Antibioticoresistenza: Italia ancora lontana dall’uso appropriato di antibiotici e dal fronteggiare il fenomeno

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Pubblicato il: 17 Novembre 2023|

Non si arresta in Italia il consumo degli antibiotici sistemici, che anzi, secondo gli ultimi dati dell’Agenzia italiana del farmaco (Aifa), nel 2022 hanno registrato un +24% rispetto al 2021. Nel dettaglio, come ha evidenziato il ministro della Salute Orazio Schillaci nel suo intervento alla presentazione della Giornata europea e settimana mondiale per l’uso prudente degli antibiotici, dai dati della Tessera sanitaria si stima che nel 2022, tre persone su dieci hanno ricevuto almeno una prescrizione di antibiotici, con livelli d’uso più elevati nei bambini fino a 4 anni di età e nelle persone con più di 75 anni.

Promuovere un uso appropriato

“Questo – ha aggiunto il ministro lanciando la campagna di informazione e sensibilizzazione contro l’antibioticoresistenza realizzata da Aifa e ministero della Salute – fa capire quanto sia urgente promuovere un uso appropriato degli antibiotici, facendo leva sulla corretta informazione, sulla responsabilità individuale e sul miglioramento dell’appropriatezza prescrittiva. L’uso eccessivo e improprio di antibiotici in ambito umano, veterinario e zootecnico, insieme alla diffusione purtroppo ancora elevata dalle infezioni correlate all’assistenza sanitaria, sono i principali fattori alla base dello sviluppo dell’antimicrobicoresistenza”.

Ancora troppi decessi

L’antimicrobicoresistenza ogni anno causa 35mila decessi in Europa e circa 11 mila in Italia, agli ultimi posti superata solo dalla Grecia.  “Una pandemia silente” per cui occorre individuare sempre nuove molecole e antibiotici. Ma l’antibioticoresistenza, ha avvertito Sandra Gallina, direttore generale Salute e Sicurezza alimentare della Commissione Ue, durante il convegno, “ha anche un costo enorme: 11,7 mld l’anno per le spese supplementari e mancata attività lavorativa. Dunque, c’è un imperativo scientifico a combattere il fenomeno ma anche un imperativo economico poiché la resistenza microbica non è più affrontabile dai nostri sistemi”.

Eppure, ha spiegato, “gli studi mostrano che se noi investissimo 3,40 euro procapite per la lotta alla resistenza microbica, si potrebbero evitare 600mila nuove infezioni e risparmiare 2,5 miliardi di euro per i nostri sistemi sanitari. Per ogni euro investito in Ue per contrastare il fenomeno, inoltre, se ne ricavano 3 di rendimento”.

Le azioni per contrastare il fenomeno in Italia

Per fronteggiare il problema, in Italia da una parte, l’Istituto superiore di sanità (Iss) sta “supportando le regioni, il ministero, le istituzioni con la sorveglianza e con i suoi laboratori per la caratterizzazione dei patogeni e aiutando ad affrontare il problema con la ricerca di base applicata” come ha ricordato Rocco Bellantone, commissario straordinario dell’Iss.

Il Pncar 2022-25

Sull’altro fronte il ministero della Salute ha varato il Piano nazionale di contrasto all’antibiotico-resistenza 2022-2025. I cui tre pilastri sono la sorveglianza, la prevenzione delle infezioni e l’uso corretto degli antibiotici.

Continua Schillaci: “La strategia che seguiamo è articolata su più fronti. Tra questi, c’è il rafforzamento della prevenzione e della sorveglianza delle infezioni correlate all’assistenza in ambito ospedaliero e comunitario. Per contrastarle è fondamentale ridurre il numero complessivo delle infezioni, anche puntando ovviamente sulle vaccinazioni. A tale riguardo siamo impegnati sia nella promozione attiva delle vaccinazioni che nel sostegno allo sviluppo di vaccini contro ceppi batterici resistenti. Però credo che un ruolo fondamentale spetti all’innovazione e alla ricerca, in ogni ambito: nella prevenzione, nella diagnosi e nella terapia delle infezioni resistenti agli antibiotici”.

