Cardiochirurgia: le indicazioni di Agenas e Centro nazionale sangue per ridurre le trasfusioni evitabili

trasfusioni sangue
Pubblicato il: 9 Luglio 2026|

Ridurre le trasfusioni evitabili, migliorare gli esiti clinici dei pazienti e ottimizzare l’impiego di una risorsa limitata come il sangue. Sono questi gli obiettivi del nuovo position paper sul patient blood management (Pbm) in cardiochirurgia, pubblicato dall’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (Agenas) e dal Centro nazionale sangue (Cns).

Il documento analizza il livello di applicazione del modello nei centri italiani di cardiochirurgia e mette in relazione l’adozione delle strategie di Pbm con il consumo di emocomponenti, confermando i benefici di un approccio strutturato e multidisciplinare.

Lo studio

Il position paper nasce da un progetto sviluppato in due fasi. La prima ha previsto una survey nazionale composta da 16 quesiti, finalizzata a valutare il grado di implementazione delle strategie di Pbm nei centri italiani di cardiochirurgia. L’indagine ha preso in esame aspetti organizzativi e clinici: tra cui la gestione dell’anemia preoperatoria, le strategie di contenimento del sanguinamento, il recupero intraoperatorio del sangue e i criteri di appropriatezza trasfusionale.

La seconda fase ha correlato il livello di aderenza al Pbm con il consumo medio di globuli rossi e plasma in quattro differenti tipologie di intervento cardiochirurgico, utilizzando i dati del triennio 2020-2022 e distinguendo tra procedure programmate e interventi urgenti.

L’analisi evidenzia una diffusione ormai consolidata delle strategie di patient blood management nei centri italiani, pur con differenze nei livelli di implementazione tra le diverse strutture. I dati mostrano che una maggiore aderenza al modello è associata a un minore utilizzo di emocomponenti, soprattutto negli interventi programmati.

Anche nelle procedure urgenti, caratterizzate da una maggiore complessità clinica, il Pbm contribuisce a contenere la variabilità delle pratiche trasfusionali e a favorire un impiego più appropriato del sangue.

Il ruolo della gestione preoperatoria

Tra gli elementi ritenuti determinanti dal documento emerge la gestione della fase preoperatoria. La diagnosi precoce e il trattamento dell’anemia, insieme alla correzione delle eventuali carenze di ferro e alla pianificazione dell’intervento, rappresentano strumenti fondamentali per ridurre il rischio di trasfusioni e migliorare gli esiti della chirurgia.

Il position paper richiama inoltre l’importanza delle strategie di prevenzione del sanguinamento perioperatorio e dell’impiego di tecniche di recupero del sangue, considerate componenti essenziali di un percorso di Pbm efficace.

L’impatto organizzativo

Oltre ai benefici clinici, il documento sottolinea il valore organizzativo del Pbm. Un utilizzo più appropriato degli emocomponenti può infatti contribuire a migliorare l’efficienza del percorso assistenziale, riducendo il consumo di sangue, la variabilità delle pratiche trasfusionali e (almeno potenzialmente) la durata della degenza e i costi correlati all’assistenza.

Secondo Agenas e Centro nazionale sangue, questi risultati rafforzano la necessità di proseguire nell’implementazione del Pbm attraverso percorsi condivisi tra cardiochirurghi, anestesisti, specialisti in medicina trasfusionale e tutte le figure coinvolte nella gestione perioperatoria del paziente.

Tag: cardiochirurgia / donazione di sangue / donazione plasma / trasfusioni /

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