Carenze i farmaci, Di Giorgio (Aifa): distinguiamo tra quelle reali e profezie autoavverantesi

Pubblicato il: 30 Settembre 2022|

Non c’è una “hit parade” di farmaci carenti. Ci sono emergenze reali, legate alla difficoltà di approvvigionamento e quelle amplificate dai social. Domenico Di Giorgio, direttore dell’area Ispezioni e certificazioni dell’Agenzia italiana del farmaco che si occupa proprio di questi aspetti parla all’Adnkronos Salute delle azioni messe in campo da Aifa per contrastare le carenze. 

Le fake news durante la pandemia

Nel 2020, nel pieno dell’emergenza Covid-19 si sono diffuse molte notizie sui farmaci che potenzialmente proteggevano o curavano dal virus che hanno innescato la corsa all’acquisto. È stato il caso dell’idrossiclorochina, arrivata sotto i riflettori come potenziale arma contro un virus c(i trial clinici poi non confermeranno l’ipotesi). “Il rapporto sull’uso di farmaci durante l’epidemia di Covid-19, pubblicato nel 2020 dall’Aifa, rileva in quel periodo un incremento di oltre il 4.000% per le acquisizioni di idrossiclorochina negli ospedali italiani. Sull’onda del passaparola sui social parte anche la corsa agli acquisti privati. Il boom di domanda rischia di mandare in tilt il sistema. L’Agenzia italiana del farmaco riceve l’alert, attiva sistemi di controllo della consegna per i pazienti che hanno bisogno del farmaco per l’artrite reumatoide. In parallelo, però, vanno supportare le Regioni che vogliono usare l’idrossiclorochina per la terapia domiciliare”, racconta Di Giorgio.  

Le soluzioni dell’Aifa

La priorità è stata proteggere i pazienti che avevano davvero bisogno del farmaco perciò sono state recuperate circa 10 milioni di unità di donazioni, aggiunge Di Giorgio, e “con la tracciatura delle consegne abbiamo organizzato, inizialmente con la Liguria e poi con altre Regioni, dei meccanismi di consegna per la terapia domiciliare per il periodo in cui il farmaco sembrava utile per Covid. Queste storie ora sono dimenticate, ma sono emblematiche di come si può generare un’allarme carenza e cosa bisogna fare per sventarla o limitarne l’impatto”. 

Problemi aziendali

L’ultima emergenza gestita è stata quella per Micropam, farmaco a base di diazepam utilizzato per il trattamento dell’epilessia nei bimbi, reduce da mesi di carenza. Uno dei pochi casi in cui l’Italia ha fatto ricorso al blocco dell’export. “Il farmaco è rientrato sul mercato dopo una carenza abbastanza lunga – spiega il dirigente Aifa all’Adnkronos Salute – e ci sono state 2-3 settimane in cui si dovevano riempire le tubazioni e in questo periodo è stato bloccato l’export per evitare qualsiasi perdita che allunghi i tempi di ripristino della catena. Ma sono eccezioni”. La carenza di Micropam era legata a un problema specifico dell’azienda ma la difficoltà nasceva dal fatto che non ci sono alternative. “Le terapie dell’epilessia sono critiche perché uno shift da un prodotto all’altro non è qualcosa di banale. La carenza diventa quindi una tema di salute pubblica. Per far fronte abbiamo messo in piedi le produzioni galeniche e una serie di altri strumenti, abbiamo fatto tanto lavoro insieme ai clinici, alla Lice, (la Lega italiana contro l’epilessia) d’intesa con i preparatori galenici. Per ogni caso specifico abbiamo un network nel quale costruiamo le soluzioni. Anche se fa meno notizia, l’Italia è avanti su questo fronte. E in queste situazioni è cruciale anche far arrivare l’informazione fino al paziente, al clinico, alle farmacie. Tutti devono sapere cosa è opportuno fare e dove indirizzare il paziente”, continua Di Giorgio. 

Tam tam sui social

Ci sono poi quelle che potremmo definire le “profezie autoavverantesi”, quando si diffonde un allarme su un farmaco, poi la gente corre in farmacia a comprarlo perché ha paura e il medicinale diventa carente davvero. È successo anche qualche anno fa con il Questran, farmaco usato da pazienti con malattia di Crohn e di recente con l’ibuprofene. I social hanno un effetto amplificatore.  

Le linee guida sulle carenze

 Nella lista degli alert gestiti dall’Aifa c’è anche il caso immunoglobuline. Nel 2020 uno dei problemi è stato che si era ridotta la raccolta di sangue e si sapeva che in prospettiva sarebbero venute a mancare le immunoglobuline. È stato fatto un lavoro per evitare che succedesse, insieme con le Regioni, con il Centro nazionale sangue, con tutta la rete comprese le associazioni pazienti e i clinici sono stati sviluppati strumenti di prevenzione. “Abbiamo condiviso e pubblicato linee guida per l’ottimizzazione dell’uso delle immunoglobuline, che servivano a razionalizzare i consumi. Se il prodotto rischia di mancare, occorre riorientare per tempo i consumi per evitare che si generi un problema. Se un prodotto ha un’alternativa, indirizziamo i clinici verso l’alternativa”, aggiunge Di Giorgio. Queste linee guida hanno poi alimentato una Joint action europea sulle carenze e l’Italia è alla guida di 24 Paesi per un’attività, che partirà il prossimo gennaio, finanziata dalla Commissione europea, per ridurre l’impatto delle carenze. “La strada per affrontarle non è quella del blocco ma quella della solidarietà globale, che ha funzionato benissimo durante il 2020, e credo che come challenge test non ce ne possa essere uno peggiore”, aggiunge Di Giorgio. 

Difficoltà di approvvigionamento

Sempre nel 2020, si è dovuta recuperare la clorochina in Bangladesh e in Giappone l’Avigan, antivirale di cui tutti parlavano nel vortice dell’infodemia e della caccia a terapie possibili. C’è stata poi la carenza di tocilizumab, anticorpo monoclonale approvato per l’utilizzo in diverse malattie reumatiche e usato per pazienti Covid. Un altro alert c’è stato sugli anestetici e poi la mancanza di ossigeno nel pieno del picco pandemico. “Era un problema logistico, di approvvigionamento di bombole in una regione d’Italia in particolare. Abbiamo fatto in modo che il problema rientrasse coprendo con altre Regioni, lavorando d’intesa coi produttori di gas, con Federfarma, con i tecnici, con chi le bombole le riceve e le restituisce”, racconta il dirigente Aifa.  

Tag: Aifa / carenze farmaci / covid-19 / domenico di giorgio /

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