Cicchetti (ministero della Salute): “Entro fine anno un piano nazionale per arginare la migrazione sanitaria”

“Stiamo lavorando a un nuovo Piano sanitario nazionale che contempli il rafforzamento e l’ampliamento di alcuni grandi ospedali anche nel Sud Italia. Vogliamo ridurre i divari di salute, ma per raggiungere questo obiettivo è necessario governare a livello centrale alcuni nodi”.
Senza alcun riferimento esplicito alla legge sull’autonomia differenziata che secondo molti analisti rischia di ampliare le disuguaglianze sanitarie già significative nel nostro Paese, il direttore generale della programmazione sanitaria del ministero della Salute Americo Cicchetti ha anticipato una delle grandi sfide (assieme all’entrata in vigore dei Livelli essenziali di assistenza e all’abbattimento delle liste di attesa) che attendono i vertici della sanità nazionale.
Inevitabile, vista la situazione attuale, dover partire dal riequilibrio delle risorse e dei servizi.
Un Piano nazionale per ridurre le disuguaglianze sanitarie
“I grandi ospedali – è quanto spiegato dall’economista sanitario in un’intervista a Il Sole 24 Ore – trattano i casi più complessi. Quella verso di loro è spesso dunque una mobilità fisiologica: se per una determinata patologia quella cura viene garantita soltanto in 4-5 strutture in Italia, è naturale che i pazienti vadano a bussare lì”.
Meno naturale è invece l’iniqua distribuzione di questi centri, che secondo la graduatoria stilata dal quotidiano economico-finanziario (considerando due indicatori: il peso medio della casistica dei Drg e la mobilità sanitaria attiva) sono perlopiù al Centro-Nord.
Nelle prime venti posizioni, infatti, si ritrovano soltanto due strutture del Mezzogiorno: l’azienda ospedaliera die Colli (Napoli) e l’Irccs Casa Sollievo della Sofferenza (San Giovanni Rotondo, Foggia).
“Per ridurre i divari – ha aggiunto Cicchetti – occorre puntare su equità ed eguaglianza di accesso alle cure. Una priorità che proveremo a perseguire con il nuovo Piano sanitario nazionale, che contiamo di approvare a fine anno in modo da agganciarlo alla legge di bilancio per il reperimento delle risorse”.
Verso un fondo ad hoc per sostenere la (inevitabile) migrazione sanitaria
Tra gli interventi previsti, ne spiccano due in particolare: un fondo nazionale per gestire l’inevitabile mobilità sanitaria (che al momento costa alle Regioni del Sud oltre tre miliardi di euro all’anno) e il consolidamento di una rete dei servizi rivolti ai pazienti alle prese con una malattia rara.
“Non possiamo pensare che i centri per la diagnosi e la cura di alcune malattie, non soltanto rare, siano ovunque. Per questo puntiamo a supportare chi dovrà necessariamente spostarsi, attraverso un fondo simile a quello gestito dall’Agenzia italiana del farmaco per i farmaci innovativi. Vogliamo anche puntare a i criteri di allocazione delle risorse più equi”.


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