Formazione e informazione

Fattori irrinunciabile secondo il ministro sono poi una formazione adeguata degli operatori sanitari e l’empowerment del cittadino, per promuovere un uso appropriato degli antibiotici. “È importante – conclude – che i programmi di formazione continua e i curricula includano anche una formazione intersettoriale obbligatoria sulla prevenzione e controllo delle infezioni, sui rischi ambientali e sulla biosicurezza che sono tutti associati all’antimicrobico resistenza. Su questo obiettivo è concentrato il Piano straordinario di formazione sulle infezioni ospedaliere che stiamo portando avanti nell’ambito del Pnrr”.

Educare i medici di base

Un ruolo fondamentale nella lotta all’antibioticoresistenza lo hanno i anche e soprattutto i medici di famiglia che da soli sono responsabili dell’80% dell’inappropriatezza prescrittiva in relazione all’uso degli antibiotici. “Bisogna insistere sulla formazione dei medici e probabilmente bisognerebbe pensare ad una materia specifica nelle nostre facoltà di medicina” ha commentato Francesco Vaia direttore della Prevenzione del ministero della Salute, intervenuto al convegno.

Un mercato complesso

Sul fronte della ricerca Vaia ammette che è stato fatto ancora troppo poco. Precisa: “Basta pensare che oggi quasi ogni antibiotico in uso è basato su una scoperta fatta più di 35 anni fa. Ed ancora: dal 2017 sono stati approvati 12 antibiotici, 10 dei quali appartengono a classi per le quali esistono già meccanismi di resistenza antibiotica. Va inoltre considerato, che la resistenza alla maggior parte dei nuovi agenti compare già dopo 2-3 anni dall’immissione in commercio e attualmente sono necessaria 10 e 15 anni per passare dalla fase preclinica a quella clinica”.

Nuovi modelli di finanziamento

Per questo Vaia ritiene che la nostra ricerca debba essere aiutata con nuovi modelli di finanziamento: “Dobbiamo rivoltare completamente la gestione della ricerca nel nostro ministero, che deve essere più innovativa e dialogante con gli stakeholder” conclude. “Non facciamo quasi mai a meno del privato e penso che oggi siamo in grado di consentire l’accesso del privato nella ricerca in maniera trasparente per incentivarla in modo determinante”.

I numeri della R&S

Sul tema della ricerca si è espresso anche Marcello Cattani, Presidente di Farmindustria, in occasione della Giornata europea di domani nell’ambito della World Amr awareness week promossa dall’Organizzazione mondiale della sanità. “Sono 300 i farmaci e 150 i vaccini in sviluppo nel mondo per combattere le infezioni batteriche resistenti. Risultati importanti della R&S ma rimane ancora molto da fare. L’Amr è un fenomeno che ha effetti devastanti. Anzitutto per la salute e un impatto per l’economia mondiale di 100 trilioni di dollari entro il 2050”.

Un impatto economico che per le infezioni correlate all’assistenza in generale nella nostra Nazione è stato stimato, nel 2019, di 285 milioni di euro su un totale di 858 milioni di euro, come ricorda ancora Cattani, secondo un recente studio del Ceis Tor Vergata.

Cosa manca

Conclude il presidente: “Ecco perché è sempre più necessaria una risposta globale e determinata per definire con la massima urgenza strumenti dedicati di incentivazione alla ricerca e di accesso prioritario ‘a tempo zero’. L’Europa e la Commissione Ue non possono perdere questa sfida a causa di immobilismo, assenza di visione strategica o incapacità di connettere il valore della ricerca alla dimensione della competizione globale per gli investimenti e le competenze scientifiche e tecnologiche, attraverso policy moderne, flessibili ed efficaci. Tutto questo ancora non c’è”. Commissione europea che proprio in occasione della giornata mondiale di sensibilizzazione sull’antibioticoresistenza ha chiesto un’azione urgente per combattere il fenomeno.

Tag: Aifa / AMR / antibiotici / antibioticoresistenza / farmindustria / orazio schillaci / uso appropriato di antibiotici /

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