia in termini di spesa che di consumi rispetto agli anni precedenti”, commenta Roberto Da Cas (Istituto superiore di sanità).  “Oltre 17 milioni di italiani – aggiunge –  utilizzano antibiotici, quasi 12 milioni fanno uso di farmaci antipertensivi. Seguono per prevalenza d’uso i farmaci per l’ulcera e il reflusso gastroesofageo (11,8 milioni di italiani), quelli per il diabete (3,7 milioni di italiani) e gli antidepressivi (4 milioni).”

La Regione con il valore più alto di spesa lorda pro capite è stata la Campania con 199,9 euro pro capite, mentre il valore più basso si registra nella PA di Bolzano (113,4 euro pro capite), con una differenza tra le due Regioni del 76%. Sul lato dei consumi, la Regione che evidenzia i livelli più elevati è sempre la Campania con 1.334,3 DDD/1000 abitanti die, mentre i consumi più bassi si riscontrano nella PA di Bolzano (821,4 DDD/1000 abitanti die).

Si spende meno per gli antibiotici

Tra le categorie di farmaci a maggior spesa pubblica, tutte registrano un incremento rispetto all’anno precedente, ad eccezione degli antimicrobici per uso sistemico, attribuibile alla riduzione della spesa degli antibiotici in regime di assistenza convenzionata, e dei farmaci anti HCV acquistati dalle strutture sanitarie pubbliche.

Il caso vitamina D

Per quanto riguarda le categorie a maggior consumo, i maggiori incrementi sono stati registrati per i farmaci dell’apparato gastrointestinale e metabolismo, in particolar modo in regime di assistenza convenzionata, attribuibile all’aumento dei consumi della vitamina D e analoghi e degli inibitori di pompa protonica. Si riducono invece i consumi dei farmaci del sistema respiratorio, principalmente per effetto del decremento dei consumi dei farmaci per la Bpco e l’asma.

In un anno i consumi di vitamina D e analoghi sono aumentati di circa il 20% e un quinto della spesa (circa 70 milioni di euro) è stata sostenuta direttamente dai cittadini. “Questo incremento – scrive Aifa – è da attribuirsi alla diluizione degli effetti dell’applicazione della nota 96 e alla prescrizione inappropriata della vitamina D come protettivo anti-Covid”.

Sul punto è intervenuto Magrini durante la presentazione del rapporto Osmed, citando un ampio studio appena pubblicato sul The New England Journal of Medicine. “Uno studio molto importante – ha spiegato Magrini – il più ampio mai condotto”. Ha coinvolto “oltre 40mila persone”, indagando “sull’efficacia della vitamina D assunta per 5 anni” con l’obiettivo di incidere su un’ampia serie di parametri: fratture, massa ossea, massa adiposa, infarti, ictus, fibrillazione atriale, funzione cognitiva, tumori, ha elencato il dg Aifa. Un’integrazione a base di vitamina D “è purtroppo risultata priva di effetti utili da tutti i punti di vista”. Tanto che, in “un editoriale di accompagnamento” firmato da “alcuni noti studiosi di osteoporosi”, gli esperti concludono che “non si può più parlare di insufficienza di vitamina D se non in casi estremi – ha riportato Magrini – che non ha senso misurare i livelli ematici di vitamina D come si faceva e si fa, e che le persone dovrebbero smettere di assumere supplementi di vitamina D per prevenire malattie importanti o estendere la durata della vita”. Magrini ha quindi annunciato una “probabile revisione della Nota 96 che aveva già determinato un utilizzo più mirato di questo farmaco”, producendo “un risparmio di diverse decine di milioni l’anno”. Il dg auspica inoltre una “campagna di sensibilizzazione” e “nuovo un lavoro più stretto con le Regioni sull’ambito dell’appropriatezza”.

In pediatria

Tornando ai numeri di Osmed, il 35,1% della popolazione pediatrica ha ricevuto nel 2021 almeno una prescrizione di farmaci (il 53,8% dei bambini nella fascia di età prescolare). Rispetto all’anno 2020, si registra un incremento delle confezioni pro capite, concentrato nei bambini nei primi 5 anni di vita, mentre si riducono i consumi nei bambini in età scolare e negli adolescenti. I farmaci più prescritti restano gli antinfettivi per uso sistemico e quelli per l’apparato respiratorio; mentre i primi continuano a registrare una riduzione dei consumi, i farmaci dell’apparato respiratorio registrano una ripresa.

Classe C: 6,1 miliardi di spesa

Nel 2021 la spesa per farmaci di classe C a carico del cittadino ha raggiunto 6,1 miliardi di euro circa, con un incremento del 7% rispetto al 2020; di questi il 57% (3,5 miliardi) è relativo a farmaci con ricetta e il 43% (2,6 miliardi) a farmaci di automedicazione (Sop e Otc), comprensivi di quelli erogati negli esercizi commerciali. Le benzodiazepine, contraccettivi e farmaci utilizzati nella disfunzione erettile si confermano le categorie a maggiore spesa. Considerando solo i farmaci di automedicazione, i primi principi attivi per spesa sono diclofenac, ibuprofene e paracetamolo.

Medicinali a brevetto scaduto

Nel 2021 i farmaci a brevetto scaduto hanno costituito il 69,8% della spesa e l’86,0% dei consumi in regime di assistenza convenzionata di classe A. La quota percentuale dei farmaci equivalenti, a esclusione di quelli che hanno goduto di copertura brevettuale, ha rappresentato il 21,0% della spesa e il 29,6% dei consumi.

Per i biosimilari si confermano un aumento nel consumo delle specialità medicinali disponibili da più tempo e un trend positivo per i farmaci di più recente commercializzazione (anti-TNF-alfa, bevacizumab, rituximab, trastuzumab e teriparatide), sebbene sia rimasta una certa variabilità regionale per consumo e incidenza di spesa.

Farmaci orfani

La spesa dei farmaci orfani, comprensiva dell’acquisto da parte delle strutture sanitarie pubbliche e dell’erogazione in regime di assistenza convenzionata, ha fatto registrare nel 2021 un incremento del 9,4% rispetto al 2020, attestandosi al valore di 1,53 miliardi di euro, corrispondente al 6,4% della spesa farmaceutica a carico del Ssn.

Confronti internazionali

Da un confronto internazionale con dieci Paesi europei emerge come l’Italia, considerando sia i farmaci erogati in ambito territoriale sia quelli in ambito ospedaliero, abbia prezzi superiori solo alla Francia, al Portogallo e alla Polonia.

Lo stesso confronto, applicato ai farmaci a brevetto scaduto, conferma la bassa incidenza della spesa per i farmaci equivalenti rispetto agli altri Paesi europei, sebbene l’Italia sia al secondo e al primo posto nell’incidenza, rispettivamente, della spesa e del consumo di farmaci biosimilari.

Tag: Aifa / OsMed /

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