Brexit e medical device, pure l’Australia si muove per limitare i danni

Pubblicato il: 15 Marzo 2019|

Anche l’Australia si sta adoperando per ammortizzare l’impatto di Brexit. La notizia arriva da oltreoceano e tra le righe si legge che l’uscita del Regno Unito dall’Europa non riguarda solo l’Ue, ma tutto il mondo. Intanto da Westminster arrivano notizie ambigue. Il parlamento ha rigettato l’opzione no-deal con Bruxelles, ma ha accordato un prolungamento dell’addio oltre al 29 marzo, lasciando spiragli di nuove intese con le istituzioni comunitarie.

L’Australia

Anche se al momento tutti gli scenari sono aperti, Canberra è pronta per il “worst cas scenario”, ossia la dipartita britannica senza accordo. Al momento, fa sapere l’agenzia australiana Tga, si continuerà a riconoscere la conformità degli enti notificatori britannici per quanto riguarda i dispositivi medici che sono iscritti all’interno dell’Australian register of therapeutic goods (Artg) o per nuove richieste di Aic. Non è una cosa da poco. Infatti in Australia possono essere commercializzati dispositivi a marchio Ce notificati in Gran Bretagna e soggetti alla regolamentazione dell’ente regolatorio britannico (Mhra). Questo perché a inizio 2019 Londra e Canberra hanno stretto un patto di mutuo riconoscimento sulla validità dei certificati trasmessi tra i due Paesi proprio in vista del no-deal. Qualora invece il divorzio dovesse essere consenziente, l’attività degli organismi notificatori inglesi potranno continuare a operare nei confronti dell’Australia fino al 2020.

Caos Westminster

Intanto il Parlamento ha rigettato l’opzione no-deal con l’Ue e ha richiesto l’estensione dell’attivazione dell’articolo 50. In sostanza i parlamentari della Camera dei Comuni vorrebbero posticipare l’uscita dall’Europa e avere margine ulteriore per trattare. Si potrebbe addirittura andare oltre le elezioni europee di maggio a cui l’Inghilterra avrebbe diritto di partecipare. Ma qui sorge un altro problema ovvero la ripartizione dei seggi dei deputati inglesi dopo l’elezione una volta che vi sarà il divorzio finale tra qualche mese. Al di là degli aspetti politici, comunque, per l’healthcare questo significa respirare un po’. La farmindustria inglese plaude alla scelta del Parlamento e si guadagnano settimane se non mesi per rodare i meccanismi di gestione delle frontiere. La parola ora passa al Consiglio europeo sede in cui, probabilmente, l’Italia voterà a favore della proroga.

Tag: Brexit / Ue / Uk /

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